“Cosa Nostra”, omicidio Costanza: arrestato dopo 20 anni il nipote del boss Peppino Farinella

L’omicidio era avvenuto nel 2001, l’arresto grazie alla confessione di un collaboratore di gustizia

Messina – Nella serata di ieri, la Polizia di Stato di Messina ha arrestato Domenico Virga elemento di spicco di “Cosa Nostra” considerato uomo influente del mandamento di San Mauro Castelverde. Virga è ritenuto responsabile, quale mandante, dell’omicidio di Francesco Costanza, un malavitoso che gravitava negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, ucciso nella strada tra San Fratello e Acquedolci nel settembre del 2001 a colpi di arma da fuoco, esplosi con una pistola calibro  7,65, e successivamente finito a colpi di pietra alla testa.

La svolta delle indagini sull’omicidio è arrivata dopo le recentissime  dichiarazioni dal carcere del collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, “U muzzuni”, esponente della famiglia mafiosa “dei batanesi”, riconducibile a “Cosa Nostra”. Barbagiovanni, in relazione all’omicidio di Francesco Costanza, ha fornito una precisa descrizione del contesto in cui è maturato e delle efferate modalità di esecuzione, autoaccusandosi dell’omicidio. Secondo il collaboratore, a commettere l’omicidio furono lui stesso e Sergio Costanzo, che morì nel 2010 in un agguato nelle campagne di  Centuripe (EN).

L’errore fatale è stato uno sgarro

Il movente dell’omicidio sarebbe riconducibile a un grave errore di valutazione nell’effettuare un’estorsione. Costanza, infatti, chiese del denaro a ditte impegnate in lavori  tra le province palermitana e messinese. Alcune di queste aziende erano riconducibili  all’imprenditore Michele Aiello di Bagheria (PA), ritenuto vicinissimo al capo dei capi, Bernardo Provenzano.

Le lamentele arrivarono fino a Provenzano

Costanza, cercò di estorcere denaro all’imprenditore di Bagheria nonostante  fosse già “a posto”. Le lamentele Di Michele Aiello arrivarono fino a Antonino Giuffrè, “Manuzza”, elemento di assoluto rilievo di Cosa Nostra palermitana, già capo mandamento di Caccamo e vicinissimo a Bernardo Provenzano. E così Virga mise a posto le cose con l’omicidio di Costanza.

Le famiglie decisero per l’esecuzione di Costanza

L’esecuzione fu decisa in una riunione alla quale  presero parte elementi di assoluto rilievo delle famiglie mafiose che operavano nella zona di confine tra le province di Palermo e Messina.
Oltre a Viga, nipote del boss Peppino Farinella, erano presenti Sebastiano Ampulla, fratello del più noto Pietro, “artificiere” della strage di Capaci del ’92, Carmelo Bisognano e Carmelo Barbagiovanni.
L’omicidio di Costanza in altri termini, fu deliberato dai vertici di Cosa Nostra per punire uno “sgarro” imperdonabile e per rinsaldare i rapporti tra le medesime consorterie criminali.
Francesco Costanza aveva “disturbato” chi, per realizzare le strade interpoderali in agro di Mistretta, si era già messo in regola con le famiglie del posto.

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