Nostalgia canaglia

Quella festa del “Mondo Nuovo”

Avrebbe avuto il suo bel daffare uno psicologo qualunque, junghiano o freudiano che sia, a leggere e interpretare proprio ieri sera il post di Mario Tullo, ex deputato del Pd che delle trasformazioni PCI, PDS, DS, PD ha seguito un po’ tutte le tappe, dalla FGCI al parlamento passando attraverso il consiglio comunale e qualche segreteria in Salita San Leonardo. Un post con una cinquantina di immagini dedicate non a caso al prossimo centenario del PCI: “ Tra due giorni sarà il centenario del Partito Comunista Italiano. Nel 1989 si tenne a Genova la Festa Nazionale de l’Unità. Alcune foto”.

Un festival a suo modo storico, non a caso. Forse incautamente, oppure beffardamente intitolato “Festa del mondo nuovo”, con il cinquecentenario colombiano alle porte, un ponte in tubi Innocenti tutto illuminato come simbolo  del passaggio travagliato, e con una svolta. Quella della Bolognina con il segretario nazionale Achille Occhetto, l’uomo passato alla storia per l’ infausta “gioiosa macchina da guerra”. A quel tempo succeduto da poco più di un anno ad Alessandro Natta, messo frettolosamente in pensione per via di un leggero infarto. Comprensibile, visto che appena quattro anni prima Enrico Berlinguer era stato colpito da un ictus nel corso di un comizio a Padova ed era morto poco dopo.

Veltroni e Occhetto
Veltroni e Occhetto ai tempi del PCI

Liberaldemocrazia, il tallone d’Achille

Dal suo insediamento Occhetto con la sua giovane segreteria cerca di imprimere dei forti cambiamenti al partito. Tanto forti da spingere Armando Cossutta a vedere nel PCI un partito liberal-democratico.

E forse c’è qualche oscuro disegno della sorte anche nella morte del novantaseienne Emanuele Macaluso, proprio a cavallo fra le due giornate della conta. Quel Macaluso a lungo direttore de “L’Unita” e poi de “Il Riformista” che insieme ad Occhetto aveva contribuito alla svolta della Bolognina per aderire nel 1991 al Pds.

Con lo stesso Tullo che aveva commentato: “Caro Compagno Macaluso non è mai il momento per andarsene. E tu ci lasci in un momento grave in cui ancora ci sarebbe servito il tuo pensiero libero, profondo, combattente. Te ne vai a due giorni dal centenario a cui tenevi tanto. Siamo addolorati, più poveri, più soli. Con te se ne va un grande italiano. La terra ti sia lieve”. Poi, a concludere, una frase di Macaluso: “Essere di sinistra ha avuto un senso perché ha migliorato la vita a milioni di persone. Ne è valsa la pena”.

Il Var a Palazzo Madama

Insomma, tutto beffardo o soltanto simbolico, con quelle sedici astensioni dei senatori di Italia viva ripetute nell’aula di palazzo Madama. L’introduzione del Var nell’emiciclo del Senato per recuperare due voti di Alfonso Ciampolillo, detto Lello, senatore ritardatario, candidato dei pentastellati alla carica di sindaco di Bari, espulso dal partito al termine dell’istruttoria sui mancati rimborsi, distintosi, a suo tempo per le posizioni negazioniste in materia dell’abbattimento degli olivi colpiti da xylella e di Riccardo Nencini, senatore di Italia Viva, detentore del simbolo del Psi e fino all’ultimo ben coperto, nonostante le dichiarazioni della vigilia che lo annoveravano fra i “costruttori” o “muratori” che siano.

E poi la “calata” di Matteo Renzi a maramaldeggiare  a Porta a Porta. Matteo da Rignano, quello del Nazareno, quello che nel 2014, con il suo Governo che subentro’ a Letta – “ stai sereno Enrico “ n.d.r.- ando’ a suffragare il vaticinio di Cossutta che già tanto tempo fa vedeva nel PCI del cambiamento un partito liberal democratico.

Mario Tullo

Il fascino del “Come eravamo”

E allora capisco la nostalgia canaglia che deve aver soggiogato il mio amico social Mario Tullo e la voglia, intrisa nell’inquietudine, del rifugiarsi nel “Come eravamo”. Come siamo stati e come, forse, avremmo potuto essere. E comprendo quella cinquantina di immagini, con una folla plaudente, tante bandiere rosse, quel quartiere all’imbocco della Fiera e di fronte al Palasport su cui hanno iniziato a lavorare le ruspe, le mani dei semplici militanti che stringono quelle del segretario nazionale, attorniato dalla dirigenza locale, da Claudio Montaldo, da Graziano Mazzarello, da Claudio Burlando e tanti altri compagni del servizio d’ordine. E le focaccette di Crevari, le librerie itineranti.

Una sorta di parco dei divertimenti, di “Jurassic Park” che non esiste più. In cui ormai anche i vecchi dinosauri dei “caminetti”, prima totalmente renziani, poi per la maggior parte totalmente zingarettiani ed orlandiani, nonostante le mutazioni genetiche non esistono più. O forse hanno soltanto il timore di mostrarsi e comunicare. Con quel discorso di Achille – che Cossiga soprannominerà nel 1992 “Zombi con i baffi” – sull’alternativa di sinistra, con apertura esplicita ai valori democristiani di De Gasperi e richiamo alla questione morale di Berlinguer che contiene potenzialmente molte delle ragioni della crisi attuale della sinistra. Di quella sinistra che da lì a pochi giorni incapperà nella caduta del muro di Berlino.

Matteo Renzi

La situazione è grave ma non seria

E, insomma, fra immagini e discorsi, fra simbologia e non detto, c’è tutta la sintomatologia di un virus che non ci lascia più. Prima, seconda, terza e quarta ondata. E ancora quelle a venire nei prossimi giorni. Con gli spettacoli un po’ surreali dell’ennesimo salita al Colle e quelle appena viste e riviste degli emicicli. Fra “Polverini magiche”, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, “costruttori”, irresponsabilmente “responsabili”, “mastellatori” o “pastellatori” mestatori. Tutto fa brodo per superare una crisi al buio nel momento più buio della democrazia parlamentare alle prese con la pandemia.

Qualcuno diceva: “La situazione è grave, ma non seria”. Proprio così.

Nostalgia canaglia, per un mondo che non esiste più. Che ci limiteremo a celebrare, social o no. Ma superficialmente senza approfondire troppo. Per non farci troppo male.

Paolo De Totero

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