Memoriale vittime del Morandi, Possetti: “Il ricordo deve andare di pari passo con la ricerca della verità”

E alla presentazione del bando per gli studenti dell’Accademia il Comitato ha ribadito: “Il Memoriale lo paghi lo Stato e non gli sponsor”

Genova – ”È fondamentale che il Memoriale delle vittime del Morandi lo paghi lo Stato e non gli sponsor privati. È lo Stato che deve rispetto alle nostre vittime”.
È categorica Egle Possetti, portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, che stamattina ha partecipato insieme a Paola Vicini e Paolo Robotti alla presentazione del bando che coinvolgerà gli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova nella progettazione degli spazi del Parco della Memoria.
“I privati che vorranno intervenire potranno farlo in altri modi ma non nel Memoriale. Noi pretendiamo che sia lo Stato ad assumersene la responsabilità”, aggiunge Paola Vicini.
Poi sulla vicenda giudiziaria è ancora Possetti a precisare che “il ricordo deve essere supportato dalla ricerca della verità perché era chiaro fin dall’inizio che c’è stata una carenza di manutenzione, un fatto che era sotto gli occhi di tutti”.

“Le intercettazioni stanno facendo uscire tutto il marcio”

E oggi anche nelle orecchie, aggiungiamo noi, visto il quadro che emerge dalle quasi 480 intercettazioni che l’ordinanza del Gip, Angela Nutini, ha ammesso in conclusione dell’udienza stralcio.
“Le intercettazioni stanno facendo uscire tutto il marcio”,  dice Possetti che sottolinea come “quello di ridurre le manutenzioni fosse un vero e proprio sistema e non un caso isolato”.
Lo dimostrano non soltanto i report truccati ma anche gli ultimi sviluppi dell’inchiesta che hanno messo in luce come Roberto Salvi, membro operativo del risk management di Autostrade che aveva il compito di classificare il rischio del Morandi, non fosse mai neanche passato da Genova.
“Ci sono responsabilità gravissime ma anche responsabilità diffuse di chi ha fatto finta di non vedere”, conclude Possetti mettendo in chiaro che “noi vogliamo che emergano perché è ora di finirla in Italia di viaggiare con l’omertà. Ognuno deve fare la sua piccola parte di lavoro in modo serio ed efficace. Perché se qualcuno avesse interrotto la catena del silenzio forse il crollo non sarebbe successo, ma purtroppo nessuno ha avuto il coraggio di farlo”.

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