“Cosa Nostra”: confiscato l’intero patrimonio di Giovanni Pilo, uno degli attori del sacco di Palermo

La DIA confisca beni per 40 milioni di euro a imprenditore edile legato alla famiglia mafiosa di Resuttana

Palermo – La Direzione Investigativa Antimafia ha confiscato l’ingente patrimonio di Giovanni Pilo, imprenditore edile palermitano residente in provincia di Roma.

Membro della Cupola

Giovanni Pilo vanta trascorsi criminali di lungo corso. “Uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Resuttana, coniugato con Anna Gambino, sorella di Giacomo Giuseppe detto “‘u’tignusu”, già capo del mandamento di San Lorenzo nonché componente della Cupola.
Sottoposto a Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza nel 1976 e nel 1985 perché gravemente indiziato di appartenere a cosa nostra, fu successivamente condannato  a 7 anni di reclusione nell’ambito del “Maxi Processo” per partecipazione ad associazione mafiosa.
Sul suo conto e sugli stretti rapporti da lui intrattenuti nel tempo con esponenti apicali della mafia siciliana hanno rilasciato univoche dichiarazioni anche i collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e Salvatore Anselmo.

Dalla parte dei Corleonesi e del “sacco” di Palermo

Le indagini svolte dagli investigatori della DIA hanno ricostruito l’ascesa imprenditoriale di Giovanni Pilo, schieratosi nel corso della seconda guerra di mafia degli anni ’80 dalla parte dei Corleonesi.
La cosca comandata da Totò Riina scelse di farsi affiancare anche da costruttori per il controllo dell’urbanizzazione selvaggia e il conseguente avvio di progetti speculativi ai danni del capoluogo siciliano. Ciò ha consentito al proposto di conseguire illeciti vantaggi nello svolgimento della propria attività d’impresa, a tal punto viziata dall’appoggio del gruppo criminale da poterlo definire vero e proprio “imprenditore mafioso”, collettore degli interessi di Cosa Nostra nel settore edile e immobiliare.

Confiscati 145 immobili

La confisca che ha colpito beni intestati al proposto nonché alla coniuge e al figlio già sottoposti a sequestro dalla DIA nel giugno 2020, ha interessato una villa, 145 immobili, tra i quali numerosi terreni ubicati tra Palermo, Roma e Trapani, l’intero capitale sociale di 8 società di capitali aventi sede in Roma di cui 5 con il relativo compendio aziendale; 4 polizze assicurative, 5 rapporti bancari con ingenti saldi attivi per un valore complessivo di stimato in 40 milioni di euro.

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