Ferrovia merci Campasso-bivio Fegino: cosa cambia col Decreto Semplificazioni

Cos’è diventata la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) dopo la semplificazione dei contratti pubblici?

Genova –  Regione Liguria ha imposto la VIA al progetto di Rfi per il potenziamento della ferrovia merci Campasso-bivio Fegino, ma è veramente una vittoria per i cittadini? Cos’è diventata la Valutazione di Impatto Ambientale dopo la semplificazione dei contratti pubblici?
“Ovviamente il fatto che il progetto sia andato a VIA ordinaria è un fatto positivo, perché la valutazione di impatto ambientale ordinaria costringe a fare degli approfondimenti che in sede di verifica di assoggettabilità non ci sono perché lo screening si limita semplicemente a dire se gli impatti sono potenzialmente rilevanti oppure no. Quindi per verificare fino a che punto lo siano, occorre la VIA ordinaria”.
Ce lo spiega il giurista ambientale, Marco Grondacci, che poi tiene a sottolineare l’importanza del fatto che con questo procedimento “anche i cittadini potranno chiedere un’inchiesta pubblica, soprattutto se c’è una situazione di contestazione, di preoccupazione“.

I tranelli della VIA “semplificata”

Fin qui i lati positivi della decisione della Regione che ha concluso l’istruttoria rilevando come “emergono probabili impatti negativi e significativi sull’ambiente che risultano insufficientemente trattati” e dunque ha imposto la valutazione sulla compatibilità ambientale.
Di fatto, però, “con il Decreto Semplificazioni del 2020, che è stato poi convertito in legge, la VIA risulta in parte depotenziata” precisa Grondacci che non perde l’occasione per mettere in chiaro alcuni concetti su quello che è il tema principale della questione, e cioè le ripercussioni sui cittadini.
“Intanto il termine per presentare le osservazioni da parte del pubblico alla VIA regionale, che prima era di 60 giorni, adesso diventa di 30” e questo potrebbe anche creare confusione.
Ma secondo Grondacci c’è di più e sottolinea come sia stata approvata “una norma abnorme, che è passata inosservata da parte della politica di opposizione, ma direi addirittura anche del mondo ambientalista”. E si tratta di un tranello che di fatto potrebbe rendere inutile  il procedimento stesso. Spiega Grondacci con un esempio: “Il progetto della ferrovia va a VIA e la VIA è positiva. I cittadini non sono convinti e impugnano la VIA positiva. Vincono al TAR e vincono al Consiglio di Stato”. Quindi il progetto non si fa più?
“Non è detto, perché il proponente può ripresentare lo stesso progetto tenendo conto, dice questa norma, della sentenza”, risponde Grondacci aggiungendo con una nota di sarcasmo che “tener conto, significa tutto e niente” perché “tenendo conto della sentenza si può ripresentare il progetto con una procedura semplificata. Cioè: io perdo la causa e mi premiano pure, perdo la causa e mi danno la procedura semplificata di 75 giorni e posso riottenere l’approvazione del progetto”.
Ma i guai non sono finiti perché questa procedura semplificata mette fuori gioco i cittadini.
“Devo dire che quando l’ho letta sono rimasto basito, io che ormai sono abituato a vedere di tutto dopo trent’anni, perché francamente se una cosa del genere l’avesse fatta, che so, il governo Berlusconi, ci sarebbe stata una rivolta, invece è passata quasi in sordina”, commenta Grondacci.
E se pensate che la lista degli inconvenienti sia conclusa vi sbagliate perché la semplificazione ha anche “ridotto tutti i tempi dell’istruttoria tecnica” e cioè i termini per “la richiesta di integrazioni, i tempi per dare il parere di un esperto, i tempi da parte del proponente per fare le controdeduzioni”. Una spada di Damocle che rischia di trasformare la VIA in una sorta di autorizzazione ed è un fatto grave, si arrabbia Grondacci, perché “la Valutazione di Impatto Ambientale non è mica un bollino da staccare il più velocemente possibile”.

Il senso di Cingolani per l’ambiente

“Io sono preoccupato in generale, non solo sulla VIA”, denuncia Grondacci quando gli chiediamo cosa dobbiamo aspettarci, come cittadini, da  queste novità in campo ambientale. E infatti continua: “Il neo ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, qualche giorno fa ha fatto una dichiarazione preoccupante: al Ministero siamo troppo presi dalle leggi e dai legulei, ha usato proprio questo termine che significa avvocati di mezza tacca, ed è questo che blocca tutto quanto”.
Il ministero cambia il nome ma non il ritornello, insomma, quando sarebbe più efficace, invece, dare il via libera alle pratiche sdraiate da anni nei cassetti degli uffici.
“Sono ben altre le questioni che sbarrano la strada ai procedimenti”, chiarisce Grondacci puntando lo sguardo sulle procedure di VIA per gli impianti da fonti rinnovabili bloccate da 3 o 4 anni. “Ecco, si sostiene che se non si fanno le centrali a gas di Vado e Spezia c’è un deficit nella zona nord del sistema elettrico nazionale di 500 megawatt, e probabilmente è così perché se lo dice Terna io ne prendo atto perché Terna ha in mano la gestione della rete di spacciamento. Però nessuno dice che al Ministero dell’ambiente sono in discussione 1.200 megawatt di upgrade di impianti a gas già esistenti. Alcuni sono fermi lì addirittura dal 2017 e se avessero autorizzato questi progetti probabilmente non avremmo bisogno di mantenere la centrale a carbone dopo il 2021, come sembra che possa succedere a Spezia. E forse non avremmo neanche bisogno delle centrali a gas di Vado e di Spezia. Però non si fanno”. E pare irritato Grondacci mentre scandisce: “Qui non mi possono dire che non si fanno perché ci sono gli ambientalisti che contestano. Qui c’è qualcos’altro. Il problema non è nei tempi. Le difficoltà stanno nel fatto che mancano le competenze e il personale adeguato per seguire le istruttorie. Per non parlare della situazione dei comuni o delle province dove gli uffici sono sguarniti perché sono state depotenziate ma hanno mantenuto competenze ambientali notevoli”. In Liguria, infatti, sono proprio le province a concedere  l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) a impianti importanti come il rigassificatore di Spezia o agli impianti che trattano i rifiuti come i biodigestori.
“E vogliamo parlare del sistema dei controlli? L’ARPAL che non ha adeguato personale? Sono queste le cose su cui bisogna intervenire per snellire le decisioni, non ridurre i tempi delle istruttorie o ridurre la partecipazione del pubblico” conclude Grondacci lanciando una frecciata a Cingolani: “Mi fa specie che il nuovo ministro della transizione inizi già con un messaggio del genere. Primo perché chi ha seguito un po’ le istruttorie sa bene che partecipano i tecnici, e non i legulei. Anch’io non ci ho mai visto un avvocato dell’autorità competente. Poi perché risolvere semplificando sempre di più non credo sia la strada giusta. Ma tanto si sa che decidono altri, io al massimo contesto”.

Simona Tarzia

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