La solitudine del manager

Una discussa vaccinazione

Sarà per la canizie incombente, oppure per l’età che impassibile avanza, o addirittura a causa di questo virus maligno che ci costringe ormai da oltre un anno con mascherina sul volto e a restare in casa persino con la primavera che si fa strada in qualche modo, comunque devo confidarvi che, in questi giorni di mugugno serrato tra vaccini e no vax, mi sono reso conto di avere un cuore empatico che mi porta a condividere le magagne degli altri. Persino delle persone che, a causa del mio caratterraccio, o del loro, finisco per non stimare affatto.

Mi sono preoccupato

E perciò ammetto di essermi addirittura un po’ preoccupato quando ho visto sulla sua pagina social istituzionale l’immagine di “mastro” Bucci, il nostro sindaco, pur nel suo naturale aplomb anglosassone – con tanto di perfetto nodo alla cravatta a barche a vela su sfondo azzurro mare – con la manica destra della camicia tirata su, offrire fieramente il braccio al sanitario di turno per la somministrazione del vaccino anti Covid. L’AstraZeneca, per la precisione. E subito il pensiero è corso alla sua età, quei 62 anni ancora da compiere, che non gli avrebbe permesso di essere ancora fra i normali terreni che hanno espletato la prima inoculazione.

Quel post chiarificatore

Così sono andato a leggere il lungo post che il nostro primo cittadino solitamente così misurato nelle parole ha accluso a spiegazione. “Questa mattina sono stato sottoposto alla prima dose di vaccino AstraZeneca anti Covid 19 in qualità di soggetto ultrafragile. Da tempo, infatti soffro si una forma di diabete con complicanze ( retinite diabetica di grado moderato con edema maculare bilaterale clinicamente significativo) per la quale sono soggetto a terapie farmacologiche. In base alle disposizioni del sistema sanitario nazionale sono considerato soggetto ultra fragile e, nelle scorse settimane, il mio medico di famiglia mi ha proposto di sottopormi all’inoculazione fissandomi l’appuntamento.

A tutti i cittadini genovesi dico di non spaventarsi e, quando sarà il loro turno, di sottoporsi al vaccino che è unico, efficace ed affidabile rimedio per poter vincere la guerra contro il virus e uscire dalla pandemia riprendendoci in pieno la nostra vita è le nostre libertà”.

Ebbene, di fronte al messaggio del nostro sindaco, che si è offerto come cavia/testimonial per infondere un po’ di ottimismo ai suoi concittadini rinunciando persino a quell’aurea di presunta invincibilità indossata splendidamente all’epoca del commissario del ponte, mi sono perfino un po’ commosso. Ma evidentemente anche il prode Achille aveva problemi con il suo tallone.

Alcuni hanno pensato ad una manipolazione

Anche perché sulle prime alcuni dei suoi sostenitori che lo seguono sulla sua pagina istituzionale social, di fronte a questa dimostrazione di terrena umanità hanno pensato immediatamente all’attacco di qualche fantasioso hacker, tipo quei ragazzini terribili che manomettevano le lezioni e le interrogazioni in Dad, che nottetempo si fossero insinuati sulla pagina istituzionale del Sindaco.

Tanto che qualcuno ha commentato pensando ad un vero e proprio fotomontaggio che il braccio destro, diversamente abbronzato potesse essere preso da qualche altra immagine e utilizzato per creare quella foto. Che poi – e qui divago – con quella forma di diabete avere una intera pasticceria- quella della moglie – completamente a disposizione è più o meno come dover subire il “supplizio di Tantalo”. Per non parlare di quegli effetti collaterali dovuti al diabete, complicanze  come la retinite diabetica di grado moderato con edema maculare bilaterale clinicamente significativo. Che un po’ fa a pugni con quel “veda lei” che ha reso famoso il sindaco commissario in tutta Italia.

E invece no tutto vero. Nonostante l’età di Bucci potesse far pensare davvero a qualche fake news. Però sarebbe bastato andare oltre all’immagine leggendo il messaggio per rendersi conto che tutto corrispondeva alla pura verità.

Strategia comunicativa discutibile

Anche se credo possa essere lecito farsi qualche domanda sulla strategia comunicativa visto che il post arriva a poche ore di distanza dal generale “sputtanamento” del manager della Regione Pier Paolo Giampellegrini “imbucato” all’Ascom qualche tempo fa e vaccinato anzitempo rispetto ai suoi anni, appena 53 e alla sua carica nell’ente amministrativo.

