Dopo 20 anni il Museo Nazionale dell’Emigrazione trova una sede. Sarà alla Commenda di Prè

La Cultura, a volte fa giri immensi e poi trova il suo spazio. Il progetto per il Museo dell’Emigrazione Italiana è nato nel 1999 e finalmente ha trovato casa a Genova, nella Commenda di Prè. Vi raccontiamo come è andata.

Genova – Nel 2022 Genova  avrà il suo Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana e sarà all’antica commenda di San Giovanni di Pré. Gli interventi per l’adeguamento funzionale e tecnologico dell’antico edificio situato in piazza della Commenda, nel cuore del centro storico genovese, sono appena partiti e costeranno circa 5,3 milioni di cui 300mila euro per la progettazione saranno sostenuti da Fondazione San Paolo, 3 milioni dal MIBACT, il Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, e 2 milioni dal Patto per Genova siglato tra Comune e Governo.

Storie di vita

Sarà un museo adatto alle scuole e alle famiglie, il percorso espositivo conterrà le storie di vita dei protagonisti dell’emigrazione, ci saranno le biografie, i diari, le lettere, le fotografie, tutte le testimonianze di chi partiva per cercare fortuna lontano da casa. Il MEI sarà una Ellis Island alla genovese la cui storia parte da lontano e precisamente dal 1999, quando l’allora sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Franco Danieli, progettò di dar vita a un museo dell’emigrazione nell’ambito della promozione della cultura italiana e degli italiani nel mondo. Da allora molti accadimenti si sono succeduti, Fivedabliu ha raccolto la testimonianza di chi, oltre a crederci fortemente, lo ha ideato e finalmente dopo più di vent’anni lo vedrà realizzato.

Franco Danieli con Nancy Pelosi

Onorevole Danieli, in questi giorni sono stati avviati i lavori alla Commenda di Genova per dare una sede definitiva al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI) di cui lei è stato il “padre”, cosa ne pensa del progetto?

Io lavorai all’idea di un museo dell’emigrazione italiana sin dalla mia prima volta al Ministero degli Esteri, nel lontano 1999; ci furono vari incontri, sia in Italia che durante le mie missioni all’estero, con i direttori dei vari musei sparsi nel mondo, ma con la fine della legislatura tutto si interruppe e nessuno ne parlò più. Riuscì in quel periodo però a realizzare la Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo ed il Primo incontro dei Parlamentari di origine italiana.

L’idea però ebbe una seconda chance…

Sì, da viceministro degli Esteri nel 2006 la ripresi e la resi operativa; tra le altre attività preparatorie, rilevante fu un convegno del 26 ottobre 2007 al Mae che, attraverso un esame comparato delle esperienze similari all’estero, definì le linee progettuali del museo nazionale. Fu poi istituito con il decreto del Ministro degli Esteri n. 300/2 del 23 gennaio 2008, il Comitato Scientifico composto dalle più autorevoli personalità del settore e fu stanziata una dotazione di 2,8 milioni di euro.

E come si arrivò alla realizzazione concreta presso il Vittoriano?

Si arrivò male ed in maniera “inelegante”. Dopo la fine del II Governo Prodi, il mio successore al Mae, nel IV Governo Berlusconi, che si occupava con competenza di Africa, ebbe anche la delega agli italiani nel mondo di cui aveva scarsa conoscenza e cercò di utilizzare pro domo sua quanto ereditato.

Molti componenti del Comitato Scientifico con una lettera del 2 dicembre 2008 rassegnarono le dimissioni sottolineando tra l’altro: “La nostra riserva circa la non convocazione del comitato scientifico (per oltre 10 mesi) oltre ad essere discutibile sotto il profilo dei rapporti professionali ed umani ha messo a rischio la possibilità di utilizzare la globalità delle somme stanziate… (…). Il nostro allarme per una soluzione ristretta e di corto respiro, che si limita ad assemblare telematicamente quanto i musei locali già offrono autonomamente, senza una lettura globale del fenomeno migratorio… (…). La nostra contrarietà ad una ipotesi che, escludendo l’ineludibile dimensione dell’immigrazione in Italia, resta ancorata ad una impostazione tradizionale che contrappone emigrazione ad immigrazione e rinuncia ad esplorare le possibili complementarietà”.

Quindi un progetto ridotto rispetto alle iniziali previsioni

Ridotto nelle risorse che non furono in gran parte utilizzate, dagli iniziali 2,8 milioni si arrivò a 700.000 euro circa, con un comitato scientifico in gran parte dimissionario, con la limitazione alla sola emigrazione italiana, senza tenere conto del più generale fenomeno migratorio che già in quagli anni interessava il Paese. Come se agli italiani emigrati in tanti paesi nel corso di un secolo si fosse detto: “No, tu qui, negli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina, in Australia, in Nuova Zelanda, non puoi avere un luogo in cui puoi riconoscerti, un luogo che evidenzia il tuo viaggio, il tuo percorso dal tuo Paese ai nuovi luoghi di residenza.”  Una visione miope e farisaica, fuori dal tempo. Alla fine in fretta e furia fu realizzato il MEI che trovò ospitalità in affitto presso un modesto spazio al Vittoriano…però fu stampato un grande catalogo che costò molti soldi e su 494 pagine al fenomeno dell’immigrazione ne furono dedicate 5, dalla 471 alla 475, condite peraltro da grandi foto.

