A volte ritornano

Quella smania di riprendersi la scena

Dicendo pane al pane, e quindi per amor di verità, non è che ne sentissimo troppo la mancanza. Però non possiamo farci niente… e sì, talvolta si riappalesano con la solita smania di riprendersi  la scena. Con la regolarità di un Conte Bis, di un Festival della canzone italiana senza pubblico, di quel comico d’antan prestato alla politica che ti soppesa dall’oblò di un casco da astronauta o di un Dpcm del governo di Mario Draghi. Desaparecidos, ma solo per un po’ di tempo. Magari giusto quello per accaparrarsi una comparsata nell’ultima serie dell’isola degli scomparsi. Quelli che comunque tornano sempre a galla. Quelli del “dove eravamo rimasti?”. Spot di una trasmissione televisiva lanciata da un genovese illustre come Enzo Tortora transitato dal giornalismo agli schermi televisivi per essere prestato alla politica.

Marco Bucci

Genovesi popolo di sconvolti

Commentava il mio amico social Mauro Salucci… “Genovesi popolo di sconvolti”. Non a caso – verrebbe da dire – siamo nella patria del “Sono il sindaco veda un po’ lei”. O nel comune italiano in cui lo stesso primo cittadino che aveva appena demolito i municipi, sostiene l’esatto contrario e invoca da parte dei suoi sudditi, o sottoposti più “smartevolezza”. Dando da una parte, implicitamente per carità, del “siete dei ritardatati” al popolo questuante che aveva organizzato manifestazioni di protesta. E, comunque,nel contempo costringendomi a una sorta di accurata ricerca per comprendere appieno le parole di mister Bucci, “l’ammerecano”, come fosse un amaro, o un digestivo qualunque. Che però, poi a forza di smanettare su internet qualche cosa all’uopo mi è capitato di trovare circa il termine “Smart” che, fino ad allora, credevo essere soltanto un mezzo di piccole dimensioni con cui muoversi in scioltezza in città.

Una delle parole più in voga negli uffici italiani

E dunque per tutti coloro che come me ignoravano l’Inclinazione cosmopolita del nostro Sindaco: “Probabile! Smart è una delle parole più in voga negli uffici italiani. Si utilizza quando si vuole alludere all’intelligenza ed alla capacità di una persona di fare le cose bene ed in fretta, magari con quel pizzico di “problem solving” (altra parola inflazionata) che possiede in più degli altri.

Ma cosa significa “smart”?

Per comprenderlo, apriamo il nostro amico dizionario e limitiamoci a leggere.
Nella versione online dell’Oxford Dictionary viene spiegato che smart è un aggettivo (e fin qui…) con tre significati:
(of a person) clean, tidy, and well dressed: quindi, in altre parole, una persona vestita bene, in maniera curata ed alla moda;
informalhaving or showing a quick-witted intelligence: qualcuno o qualcosa (ad esempio un dispositivo tecnologico) che mostra un’intelligenza viva, con una curva d’apprendimento rapida ed una pronta risposta agli stimoli esterni;
quick, brisk: ovvero veloce ed energico.
Volendo riassumere, quando negli uffici sentite dire che qualcuno è “smart” significa che è una persona sveglia (nel senso di “veloce”) ed intelligente.
Ma se smart non è altro che questo, per quale motivo non si continua ad usare la parola “intelligente”, che ha lo stesso identico significato?
Sul sito ufficiale della Treccani, infatti, si legge che è intelligente colui che è dotato di intelligenza. E che cos’è l’intelligenza? Udite, udite, l’intelligenza è il complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni (…) e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa.

Significa intelligente, ma smart è molto più cool

Poco più avanti, l’intelligenza è definita anche come “capacità di reagire a stimoli interni ed esterni” e di “comunicare in modo anche complesso”. Suvvia, non venite a dirmi che “intelligente” non va bene al posto di “smart”!
Piuttosto, lo sapete qual è la vera differenza? Quando si usa “smart” al posto di “intelligente”si ha l’illusione (e sottolineo: l’illusione)  di essere al passo con i tempi. Diciamoci la verità: se usato al posto di “intelligente” o “acuto” o “sveglio”, “smart” suonerà anche molto cool, ma non ha alcun senso. Perché scegliere la parola inglese quando nella nostra lingua ce n’è una identica?
Apprendere le lingue straniere per uscire dai confini “provinciali” è un conto; fingere di essere persone in gamba utilizzando un termine superfluo è invece molto, molto triste”.

