Covid-19, GIMBE: non ancora consegnata la metà dei vaccini e i casi sono in aumento

Coronavirus: oltre 530 mila casi attualmente positivi, in 10 regioni terapie intensive occupate per 40%

Il monitoraggio della fondazione GIMBE conferma, nella settimana 10-16 marzo, tutti i numeri in aumento.
I nuovi casi aumentano dell’8,3%, i ricoverati con sintomi +16,5% e terapie intensive +18,1%. In un mese quasi raddoppiato il numero medio dei nuovi ingressi quotidiani  in terapia intensiva.

Consegne vaccini: a 2 settimane dalla fine del 1° trimestre mancano all’appello il 45% delle dosi

A 2 settimane dalla fine del trimestre, non ancora consegnate quasi la metà delle dosi previste.
Sul vaccino AstraZeneca, GIMBE  incolpa dello stop una comunicazione istituzionale inadeguata e una decisione più politica che scientifica.

I numeri di GIMBE

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 10-16 marzo 2021, rispetto alla precedente, un ulteriore incremento dei nuovi casi (157.677 vs 145.659) e dei decessi (2.522 vs 2.191) Continuano a salire i casi attualmente positivi (536.115 vs 478.883), le persone in isolamento domiciliare (506.761 vs 453.734), i ricoveri con sintomi (26.098 vs 22.393) e le terapie intensive (3.256 vs 2.756) In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 2.522 (+15,1%)
  • Terapia intensiva: +500 (+18,1%)
  • Ricoverati con sintomi: +3.705 (+16,5%)
  • Isolamento domiciliare: +53.027 (11,7%)
  • Nuovi casi: 157.677 (+8,3%)
  • Casi attualmente positivi: +57.232 (+12%)

Rispetto alla settimana precedente, i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti crescono in 16 Regioni e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.

L’aumento dei casi attualmente positivi si riflette sulle curve relative ai servizi ospedalieri. L’occupazione dei posti letto di area medica da parte di pazienti COVID supera in 9 Regioni la soglia di allerta. Anche nelle terapie intensive, il cui tasso di saturazione nazionale oltrepassa la soglia critica attestandosi al 36%, l’occupazione da parte di pazienti COVID supera il 30% n 13 Regioni.
In particolare, in 5 Regioni (Toscana, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Molise) è del 40% e in altre 5 è  del 50% (Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Marche, Prov. autonoma di Trento).
Il sovraccarico ospedaliero oltre a rendere più complessa l’assistenza dei pazienti COVID, aumenta lo stress di personale e servizi ospedalieri e impone di rimandare interventi chirurgici e altre prestazioni non urgenti per pazienti non COVID.

Forniture vaccini

Delle dosi previste per il primo trimestre 2021, al 17 marzo risultano consegnate alle Regioni 8.597.500 dosi, poco più della metà di quelle previste. In dettaglio:

«Visto che per rispettare le scadenze contrattuali fissate 31 marzo – commenta Cartabellotta – rimangono da consegnare oltre 7 milioni di dosi nelle prossime due settimane, l’Europa deve mettere in campo nuovi strumenti per garantire le forniture, pena lo slittamento continuo dei piani vaccinali di tutti i Paesi».

Somministrazione vaccini

Al 17 marzo  hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 2.145.434 milioni di persone (3,6% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 2,71% della Calabria al 5,12% della Valle D’Aosta Purtroppo, l’accelerazione della vaccinazione di massa registrata nelle ultime settimane ha subìto un’inevitabile battuta d’arresto dopo il blocco precauzionale e temporaneo del vaccino AstraZeneca, in attesa del parere definitivo dell’European Medicines Agency atteso per oggi.  I cittadini più fragili, gli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.258.139 (28,5%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino e 469.783 (10,6%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali.

Infine, i ritardi delle forniture vaccinali e il caso AstraZeneca allontanano gli effetti della campagna vaccinale. In questo scenario, con una popolazione psicologicamente ed economicamente sfiancata e operatori sanitari allo stremo, quale sarà il cambio di passo del Governo Draghi per salvare, almeno in parte, la stagione estiva?».

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