Ed in effetti la lunga nota del sindaco sulla sua pagina istituzionale lascia proprio questa sensazione. Dice la mia amica social Barbara Barattani in un commento: “….mi è dispiaciuto si sia sentito in dovere di giustificarsi…. essere personaggi pubblici non significa non aver più diritto ad una sfera privata e la sua cartella clinica la considero ancora affar suo. Completamente diverso da Giampellegrini su cui neanche mi pronuncio”.

E invece, a mio modestissimo parere, il nostro sindaco Marco Bucci ha fatto bene a mettere in piazza tutti gli stracci, prima che qualcuno, opposizione, oppure no, giornalista in vena di sciacallaggio, cercasse di “pucciarci” un po’ il pane indagando tra “panchinari” e “panchinari doc” dopo il caso di Andrea Scanzi polemista de “Il Fatto Quotidiano” che non solo aveva rivendicato il suo buon diritto a farsi vaccinare, perche’ nessuna stilla di AstraZeneca andasse sprecata ma, addirittura, si era proposto come testimonial del vaccino prima fermato e poi “liberato” dall’Ema. Ne’ piu ne’ meno del nostro amato sindaco nel “pistolotto” finale.

Quel discusso centro da inaugurare

E in questo momento difficile in cui tutti guardano con grande apprensione alla data in cui la maggior parte della popolazione sarà vaccinata e ci staremo finalmente avviando all’immunita’ di gregge, capisco la solitudine in cui incappano, manager o no, quei nostri rappresentanti che nonostante l’età’ hanno avuto a che fare con il vaccino, mentre alcuni ottuagenari stanno ancora attendendo pazientemente il loro turno. Con quell’opinione pubblica sempre predisposta a farsi i fatti degli altri. Che un post sui social non lo si nega a nessuno. In onta alla privacy e qualsiasi sua regola. Tanto che mi sono persino chiesto, visto che è in arrivo l’ennesima cerimonia con tanto di taglio del nastro per il centro vaccinazioni della Fiera, che verrà affidato ai privati, perché non farsi vaccinare alla presenza del generale Figliuolo e di Curcio, offrendo fieramente il braccio, in quell’occasione, agli inoculatori. Proprio per dare un senso all’intero evento e ampliare l’effetto testimonial del discusso AstraZeneca.

Il low profile e lo scivolo che non scivola

Poi ho capito che il nostro sindaco, come il suo sodale governatore preferiscono sempre il low profile, che non si sa mai accadesse come in quella afosa giornata del luglio 2018 in cui, bardati con bermuda e salvagente, si accorsero al cospetto di molti genovesi, riuniti e festanti per l’occasione, che lo scivolo non scivolava e che per raggiungere più in basso l’inizio di via Venti Settembre, occorreva darsi da fare a carponi a gattonare.

Perché anche disponendo delle migliori intenzioni l’errore è sempre lì’ dietro l’angolo. Mentre a tal proposito si dibatte anche sull’opportunità di inoculare AstraZeneca ad un soggetto ultrafragile quando i protocolli imporrebbero Pfizer e Moderna.

Unica controindicazione l’overdose di buonumore

Ma lui il nostro beneamato sindaco ci scherza su in un’intervista al Secolo XIX rispondendo al cronista fidato che gli fa la domanda su eventuali timori e su possibili effetti collaterali riscontrati: “ Mi raccomando, eh, domani tutti al capezzale del sindaco con un bel bandierone di San Giorgio, Crivello e Pirondini in prima fila”. Tranne po accorgersi che ancora una volta, nonostante la comunicazione serrata, lo scivolo non scivola.

Perché comunque quella festa non su una spiaggia, ma nel bel mezzo della città’, con la partecipazione di tanta gente, in una via Venti Settembre chiusa per un’intera giornata alla circolazione, rappresenta in maniera perfetta quell’idea di GenovaMeravigliosa tutta protesa verso l’immagine turistica che fa parte dell’idea di rilancio prepandemia di “mastro” Bucci. Tutta tesa a portare nel “sobborgo” di Milano il maggior numero di turisti possibili. Mordi e fuggi del resto siamo o non siamo un sobborgo, un po’ periferia. E i genovesi, quelli del “Sindaco di tutti” in fondo che cosa possono pretendere, abitando in un sobborgo anzi in periferia?

Villa Serra e quella dispendiosa voglia di Ocean Race

Contraddizione quella del Nostro neovaccinato che il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile coglie splendidamente in un suo post di qualche giorno fa  dedicato alla commissione tenutasi in Comune, alla presenza dell’assessore Pietro Piciocchi sulla possibile cessione ai privati di Villa Serra di Comago.
In cui lo stesso Terrile spiega: “Lunedì scorso in commissione consiliare abbiamo avuto conferma che il Comune di Genova metterà fine alla gestione pubblica di Villa Serra di Comago.