Da desaparecisos a reaparecidos

E dunque, come  non avvalorare la tesi di Salucci sul popolo di sconvolti ?
Comunque, smart o no, intelligenti o fessi, acuti o ottusi, torniamo alla coppia di presunti desaparecidos che fino a qualche anno fa aveva calcato con fortune alterne diversi palcoscenici. Dall’avanspettacolo (leggasi anche cabaret) ai concorsi di bellezza, dalla politica, con pseudo candidature o poltronissime nei salotti televisivi e non, sino all’anonimato più oscuro. Che, tenendo conto dell’evoluzione dei nostri personaggi, potrebbe suonare più o meno come una meritata condanna all’ergastolo delle coscienze.
E dunque si apra il sipario, o peggio la bustona del c’è posta per te” di Maria De Filippi e si svelino i concorrenti, resuscitati o peggio riemersi.

L’ex politica col sogno del reality

Per galanteria, o semplice educazione, e avvicinandosi la festa della donna, comincio dalla rappresentante del gentil sesso. Quella Marylin Fusco che, giunta alla soglia della mezza età – compirà i cinquanta nel 2023 – sta dandosi da fare il giusto per cercare di ritornare alla notorietà del tempo che fu.
Di lei si erano perse le tracce, dopo la sentenza per le spese pazze in Regione, le due settimane ai domiciliari,  e la condanna a quattro anni in prima istanza. In seguito con l’annullamento della Cassazione e il rinvio alla Corte di Appello ha cercato in qualche modo di tornare in pista. Già alla fine del 2017 si era fatta notare come comparsa a “Forum” nel ruolo di rivale sentimentale di una giovane donna. Qualche mese dopo aveva trionfato alle preselezioni di “Miss Over 2018”, fino ad essere eletta Miss Over anta. Nulla di particolarmente probante, la nostra penisola, si sa, è terra di Miss più o meno presunte e velleitarie. E comunque dopo aver sbaragliato la concorrenza femminile ha svelato pubblicamente il suo sogno nel cassetto di fare un reality, un progetto a lungo cullato visto che recentemente ha annunciato sul suo profilo facebook: “😂😂😂😂😂mi è stato chiesto di fare un reality… 😂😂😂😂… fantastico….che grande soddisfazione….. ci penserò 😜😜😜😜…. che faccio?”. Una sorta di fenice la Fusco, in perenne ricomposizione dalle proprie ceneri. Del resto per la scheda di partecipazione di quattro anni fa a miss Anta – che sta per …. “dai quaranta in su” e non è certo l’anta di un armadio o la pubblicità di Ikea – la descriveva così “Il sogno nel cassetto è condurre una trasmissione televisa, l’hobby è cantare ed è appassionata di teatro e cinema, frequenta l’accademia degli artisti di Milano. Lasciata la politica ora è imprenditrice, attrice e modella per hobby. Da ‘politica’ resta coinvolta nella prima inchiesta sulle spese pazze, per acquisti personali coi fondi pubblici che coinvolgono i consiglieri regionali. Venne condannata a 4 anni in primo grado. L’inchiesta (finì ai domiciliari per due settimane) e il declino politico non ne hanno spento la verve. Un mese fa era tornata a far parlare di sè in una puntata del tribunale televisivo Forum”.

Se la pubblicità è l’anima del commercio

Abituata dalla politica, in cui ha recitato ruoli di primo piano, ha deciso di battere il ferro sin che è caldo approfittando di quelle briciole di notorietà cadute nel piatto per reinvestirsi e reinventarsi pure nel lavoro. Ed ecco l’ultimo post sponsorizzato in circolazione sui social in cui appare in splendida forma. Sorriso da copertina al volante di una Mercedes. La dicitura da 8 marzo e mimosa spiega “Le donne nascono principesse ma la vita le addestra guerriere”. Insomma tra regge, gregge e tatami… ecco a voi  la nuovissima – si fa per dire – Fusco Marylin,  che dimostrandosi non indifferente al fatto che la pubblicità sia l’anima del commercio, spinge un po’ sull’acceleratore. Perciò da principessa del mondo della politica a guerriera, o presunta tale, dei giorni nostri. Reinventatasi mental coach. Che poi vuol dire… tutto e niente. Ma lei spiega nello spottone: “Mental coach, consulenze specializzate in comunicazione politica, comunicazione strategica, organizzazione campagne elettorali ed eventi, percorsi di sviluppo e valorizzazione del talento per chi vuole diventare la migliore versione di se stesso. Se vuoi realizzare i tuoi sogni, posso aiutarti a trasformarli in realtà’. Nulla è impossibile, basta volerlo fortemente!!! Contattami su messenger”.
Manca solo l’opportuno postscriptum/ avvertenza: “Non pulisco il water”, poi il messaggio subliminale è perfetto. E comunque la Marylin è sempre stata abituata a far le cose per bene, quando si tratta di vendere il suo volto e la sua immagine.

