Vaccinazioni anti-Covid a parenti e amici fuori lista, il sindacato della Finanza: “Chiediamo rigore e chiarezza”

Tante le persone vaccinate che non rientrano nel piano, mentre gli operatori delle forze dell’ordine dovranno aspettare almeno fino a primavera. In corso un’indagine del NAS

Roma – Arriva forte e chiara la denuncia del Sindacato di Base del Comparto Sicurezza Finanzieri, il SIBAS, che rimarca le notizie circolate in questi giorni su alcune strutture pubbliche che avrebbero effettuato vaccinazioni anti-Covid a parenti, amici, e conoscenti del personale sanitario e dunque non categorie a rischio come invece prevederebbe il programma della campagna vaccinale.
Di più: alcune dosi di vaccino, addirittura e incredibilmente, sarebbero state buttate perché non ulteriormente conservabili una volta sottratte alla catena del freddo.

Circa centomila i fuori lista

Secondo i dati aggiornati del Ministero della Salute, alle 10e28 di stamattina gli italiani vaccinati erano 800.730 ma circa 100.000 di queste dosi già somministrate sarebbero state effettuate appunto fuori lista. E su  questo stanno indagando i carabinieri del NAS che in diverse Regioni hanno acquisito l’elenco dei vaccinandi per verificare se ci siano stati abusi nella compilazione.
“Tutto ciò mentre da circa un anno qualche centinaio di migliaia di operatori delle forze di polizia si misura con l’emergenza sanitaria senza mai risparmiarsi, spesso acquistando personalmente i dispositivi di protezione individuale e operando sul campo, in circostanze di forte pericolo, senza mai eccepire il rischio di contagio”, accusa il SIBAS rimarcando anche che, “da piano vaccinale, le lavoratrici e i lavoratori del Comparto Sicurezza potranno fruire della vaccinazione non prima della tarda primavera se non addirittura in estate”.

Eppure il prezzo pagato dagli operatori della sicurezza, anche in questa emergenza, è stato ed è altissimo. Scrive il Sindacato che “sono migliaia i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri che si sono contagiati durante l’espletamento del servizio e numerosissimi i casi di decesso conseguenti”. Per questo, conclude il SIBAS “chiediamo alle autorità sanitarie preposte che questa situazione venga gestita con maggiore rigore e chiarezza per tutti i lavoratori esposti ai fattori di rischio, in ogni ambito lavorativo”.

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