Parte un’inchiesta sul bando per il biodigestore di Spezia: la Finanza negli uffici di Regione e Provincia

Una serie di documenti sull’impianto sono stati acquisiti anche nelle sedi dell’ex Acam e di Recos, entrambe società del Gruppo Iren

La Spezia – È finito sotto la lente della Procura il bando per la costruzione del biodigestore di Saliceti, un mega impianto per il trattamento della frazione organica che invaderà i comuni di Santo Stefano Magra, Vezzano Ligure e Arcola.
Dopo un anno di indagini, ieri mattina la Guardia di Finanza, con un blitz a sorpresa negli uffici di Regione Liguria, Provincia di Spezia, ex Acam e Recos, la controllata di Iren che si è aggiudicata l’appalto, ha acquisito tutta la documentazione necessaria all’inchiesta che accerterà eventuali profili di responsabilità penale in un iter amministrativo velato da sospetti di irregolarità.

I punti critici al vaglio degli inquirenti

Le ombre che ingarbugliano la procedura sono sostanzialmente tre: la scelta del sito, la quantità di rifiuti da trattare e come d’abitudine i soldi.
Per capire  è necessario fare un passo indietro al momento in cui il progetto era in fase di approvazione. E come sono andate le cose ce lo spiega Marco Grondacci, giurista ambientale e consulente del Sindaco di Santo Stefano Magra che, insieme all’avvocata Piera Sommovigo, solleva da tempo gli stessi dubbi che oggi sono entrati nell’inchiesta. 
Ecco, nel 2018 arriva il sì della Regione per il sito di Boscalino, nel Comune di Arcole, dove si intende realizzare un impianto “pensato per trattare 22.000 tonnellate di organico più i rifiuti del Tigullio”. In totale, mette in chiaro Grondacci, “fino a 60.000 tonnellate al massimo”.
Poi qualcosa cambia. Recos manda una lettera ai sindaci dicendo che “prevedeva un ristoro per tutti i comuni che venivano interessati dagli impianti di trattamento dei rifiuti, sia il TMB esistente per l’indifferenziato che quello nuovo per l’organico, e in questa lettera accorpa due aree, Saliceti nel comune di Vezzano e Boscalino”. E lo fa così, con una certa disinvoltura, “come se fosse ancora in discussione il sito, quando invece la regione aveva già firmato per Boscalino”.

La svista della Regione

Due settimane dopo la lettera di Recos si pronuncerà anche Regione Liguria che per bocca dell’Assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, dirà di essersi accorta soltanto in un secondo tempo che un impianto da 60mila tonnellate in quel sito non ci stava.
“Ma allora scusate quando avete fatto la gara che prevedeva 20.000 tonnellate più altre 20, 25.000 dal Tigullio, cosa avete giudicato? E la Valutazione Ambientale Strategica come l’avete fatta?”, si chiede Grondacci che poi fa luce su un altro dei punti cruciali della questione sottolineando che “adesso ci troviamo di fronte a un impianto da 90.000 tonnellate che costa 50 milioni di euro, mentre quello in gara ne costava cinque”.
E qui la questione si fa ancora più spessa perchè “se si fosse saputo che era un impianto di quelle dimensioni lì, probabilmente al bando avrebbero partecipato anche altre società”.
Una roba da gioco delle tre carte. Lo dice anche il TAR Liguria che nell’ultima sentenza sul ricorso del Comune di Santo Stefano Magra, dichiarato inammissibile, ha comunque sottolineato che “la Provincia fece bene ad approvare il Piano che prevedeva Boscalino perché “non è stato espresso alcun parere contrario, ma solamente evidenziate talune criticità che richiedevano un approfondimento istruttorio”.
Quindi perchè cambiare il sito in corsa?
La risposta è facile. “Il modello nazionale ormai è questo: gli impianti dei rifiuti organici vanno a libero mercato e quindi io li posso realizzare dove voglio”, fa notare Grondacci che punta il dito ancora una volta sul sistema degli incentivi: “Tra i grossi gruppi c’è una gara a chi arriva prima per aggiudicarsi i soldi degli incentivi al biometano. Una stortura che con la chiusura del ciclo dei rifiuti non c’entra nulla”.
Ma intanto, a dicembre 2020, la conferenza dei servizi dà il via libera al sito di Saliceti e la Regione firma l’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto.

L’incertezza del TU Ambientale

Senza entrare in particolari troppo tecnici, Grondacci avverte che sui rifiuti le perplessità sono anche altre. Per prime le modifiche al Testo Unico Ambientale che “lo hanno reso talmente interpretabile che ognuno se lo gira come gli pare a lui. Per questo hanno fatto due norme, il 182 bis e il 182 ter, una per l’indifferenziato e l’altra per l’organico”. Pazzesco, come se l’organico non fosse sempre un rifiuto urbano per cui il cittadino paga la tariffa. “La realtà è che c’è proprio un disegno ben preciso di andare in una direzione e adeguare la normativa a seconda delle esigenze del business prevalente“.

L’ostruzionismo di Peracchini

È polemica degli ultimi giorni quella che agita La Spezia sull’ostruzionismo di Pierluigi Peracchini, Sindaco e presidente della Provincia, che ha fermato la discussione in Consiglio provinciale di due mozioni contro il progetto del biodigestore, dicendo che “l’argomento è superato dal fatto che l’iter amministrativo si è concluso con la firma della Regione Liguria”.
Ma Grondacci non è d’accordo e cita una sentenza della Corte Costituzionale che “chiarisce come nel PAUR – il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale – ci siano tanto la VIA che l’AIA. Nel caso del biodigestore spezzino la VIA è di competenza regionale, l’AIA provinciale. E dunque, anche alla luce di questa nuova inchiesta, i dirigenti della provincia potrebbero annullare in autotutela l’AIA rilasciata all’interno del procedimento di PAUR”.
Non solo. “Dove la mettiamo la discussione politica?”, conclude Grondacci. “Perchè è la politica che deve decidere il quadro in cui si autorizzano gli impianti. Sennò cosa votiamo a fare?”.

Simona Tarzia

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