Uno spottone, più di 700 ore in diretta video

Raccontava già dodici anni fa Erika Dellacasa su “Il Corriere della Sera”: “Doveva chiamarsi Marilyn come la Monroe, ma un errore dell’anagafre l’ha fatta diventare Marylin. Di cognome Fusco. La prima candidata che farà campagna elettorale in diretta, seguita da quattro web cam: «come un reality», spiega. Sigla di apertura, musica, e titolo: «The real politics live», da oggi pomeriggio in rete. «Più di 700 ore in diretta video» dice la candidata nel Nord Ovest per l’Italia dei valori: «Dalla mattina alla sera, sempre con me». Ma la notte no, le telecamere si spengono. Non farà un po’ troppo Grande Fratello? «Il Grande Fratello è seguito da milioni di persone, non parlo dei contenuti, parlo del mezzo. Io non ho nessuna sceneggiatura, quello che si vedrà sarà tutto vero. Non ho niente da nascondere»”. Niente da nascondere….Ecco, il reality deve essere una sorta di ossessione. E l’isola degli scomparsi, quelli che comunque tornano sempre a galla ne sarebbe il titolo appropriato.

Orlando, il calciatore cabarettista

Titolo appropriato anche per il fresco settantacinquenne Orlando Portento, già calciatore di una certa maestria tecnica, già cabarettista, già personaggio televisivo, già imbonitore, già manager della ex moglie Angela Cavagna e quindi scopritore di talenti, già ristoratore, già ex politico nelle vesti di candidato sindaco alle amministrative del 2012, ha deciso di riemergere e cercare di riciclarsi. Siccome, nel nostro paese un libro non si nega a nessuno, noir, giallo o di memorie, lui ha deciso di prestarsi alla letteratura. Ne da’ notizia il suo pressa agent dottor G. Mattia Pagliarulo, email: dottorpaglia@gmail.com, con un lungo comunicato stampa che sulla personalità del nostro, con tanto di prefazione autoctona dice tutto e forse anche  di più: “

COMUNICATO STAMPA
L’ex di tutto Orlando Portento compie 75 anni e pubblica il suo primo libro intitolato ‘Due Quori e una Cavagna’.
L’ex di tutto come ama definirsi lui Orlando Portento è stato conduttore, autore, calciatore, cabarettista e chi più ne ha più ne metta. La maggior parte delle persone lo ricorderanno per essere stato il marito della soubrette e storica infermiera di ‘Striscia la Notizia’ Angela Cavagna e per essere stato co-autore delle battute di un’esordiente Beppe Grillo, di cui è stato anche mentore, ispiratore, amico e collega.
È entrato nella storia della televisione italiana per la sua irruzione al centro dello studio durante una puntata del reality show di Canale 5 condotto da Barbara d’Urso ‘La Fattoria’ nel 2006, protestando contro l’eliminazione a suo dire irregolare, ai danni dell’allora consorte Angela Cavagna. Durante questo suo sfogo all’insegna delle “cammellate” e dei “tricchebalacche” diventa popolarissimo.

Dalle cammellate ai triccheballacche

Questi suoi esplosivi e stravaganti cavalli di battaglia verbali entrano con prepotenza nel linguaggio comune rivelandosi dei veri e propri tormentoni ancor oggi attuali.

L’ultima volta che l’artista calabrese di nascita ma genovese d’adozione è apparso in televisione è stato nel settembre 2019 ospite di Barbara d’Urso a Pomeriggio 5 per parlare delle guerre legali con l’ex moglie Angela Cavagna ed ammettere di essere in precarie condizioni economiche. Orlando ha compito 75 anni lo scorso 20 febbraio, ed oltre a fare il pensionato oggi è diventato anche scrittore; l’8 marzo, il giorno della Festa della Donna, verrà pubblicato il suo primo libro, intitolato ‘Due Quori e una Cavagna’ edito da Pathos Edizioni, casa editrice di Torino che ha supportato i libri di altri noti personaggi dello spettacolo, tra cui Carmen Russo, Serena Garitta e Sylvie Lubamba.

