Vaccino anti-Covid, Cartabellotta: “Forniture ferme al palo, dare la priorità alle seconde dosi”

“Nel bel mezzo della crisi di Governo, stiamo attraversando una delle fasi più critiche della pandemia, tra revisioni al ribasso delle forniture vaccinali e nuove varianti”

Sulla base delle decisioni prese durante l’incontro di ieri tra Governo, Regioni e Commissario per l’emergenza, queste sono le forniture previste per il primo trimestre 2021: Pfizer-BioNTech si è impegnata a fornire 7,56 milioni di dosi, Moderna ha confermato la fornitura di 1,32 milioni di dosi previste dal piano vaccinale, AstraZeneca si è impegnata a consegnare 5,3 milioni di dosi, aumentate secondo quanto annunciato dalla Presidente della Commissione Europea Von der Leyen.

Complessivamente nel primo trimestre, considerando anche le 480.000 consegnate nel mese di dicembre 2020, si stima la disponibilità di 14,7 milioni di dosi (di cui già consegnate quasi 2,4 milioni) che permetterebbero di completare il ciclo vaccinale di 7,3 milioni di persone (circa 12% della popolazione), ma, in conseguenza dei ritardi nelle forniture, sarà impossibile somministrare tutte le dosi prima di fine aprile.

A che punto siamo oggi con le vaccinazioni?

Al 3 febbraio (aggiornamento ore 14.02) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 808.306 persone (1,36% della popolazione), con marcate differenze regionali: dallo 0,80% della Calabria all’1,89% dell’Emilia-Romagna. Inoltre, negli ultimi 12 giorni, a causa dei ritardi nelle consegne, sono state somministrate quasi esclusivamente seconde dosi. Complessivamente, il 71% delle dosi sono state destinate a “operatori sanitari e sociosanitari”, il 19% a “personale non sanitario”, il 9% a “personale ed ospiti delle RSA” e l’1% a “persone di età ≥80 anni” .

“È stato chiarito – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che il “personale non sanitario”, ufficialmente non previsto dal Piano vaccinale, include persone che a vario titolo lavorano nelle strutture ospedaliere e sanitarie. Ma, in assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale, in questa categoria possono confluire anche soggetti al momento esclusi dalle categorie prioritarie”.
Peraltro, rispetto alla media nazionale del 19%, dal database ufficiale risulta una notevole variabilità regionale: dal 2% dell’Umbria al 32% di Basilicata e Lombardia. La Fondazione Gimbe, al fine di sanare eventuali incongruenze, ribadisce l’invito a Regioni e Province Autonome a verificare ed eventualmente rettificare i dati trasmessi a livello centrale che alimentano la dashboard sui Report Vaccini Anti Covid-19.

“Nel bel mezzo della crisi di Governo – conclude Cartabellotta – stiamo attraversando una delle fasi più critiche della pandemia: da un lato l’inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, segnata da continue revisioni al ribasso delle forniture, dall’altro i primi segnali di aumento di circolazione del virus, indubbiamente sottostimata. Ma soprattutto incombe la minaccia delle nuove varianti, già sbarcate in Italia, che rischiano di far impennare la curva dei contagi. Nel frattempo, in un’Italia quasi tutta gialla ci si continua ad appellare, in maniera paternalistica, al buon senso dei cittadini che in realtà non fanno solo che adeguarsi a quanto permesso”.

Le schede regionali

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