Cala l’occupazione in Italia nel 2020. Bene la Germania, peggio di noi solo la Grecia

La pandemia ha spinto al ribasso il tasso di occupazione in tutta Europa ma l’Italia ha registrato un calo maggiore della media soprattutto per le donne nonostante il massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali. Secondo i dati Eurostat riferiti al 2020 appena aggiornati, in Italia il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è sceso dal 59% del 2019 al 58,1% a fronte di un calo in Ue dal 68,5% al 67,7%.
L’Italia ha il dato assoluto peggiore dopo la Grecia che 
comunque limita il calo dal 56,5% al 56,3%.

Anche la Spagna in crisi

Fa peggio invece in termini di variazione annuale media la Spagna il cui tasso di occupazione scende dal 63,3% al 60,9%. Il dato del 2020 non tiene conto delle nuove regole sul calcolo dei lavoratori che
non considerano occupate le persone che sono in cassa integrazione da oltre tre mesi.

Cala l’occupazione per le donne

Per le donne in Italia il calo è più ampio, dal 50,1% al 49% (-1,1 punti), a fronte della diminuzione dal 63,1% al 62,5% della media Ue (-0,6 punti). Tra le donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni quindi nel 2020 risultava al lavoro meno di una su due, il dato peggiore ancora dopo la Grecia (al 47,5%) ma soprattutto lontanissimo da quello della Germania che secondo i dati provvisori addirittura migliora la percentuale al 73,2%. Se per le donne il divario con la media Ue è di 13,5 punti per gli uomini con un tasso di occupazione al 67,2% il gap è di 5,7 punti. Questi dati tengono conto del fatto che si sono persi
posti di lavoro soprattutto nei servizi e nel lavoro a termine, settori con una più ampia presenza femminile.

L’Italia perde mezzo milione di posti di lavoro

Nel complesso in Italia nella media 2020 tra i 15 e i 64 anni risultavano occupate 22.223.000 persone con un calo di 464.000 unità rispetto al 2019. Nello stesso periodo la Francia ha perso 248.000 posti scendendo a 26,56 milioni di occupati. La Germania ha perso 626,000 occupati, ma con oltre 40 milioni di persone al lavoro. E questo calo si è registrato in Italia nonostante il blocco dei licenziamenti e il largo uso degli ammortizzatori sociali.

Aumentano gli sfiduciati

Ma la pandemia ha pesato soprattutto sulla sfiducia. E’ aumentato infatti, guardando ai dati complementari del mercato del lavoro, l’esercito di coloro che si dichiarano disponibili a lavorare ma non si impegnano nella ricerca di un’occupazione e quindi non rientrano nella disoccupazione. Si tratta di 3.045.000 persone tra i 15 e i 74 anni, in aumento di quasi 200.000 unità sul 2019, il dato più
alto in Europa. Di fatto si tratta di un terzo degli sfiduciati complessivi nell’Ue a 27 (8,6 milioni) che solo in Germania sono circa 1,1 milioni con quasi il doppio degli occupati.

Aumentano anche i giovani che non studiano e non lavorano

L’Italia oltre al primato degli sfiduciati ha anche quello dei Neet, ovvero dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in un percorso di formazione.
Tra il 2019 e il 2020 sono passati dal 22,1% al 23,3% delle persone in questa fascia di età, il dato peggiore in Ue con 2,1 milioni di persone. Nel 2020 si interrompe la discesa della percentuale dei Neet iniziata nel 2015. E se la disoccupazione in Ue è salita dal 6,7% al 7,1% in Italia in media annua si è ridotta dal 10% al 9,2% a causa della sfiducia nella possibilità di trovare lavoro in questa
situazione di emergenza con la rinuncia alla ricerca e l’aumento della platea degli inattivi. La transizione tra disoccupazione e inattività che era al 36,2% nel 2019 è salita al 44,5%, dato peggiore in Ue (media Ue a 27 era al 30,1%)

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