28 anni di gestione virtuosa

Era il 1982 quando i tre Comuni di Genova, Sant’Olcese e Serra Riccò acquistarono la Villa e il grande parco, e nel 1992 dopo ingenti restauri finanziati con denari pubblici lo riaprirono alla cittadinanza, ponendolo sotto la gestione del consorzio pubblico formato dai tre enti.

Per 28 anni il Consorzio Villa Serra è stato un esempio di gestione virtuosa e oculata, sapendo coniugare la necessaria manutenzione del verde con l’organizzazione di manifestazioni di rilevanza cittadina, garantendo l’accesso al parco a tariffe poco più che simboliche che prevedono tra l’altro un abbonamento annuale a venti euro.

Nelle prossime settimane uscirà il bando per affidarne la gestione ai privati. E forte è la preoccupazione che possa andare disperso il valore sociale e la fruibilità della Villa e del suo parco. Tra le motivazioni del Comune di Genova anche la necessità di ridurre il contributo annuale, che oggi ammonta a 222.000 Euro.

In due anni il Comune ha stanziato 7,5 milioni di Euro per la finale della regata Ocean Race. Una somma sufficiente a sostenere Villa Serra per 33 anni”.

 Ocean Race, un milione e 650 mila euro per le prime spese

Tutto vero, basti pensare che per predisporre l’organizzazione dell’evento il Comune di Genova ha assunto alcuni funzionari. Chiariva quasi un anno fa lo stesso Terrile: “Organizzare la finale costerà 11,8 milioni di Euro. Più del doppio di quanto è costato Euroflora 2018, per dare un’idea. Una cifra enorme che il Comune pensa di coprire mediante sponsorizzazioni private. Ma ci sono davvero le sponsorizzazioni? Non si sa. Intanto, per ora, lo scorso 15 ottobre il Consiglio Comunale ha stanziato 1.650.000 Euro per le prime spese.

E in questi giorni il Comune sta selezionando due dirigenti e tre funzionari che saranno assunti a tempo determinato per 2 anni per coordinare l’evento.

Ma quanto costerà davvero la manifestazione? E quanto incasserà il Comune dagli sponsor? E’ dal 16 ottobre scorso che attendo chiarimenti dalla Giunta”

Il che porta automaticamente ad una serie di conclusioni sul fatto che l’amministrazione pensi prioritariamente all’immagine dell’attrazione turistica rispetto al livello di vita dei propri cittadini.

Eventi ed ombrellini posticci

Che poi corrisponde pienamente alla visione del “Buccipensiero” con quelle girandoline e quegli ombrellini, con quel sindaco che aborre i radical chic eppure, come molti di loro, predilige la vela con annessi e connessi, tanto da fregiarsene persino sulla cravatta.

E che concepisce le ville storiche non tanto come sfogo dei cittadini nel verde, ma come possibili location di eventi/mostre come l’ultima Euroflora che oltre a portare qualche centinaia di migliaia di visitatori ha reso non fruibili i parchi di Nervi per molte settimane, oltre a snaturarne il patrimonio storico ambientale.

Smartevolezza

Ma che ci vogliamo fare?  Il nostro sindaco manager è fatto così. Si è plasmato con i manager americani, usa “smartevolezza” al posto di acume, che fa senza dubbio più cool. Predilige, probabilmente, gli addobbi posticci alle bellezze naturali e una città popolata di turisti per i quali ville storiche parchi pubblici probabilmente non sarebbero luoghi di grande attrazione.

Villa Serra di Comago un utile sacrificio in nome di una causa superiore

Il che, vaccinato o no, AstraZeneca, Pfizer o Moderna, almeno ci  induce un po’ a riflettere sulla solitudine del manager, tutto preso da problemi di immagine non soltanto di se stesso, anche se, almeno un po’, quella propaganda e quella narrazione finiscono per cozzare con quanto si attenderebbero i cittadini da un semplice, bravo e umile amministratore che punti soprattutto al loro benessere ponendo attenzione prioritaria alla loro qualità di vita. Ma, come diceva una pubblicità “la poltrona non è per sempre”. E in questo mondo semplice, posseduto dai social è l’immagine che comanda. Percio’ villa Serra di Comago potrebbe finire per essere soltanto un utile sacrificio nel nome della causa superiore.

Paolo De Totero

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