700 anni fa moriva Dante Alighieri

1321 – 2021: ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri e l’anno sarà sicuramente dedicato a innumerevoli celebrazioni di quello che spesso viene citato come l’inventore della lingua italiana. Di nome Durante, resta nella storia con il nome abbreviato in Dante. A Firenze in quel periodo era cosa comune abbreviare con diminutivi i nomi e cognomi. Di famiglia benestante, perse presto la madre, e il padre – prestasoldi e usuraio – lo incoraggiò invano ad intraprendere una attività remunerativa. Contrariato quest’ultimo, ma non sapendo la traccia che quel giovane appassionatissimo alla filosofia e alla letteratura avrebbe lasciato per sempre nella Storia.

Della nascita a Firenze siamo certi, come dal XXIII canto dell’Inferno I’ fui nato e cresciuto sovra ‘l bel fiume d’Arno e anche nel De vulgari eloquientia lo confermò.

Così lo descrisse Boccaccio

Nel suo trattatello in laude di Dante il Boccaccio ne fece questa descrizione del viso: “Ebbe il volto lungo e il naso aquilino, le mascelle grandi e il labbro sotto proteso tanto, che alquanto quel di sopra avanzava.” Fu uomo politico ma anche d’azione e prese parte alla battaglia di Campaldino, nel 1289. L’ undici di giugno di quell’anno, giorno di San Barnaba, fra i feditori, coloro che occupavano le prime linee negli scontri frontali col nemico, c’era lui, come ci ricorda Leonardo Bruni, nella sua “Vita di Dante”, una biografia del 1436, una delle prime dedicate al divino poeta. Sempre grazie a questo biografo veniamo a sapere che quest’ultimo si dilettava anche nel disegno.

Bice Portinari

A diciotto anni il primo sonetto dedicato a Beatrice (Bice Portinari), conosciuta a nove anni, una figura di donna che ricorrerà continuamente nelle sue opere. Convogliò a nozze con una abbiente nobile fiorentina, Gemma Donati, dalla quale ebbe quattro figli.

Poi il periodo maturo durante il quale, in alcuni brani del Convivio ripercorre la sua vita, anche se non in termini direttamente autobiografici:

 “… vedemo li parvuli desiderare massimamente un pomo;
e poi, più procedendo, desiderare uno augellino;
e poi, più oltre, desiderare bel vestimento;
e poi lo cavallo, e poi una donna.”

Guelfo bianco

Trascorse gli ultimi anni della sua vita, un lungo periodo dal 1302 al 1321 in esilio perché si rifiutò di pagare una multa inflittagli dai nuovi governanti di Firenze, che lo condannarono anche a morte. Fino al 1302 partecipò alla vita politica della sua città quale rappresentante dei guelfi bianchi, che all’epoca si opponevano al Papa. Fervente sostenitore di una Monarchia, una Monarchia universale, tratteggiò in tutte le sue opere i mali dell’Italia nella mancanza di unione e unità e nei continui disordini che l’affliggevano. Durante l’esilio, periodi bui anche dal punto di vista economico. In una lettera in questo periodo lamentò di essere caduto in disgrazia.

De vulgari eloquentia

La Divina Commedia, nella sua complessità, troneggia sulle altre opere, ma la preoccupazione principale di Dante nel corso della sua vita fu di trovare una lingua poetica che fosse al di sopra di quella terrena, in un’epoca di grandi fermenti stilnovisti, di strade segnate anche da altri, come il Guinizzelli, il Petrarca, il Boccaccio. Il manifesto di quanto stava per nascere fu De vulgari eloquentia, in cui ben si iniziano a leggere quali saranno gli stilemi di questa lingua. Ancora oggi della “Commedia” stupisce l’organizzazione della trama in sezioni e sottosezioni, con profusione di richiami di storia antica. Nell’ambito dello svolgersi del racconto, in quest’opera sono frequenti gli svenimenti e le perdite dei sensi da parte del protagonista, il che ha fatto più volte ipotizzare che Dante fosse affetto da epilessia. In modo sornione spesso sistemò personaggi storici nel girone a suo avviso più consono. Lo fece con il papa Bonifacio VIII, collocato nell’Inferno e con altri. Opera, la “Commedia” rimasta incompiuta per il sopraggiungere della morte.

In verità il testo originale dell’opera non è mai stato reperito. Le stesure di cui disponiamo provengono da manoscritti dei due secoli successivi a Dante. Inizialmente il titolo era semplicemente Comedia; l’aggettivo Divina venne aggiunto successivamente, probabilmente su un giudizio espresso da Giovanni Boccaccio.

La poetica di Dante

La poetica di Dante, influenzata fortemente dalla letteratura provenzale dell’epoca e da vari autori della corte di Federico II di Svevia della scuola siciliana, prese il volo in piena autonomia con la Vita Nova dove in modo disinvolto e mai visto nella storia della letteratura del tempo, Dante fece nascere una commistione spontanea fra prosa e poesia. Nacque così il dolce stilnovo, una forma letteraria originale che riprende i canti dei trovatori provenzali. L’esperienza erotico-amorosa prende, in questa opera per la prima volta della parola scritta, il volo verso una forma di eternità assoluta.

Il gioco è presente continuamente nella poetica dantesca. Una straordinaria capacità visiva veniva sicuramente accostata a racconti raccolti da pellegrini e gli consentiva di dare descrizione di  luoghi nei quali non risulta sia mai stato. Descrizioni accurate, progettate in relazioni a volte di estrema complessità, con molteplici riferimenti storici e/o mitologici.

Iniziò così un pellegrinaggio verso varie corti. Le tappe più significative di questi spostamenti furono Verona, Padova e poi Ravenna, dove si spense nel settembre 1321 e dove ancora oggi vengono custodite le reliquie del poeta, fra molte dispute con i fiorentini che le reclamano. L’età di Dante alla morte, i 56 anni, ci viene a conoscenza da un certo ser Piero, a Ravenna confidente e servitore del poeta, il quale confidò a Boccaccio che Dante, a letto malato in attesa di morire nell’anno 1321 gli aveva detto di aver compiuto 56 anni a maggio.

Dante ha catalizzato nel corso dei secoli gli interessi dei circoli culturali e letterari di tutto il mondo, ma giova ricordare che, primo a porre l’attenzione su questo straordinario artista fu un tedesco, Johan Heinrich Friedrich Karl Witte (1800-1883), il quale si dedicò anima e corpo allo studio dell’opera di questo italiano, fondando la prima società dedicata a Dante Alighieri nel mondo. Solo nel 1888 in Italia venne fondata una associazione di studi di Dante Alighierii. Ancora oggi in Germania non è infrequente trovare studenti che conoscono brani a memoria dello scrittore fiorentino.

Mauro salucci

SALUCCI  SUL WEB
Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici. Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova.

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