Vaccini obbligatori per i sanitari: come farà lo Stato a imporre qualcosa che non può garantire?

Vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari, cluster negli ospedali, nuovi mostri e un parere autorevole, quello del direttore del PS dell’ospedale Galliera

Genova – Improvvisamente, dopo decenni di abbandono della sanità pubblica, la politica riscopre la necessità di garantire a chi viene ricoverato il diritto di non infettarsi, nello specifico di Covid-19.
Ci sarebbe piaciuto che questo trasporto verso la salute delle persone fosse una priorità quando, a fronte dei primi contagi,  si sarebbero dovuti applicare i protocolli  sulle emergenze epidemiche che esistevano già presenti nel 2003. Perché nonostante i fatti si siano susseguiti rapidamente, ricordiamo bene la mancanza di DPI per il personale sanitario e le condizioni di insicurezza in cui era costretto a lavorare.

I cluster negli ospedali

Oggi, in tempo di vaccini, la notizia che rimbalza sui media e sui social sono i cluster nei nostri ospedali. E quasi come un mantra viene fatto intendere che non ben identificati infermieri, definiti scientemente “No-vax”, sarebbero gli untori e quindi i responsabili di chi viene trovato  positivo o è deceduto durante il ricovero. E fa specie che il dito venga puntato sulla categoria degli infermieri, e più di recente sugli OSS, senza farci sapere, ad esempio, se tutti i medici sono vaccinati.

La sbornia della retorica

È evidente che, finita la sbornia della retorica che aveva bisogno di gente che facesse orari senza senso per coprire le magagne dei nostri ospedali, i lavoratori della sanità che per svariati motivi non sono ancora vaccinati,  siano diventati il bersaglio preferito per i pistoleri della rete. E allora bisogna chiarire un paio di cose prima di tirare le somme, fatalmente foriere di errori grossolani. Non vi è alcun riscontro certo sul fatto che i contagi siano stati indotti da personale non vaccinato. Anche perchè negli ospedali, che non sono più blindati da molti mesi, fortunatamente aggiungiamo noi, circola personale delle aziende esterne che copre vari servizi, dalla mensa alla manutenzione. Ma anche cittadini che vanno a fare esami e accertamenti vari. O più banalmente le visite intra moenia. Gli ospedali sono un universo sempre in movimento, e in questo universo orbitano persone di tutti i tipi che non è facile intercettare per verificarne l’avvenuta vaccinazione.

Vaccino obbligatorio per il personale sanitario?

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, insieme al Ministro della Salute Roberto Speranza, si è espresso duramente, nei confronti dei medici e degli infermieri che hanno deciso di non vaccinarsi nonostante siano a contatto con i malati. Proprio per questo motivo il governo sarebbe al lavoro per prendere dei provvedimenti. Nel corso della conferenza stampa di alcuni giorni fa, Draghi ha dichiarato che il Governo intende intervenire e che la ministra Cartabia è al lavoro per preparare un provvedimento nel merito.

La vaccinazione è un diritto/dovere

Gianni Rezza, Direttore della Prevenzione del Ministero della Salute ha dichiarato che «Gli operatori sanitari dovrebbero considerare un diritto e un dovere la vaccinazione. Un diritto perché vaccinandosi si riduce il rischio di infettarsi e un dovere perché uno degli obiettivi principali del piano nazionale vaccinale è quello di rendere Covid-free gli ambienti ospedalieri e le strutture sanitarie».

La deontologia

Ma anche ammettendo che per decreto si riesca a rendere obbligatoria la vaccinazione per gli operatori degli ospedali, appellandosi magari alla deontologia, a questo punto l’obbligo dovrebbe essere esteso  a tutti coloro che devono accedere alle strutture ospedaliere. Diversamente il provvedimento perderebbe una parte della sua forza.
Ma un altro interrogativo è: come farà lo Stato a imporre qualcosa che non è in grado di garantire visto che siamo ben lontani dall’avere a disposizione tutti i vaccini necessari?.

Patentino vaccinale

Stesso discorso vale per i tifosi del “patentino vaccinale”, strumento che consentirebbe l’accesso a determinati luoghi solo a chi sia stato vaccinato. Se da una parte potrebbe essere un incentivo per i cittadini a vaccinarsi, dall’altro la possibilità di accedere al “patentino”  dovrebbe essere veloce e facile. Ma soprattutto si dovrebbero avere i vaccini. Prima di tutti i provvedimenti di legge bisognerebbe indagare sulle vere responsabilità che hanno ridotto la nostra sanità ad essere così vulnerabile.

Definire quello del Galliera un cluster è esagerato

“C’è stato in un reparto qualche caso, ma è avvenuto in passato e avverrà in futuro, non solo nel nostro ospedale ma anche in altri ospedali. Quello che si è detto in questi giorni – è colpa di un infermiere, è colpa di un OSS -, in realtà non è semplice trovare la causa e il vettore. Purtroppo con questa malattia il fenomeno del ricovero e poi del teorico rischio di positivizzazione è e sarà presente”.

Queste le parole di Paolo Cremonesi, direttore del PS dell’ospedale Galliera, che poi ha provato a immaginare come potrebbe evolversi la diffusione del virus quando la campagna vaccinale avrà raggiunto quasi tutta la popolazione europea.

“Speriamo che entro la fine dell’estate o l’inizio dell’autunno la maggior parte della popolazione italiana ed europea sia vaccinata. Quando raggiungeremo circa il 70-80 % della popolazione vaccinata, avremo raggiunto un’ottima garanzia di copertura e ci sarà un abbattimento forte della trasmissione virale”.

Certo, quando saremo tutti al sicuro da questo virus vedremo se chi gestisce la sanità avrà preso qualche ripetizione o si comporterà come al solito. Noi immaginiamo la risposta ma la teniamo per noi, per una volta vogliamo essere positivi.

fp

CONDIVIDI