Coronavirus: campagna vaccinale ostaggio delle forniture centellinate

Vaccini: primi rallentamenti nella somministrazione fuori da ospedali e RSA

Al 17 febbraio (aggiornamento ore 15:00) sono state consegnate alle Regioni 4,07 milioni dosi di vaccino, il 31,8% dei 12,8 milioni attesi per il primo trimestre 2021. In dettaglio: Pfizer/BioNTech: 3.288.870 dosi pari al 44,7% di quelle previste (7,3 milioni), escluse le 6,6 milioni di dosi aggiuntive la cui consegna è prevista entro giugno, ma senza dettagli sulla ripartizione trimestrale. Moderna: 244.600 dosi pari all’18,4% di quelle previste (1,3 milioni). AstraZeneca: 542.400 dosi pari al 13% di quelle previste (4,2 milioni)

“Per rispettare la tabella di marcia delle forniture – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – entro fine marzo dovrebbero essere consegnate in media 1,45 milioni di dosi/settimana, a fronte delle quasi 600 mila attuali”.
Dal canto loro le Regioni devono essere pronte ad accelerare le somministrazioni, che oggi viaggiano ad una media di circa 480 mila per settimana. “Peraltro se da un lato vengono correttamente accantonate le dosi per il richiamo – puntualizza il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – dall’altro nell’ultima settimana si rileva un rallentamento delle somministrazioni di quasi il 30%, possibile spia di difficoltà organizzative della campagna vaccinale fuori da ospedali e RSA”.

Somministrazioni: solo il 5,9% degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino

Al 17 febbraio (aggiornamento ore 15:00) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.298.844 persone (2,18% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,46% della Calabria al 4,15% della Provincia Autonoma di Bolzano. Il 66% delle dosi è stato somministrato a “operatori sanitari e sociosanitari”, il 19% a “personale non sanitario”, l’11% a “personale ed ospiti delle RSA” e il 4% a “persone di età ≥80 anni”, con notevoli differenze regionali.
“La vera criticità di questa fase 1 – precisa Gili – è che solo il 5,9% (261.008) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,7% (117.537) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021. Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe vaccinare entro quella data circa 3,5 milioni di over 80, di cui quasi 3,3 milioni non hanno ancora ricevuto la prima dose”.

“Nel suo discorso al Senato – precisa Cartabellotta – il Presidente Draghi ha indicato nella lotta alla pandemia l’obiettivo prioritario del suo Governo, da attuarsi attraverso il potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino. Una strategia necessaria ma non sufficiente, considerato che l’attuale sistema delle Regioni a colori, oltre ad esasperare i cittadini e a danneggiare le attività economiche con decisioni last minute, non è riuscito a piegare la curva dei contagi e mantiene ospedali e terapie intensive al limite della saturazione, con la minaccia delle varianti che da un giorno all’altro potrebbero mandare in tilt i servizi sanitari. Ma forse la politica, oltre a temere le conseguenze sociali ed economiche di un nuovo lockdown, dubita che il Paese sia davvero pronto a perseguire la strategia zero-Covid”.

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