Ristoratori, parte la protesta fiscale: “Così non andiamo avanti, siamo senza speranza”

Maranzana, M.I.O. Liguria“Chiediamo una sospensione o addirittura un annullamento delle imposte correnti”

Genova – Tornano in piazza i ristoratori  e lo fanno con uno striscione lungo 70 metri con scritto in rosso “Game over” e sullo sfondo un F24.
Il motivo ce lo spiega Emanuele Maranzana, responsabile per la Liguria del M.I.O., il Movimento Imprese Ospitalità, che oggi pomeriggio ha manifestato in piazza De Ferrai, davanti alla sede della Regione.
“Non riusciamo più a sostenere i costi delle imposte dirette perché non lavoriamo da ottobre”, denuncia Maranzana aggiungendo anche che il mondo della ristorazione ha bisogno di “aiuti concreti”. I ristori non bastano più e nemmeno il credito di imposta che, a dire il vero, “è partito ma poi non c’erano fondi a sufficienza”, chiarisce Maranzana con amarezza e sottolinenando che “non riusciamo nemmeno più a pagare gli affitti”.
E di certo il settore dell’HORECA, un acronimo che sta per Hotellerie-Restaurant-Café, è uno di quelli che ha patito di più in questa emergenza sanitaria. Le perdite, a un anno dall’inizio della pandemia ce le documenta Maranzana: “Dal 45 fino al 60% del fatturato”, cifre importanti che hanno avuto un effetto domino anche sull’agroalimentare nazionale.
Una caduta libera che non accenna a fermarsi visto che persino Pasqua la passeremo in lockdown. Per questo “chiediamo una sospensione o addirittura un annullamento delle imposte correnti”, dice Maranzana ricordando che la manifestazione genovese è solo una delle tante proteste in giro per l’Italia, messe in atto per pungolare il Governo e fargli avviare un tavolo di confronto “perché anche queste aperture a intermittenza non fanno bene alla categoria”.
Soprattutto quando ci sono attività, come gli autogrill, che sono aperte ventiquattr’ore su ventiquattro. “Gli autogrill sono solo un esempio di una situazione uguale a quella dei ristoranti ma dove si può continuare a lavorare. Poi penso anche ai supermercati: anche lì si creano assembramenti. Insomma, non c’è neanche un senso nelle norme che hanno emanato”.

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