Ma anche il Vittoriano alla fine non accolse più il MEI, perché?

Il Mei fu inaugurato il 25 settembre 2009 negli spazi della Gipsoteca e fu in quella sede per sette anni fino al 31 marzo 2016, poi esauriti i soldi per pagare l’affitto, fu tutto inscatolato e restituito ai diversi prestatori, mentre quello acquisito fu inviato, anche con un mio modesto suggerimento, a Genova in ragione della esistenza della sezione MEM – Memoria e Migrazioni nel Galata. L’insegnamento che se ne deve ricavare è la stupidità delle istituzioni: in un luogo pubblico un museo pubblico paga l’affitto. Bell’esempio di cretineria burocratica.

Lei ha fondato e presiede l’Associazione dei Parlamentari di origine italiana nel mondo, un altro aspetto del successo della emigrazione italiana

Si tratta di un fenomeno che definirei “naturale”, i bisnonni non avevano da mangiare e partivano, i nonni aprivano piccole attività, i figli riuscivano ad andare a scuola, i nipoti all’università, i pronipoti integrati arrivano alla rappresentanza istituzionale. Nel 2000 organizzai il primo incontro dei parlamentari di origine italiana nel mondo e a Roma alla Camera dei Deputati arrivarono in duecento circa. In quella sede proposi la costituzione di un’associazione per dare continuità, per sedimentare i rapporti. L’Italia è il paese delle operazioni spot, si fa un evento, fuochi d’artificio e brindisi e poi… grazie e arrivederci al prossimo evento. Non c’è continuità, pensate a cosa può significare inviare una newsletter mensile ai parlamentari di origine italiana…si mantengono nel tempo i rapporti le relazioni con quella che è una grande ed importante comunità che trova le sue origini nel nostro Paese.

Cosa disse Ciampi

Nel suo saluto il Presidente Ciampi disse: “La nostra tradizione latina ci insegna che la res pubblica è il massimo onore e la massima responsabilità. Occupare una carica elettiva nei Paesi che vi hanno accolto è un segno sicuro non solo dei vostri meriti di singoli, ma del prestigio raggiunto dalla comunità italiana. Il voto che vi ha eletto è una manifestazione di fiducia di elettorati solo in parte di origine italiana: è un successo che fa onore all’Italia. (…) Questo primo incontro dei parlamentari d’origine italiana ci deve incoraggiare a consolidare legami fra Paesi che condividono obiettivi comuni (…).L’emergere di una italianità, che Voi rappresentate politicamente, in un mondo che le moderne tecnologie rendono più piccolo e più integrato, è una grande forza delle nostre relazioni internazionali. Voi siete una presenza di grande valore, uno stimolo a fare di più, una riserva di comprensione e di buona volontà. L’identità culturale italiana esprime un patrimonio, culturale e spirituale, consolidatosi nel sentimento di una comunità nazionale, secoli prima dell’unità politica e istituzionale del Paese. Costituisce un elemento unificante nei due sensi: restituisce memoria ed orgoglio alla nostra Patria; arricchisce l’identità delle vostre Nazioni.”
Oggi vi sono 527 parlamentari di origine italiana in 42 parlamenti nazionali, incluso quello europeo. Un grande network che dobbiamo seguire con impegno e assiduità.

Tornando al MEI, adesso si troverà una sistemazione definitiva alla Commenda

E sono contento di questo, e quando sarà il momento donerò al museo la mia raccolta di libri sulla emigrazione italiana. È importante che il museo non sia solo un luogo espositivo, ma un centro vitale di ricerca sui fenomeni migratori, coinvolgendo Università, centri studi, come quello di grande valore della Fondazione Casa America, i diversi musei sparsi nel mondo, l’associazionismo. Diversamente sarebbero stanze chiuse che presto puzzerebbero di muffa. Ed è necessario guardare al fenomeno con la consapevolezza della transizione che il nostro Paese sta vivendo, da terra di esodo a terra di approdo. In questo senso, l’emigrazione che per altro e purtroppo non si è interrotta, è un aspetto rilevante di un processo complesso che ci coinvolge oggi in modo non meno penetrante di ieri.
Mi pare che a Genova vi siano i presupposti per fare un buon lavoro, lungimirante. Paolo Masini, poi conoscendolo bene, ha grande sensibilità e determinazione e sono sicuro che sarà in grado di portare a compimento l’opera.

Giulia Danieli

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Giulia Danieli

Svolgo attività di collaborazione giornalistica per RSI, la Radiotelevisione Svizzera Italiana, e ho partecipato alla redazione e alla produzione dei servizi documentaristici sul crollo del ponte Morandi (“43-Il ponte spezzato”) e sulla truffa dei falsi Modigliani (“Il giallo Modigliani”), entrambi andati in onda su Falò, magazine settimanale di informazione e approfondimento di RSI. Collaboro con vari quotidiani digitali sui temi sanità, salute, ambiente e diritti civili. Ho collaborato per il quotidiano Il Secolo XIX.