In allegato la prefazione del libro scritta dallo stesso Portento:
-prefazione di me medesimo-
Visto che nessun critico letterario, storico, idraulico, muratore, architetto, elettricista, nutrizionista, archivista, dentista ha voluto raccogliere il mio invito per la stesura dell’introduzione di questa raccolta di curiosità- confessione, mi vedo costretto a cantare e portare la croce.
Neanche il prete (mio confessore di colore) ha voluto impegnarsi in questa avventura. Fortuna vuole che un poeta poco conosciuto, un tal Pasqualino Carrozza compaesano mio e delle famose sorelle cantanti di Bagnara Calabra, Loredana Bertè e Mia Martini, sfogliando la bozza di questa sorta di diario, accolse il mio cortese invito.
Il poeta, succitato, a suo tempo aveva avuto una relazione con una ragazza genovese a cui dedicò una poesia; un verso di questa opera mi rimase impresso nei ricordi. Quasi premonitore. “Vedi laggiù c’è Messina… non vedi? No c’è la nebbia! Quando la tempesta diventa insopportabile… tutti i pesci vengono a galla.”
Quel pesce galleggiante citato dal poeta conterraneo ero io. Avevo abboccato all’amo. Oggi però la canna per la pesca è nelle mie mani.
Quello che scrive l’Autore, ovvero Orlando Portento. Io stesso medesimo, il famoso Triccheballacche racconta, osserva, scruta in questo un po’ goffo tentativo di emulare Il Giovannino Guareschi, vedi lo Zibaldino eccetera…
Un ventennio e più di cronaca italiana, di curiosità, incazzicchiamenti, perché no? Di amarezze, di successi e sconfitte, ambedue impostori.
Frammenti di vita vissuta. Illusioni perdute, sogni… sempre attuali. Realtà tramontate, svanite e confuse tra le nebbie dei ricordi, dolci e amari, e degli anni che volano come aquile che con il tempo… perdono la proverbiale… s…vista.

Portento e la fragilità del credere

Spesso mi interrogo, sfogliando vecchi articoli “stagionati”, datati come si dice oggi, e guardando le ingiallite fotografie un po’ mi commuovo; i click e gli scritti un po’ scoloriti e sbiaditi dall’umidità, dalla macaia, come si dice a Genova, di quotidiani e riviste gossip, che mi ricordano amaramente che, in modo spietato, “il tempo veloce passò sul volto di una…” (Tenco)
Mi chiedo, dunque, come abbia fatto io me medesimo a trasformare in una star una ragazza sconosciuta, appena diciottenne, e riuscire a lanciarla nel mondo patinato, ipocrita, falso dello spettacolo assatanato di… sesso. Nessun appoggio politico, nessuna amicizia per avere una pedana agevolata, assistita, come le bici, ovattata nei salotti vip-televisivi-cinematografici dalla quale poter far conoscere l’allieva star. Senza alcuna esperienza del cosiddetto requisito di management, l’Autore Orlando Portento desidera informare coloro o colere o Covid… ire che intenderà intraprendere questa colorita lettura, un po’ simpatica e di facile -comprensione di vita vissuta, ha voluto puntare l’obiettivo sulla fragilità del credere. “L’essere non può essere un essere se non sa di essere un essere.” Carrozza Pasquale.
P.S: Gli intermezzi, i fatti e i riferimenti descritti, sono realmente accaduti. Unica qualità positiva? Genova… (Due Quori e una Cavagna – Pathos Edizioni – marzo 2021 – € 13,00 – pag. 118)”.

Due anfitrioni dell’antipolitica

Che poi non volendo ragionare soltanto di gossip, o presunto tale, i due personaggi in questione hanno a legarli profondamente un tema di attualità di cui, probabilmente sono stati inconsapevoli predecessori. Ed è quello dell’antipolitica con Orlando che si gloria di essere stato la musa ispiratrice di Beppe Grillo, oltreché coautore, come dice a suo rischio e pericolo nella prefazione, quando erano ragazzini e giocavano a pallone fra le panchine di piazza Martinez. Fino a presentarsi provocatoriamente come candidato sindaco del popolo appena nove anni fa.
E con la bella Marylin estratta dal cappello magico di quel Giovanni Paladini, ex sindacalista della polizia con ruolo nazionale, poi marito ed ex consorte, sceso in politica con il partito di Antonio Di Pietro, prima magistrato che l’antipolitica la praticava veramente ai tempi della prima repubblica nelle aule di tribunale, tranne poi immergercisi totalmente. Già quell’Idv che fu di Stefano Anzalone ,come di Rosario Monteleone e di Nicolò Scialfa negli anni di grande fulgore con il Paladini deputato e la moglie Marylin vicepresidente della giunta Burlando con dicastero all’urbanistica. Prima di implodere e di scomparire.
Presagio, infausto dei tempi che verranno. E più che mai chiudo con le parole di Mauro Salucci, avvalorando, ahinoi la sua tesi: “Genovesi, popolo di sconvolti”.

Paolo De Totero

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