Sgomitare per stare in maggioranza: ridurre i parlamentari è stata una buona idea

La domanda era semplice: vuoi ridurre i parlamentari?

Da una parte, ragionando da cittadino per nulla rilassato, la voglia di mettere un roboante SÌ prevaleva sui timori che diminuire la rappresentanza parlamentare potesse essere un pericolo per la democrazia. Dall’altra la tentazione di un risparmio esiguo  ma con una  voglia di rivalsa nei confronti di una casta che di lavorare ha poca voglia. Come avrebbe detto un mio zio, “hanno la schiena così dritta che ci scivolano anche le pulci”. Quando la schiena dritta rappresentava la scarsa voglia di piegarsi per zappare la terra. Oggi capita spesso di sentire l’espressione “ha la schiena dritta” per indicare una persona fedele ai suoi principi a discapito degli interessi personali.
I tempi cambiano anche nel giudicare la postura.

Hanno vinto i SÌ e visto quello che è successo negli ultimi mesi non posso certo dirmi dispiaciuto.

Benchè la Ministra Azzolina non sia stata peggiore dei suoi predecessori che da sinistra a destra hanno massacrato la scuola, la questione dei banchi con le rotelle ha notevolmente inficiato il giudizio sul suo lavoro. Ma d’altronde le lezioni in DAD erano una scelta obbligata. Considerando che l’attenzione della classe dirigente italiana nei confronti dell’istruzione è sempre stata ridotta ai minimi termini, le “classi pollaio” non potevano garantire il rispetto delle norme sul distanziamento. E se alcuni istituti non avevano e non hanno il problema del sovraffollamento, i tagli sul trasporto pubblico hanno fatto il resto. Quindi meglio sacrificare l’istruzione dei nostri giovani piuttosto che investire su ciò che veramente serve ai cittadini. Perché di soldi ce ne sono tanti, ma vengono veicolati nei canali che portano voti, alle persone giuste, alle aziende giuste, magari nelle opere che prevedono l’utilizzo di milioni di metri cubi di cemento.

Le battaglie fra Governo centrale e amministrazioni locali

Ma ripercorrendo a ritroso questi mesi sono molte le incongruenze e le disattenzioni del Governo di Conte, senza considerare che amministrazione centrale e enti locali di segno politico differente si sono concentrati maggiormente nel darsi battaglia piuttosto che collaborare per il bene comune che non è più una priorità di questa classe politica. Che non è riuscita neanche a mettere il bavaglio all’esercito di virologi che in questi mesi hanno divulgato il loro verbo, spesso contrapposto, creando un vero e proprio caos di opinioni anche sui social.  Un governo forte avrebbe preso in mano, in maniera del tutto eccezionale, la sanità pubblica creando un’unica regia per tutta la penisola. In deroga alla normativa vigente com ormai siamo abituati a fare nelle emergenze.

L’operato di Arcuri

Qualche mese fa ci siamo chiesti a cosa serviva il super commissario Arcuri. Nelle sue mani è passata una quantità di denaro mai visto prima. E anche errori e ritardi sui DPI prima e sull’approvvigionamento dei vaccini dopo. Un esempio su tutti la commessa di 100 milioni di mascherine acquista al doppio del prezzo da una società olandese costituita nel marzo del 2020 e con un solo dipendente. Invece di comprare direttamente dalla Cina Arcuri ha utilizzato un intermediario. Persino Regione Veneto le ha pagate meno pur comprandone una quantità nettamente inferiore. Ma sugli sprechi di Invitalia prima o poi indagherà qualche magistrato.

Governare a vista

Il Governo Conte è arrivato, a un certo punto, a dare la netta sensazione di vivacchiare “bordesando” lanciando segnali qua e là atteraverso i social per capire cosa pensassero gli elettori. Tra DPCM avventurosi e decisioni poco comprensibili, si è arrivati a dipendere da un politico che dopo aver sperperato milioni di voti passando da un consenso a due cifre a poter fare un congresso dentro una cabina telefonica. Ma questo è, e i conti li facciamo oggi con una maggioranza talmente affollata che vedere un unico simbolo all’opposizione, quello di Fratelli d’Italia, non può che far nascere qualche interrogativo.

Il nuovo Governo è in realtà un poltronificio

Ma anche archiviando come abile mossa politica quella di Giorgia Meloni, ci chiediamo quanto durerà  la “luna di fiele” tra sinistra tradizionale, Lega, PD, M5S, Forza Italia e chissà chi altro. Perché vederli votsare compatti i provvedimenti in Parlamento, suscita qualche perplessità. E siamo certi che in questa ammucchiata anche “Cambiamo” che sembra rimasto a bocca asciutta, piazzerà qualche sottosegretario. Ma andando nello specifico, il M5S che sta completando la sua metamorfosi avvenuta con il primo governo insieme a Salvini, e si ritrova spaccato in due.

Il Movimento si spacca a metà

Volano gli stracci in casa 5 Stelle. Da una parte ci sono i militanti che non ne possono più di “collaborazioni politiche” farlocche e dall’altra quelli che hanno iniziato una partita a poker, rischiosa,  e ora vanno a vedere cosa succede. Luigi Di maio è rimasto in sella, ha il suo ministero e continuerà i corsi di inglese. Per certo il carrozzone romano ha trasformato il  Movimento della prima ora in una forza di governo smorzandone l’impeto rivoluzionario. La Lega, semmai ce ne fosse stato bisogno, ha rivelato la pasta di cui è fatta. Dicendo tutto e il suo contrario è salita sul carro di Draghi, e lo ha fatto senza vergogna. Ma Salvini ha accantonato anche il suo antieuropeismo e il sovranismo di facciata perchè 209 miliardi di euro hanno inturgidito i suoi  tesorieri che vedono nel Recovery Fund la possibilità di maneggiare un bel po’ di soldi. E poi il ritorno di Forza Italia e dell’inossidabile Silvio Berlusconi. Il PD pur di sopravvivere farebbe qualsiasi cosa.
E infine Leu, che  gestisce le poche ore che gli rimangono da vivere. Certo che estinguersi con stile sarebbe stata un’altra storia.

fp

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