Dalle girandoline alle Frecce Tricolori, dai monumenti al petrolchimico. Sì ma, chi paga?

In Comune ci sarebbe un accesso agli atti per verificare i costi del monumento a Parodi e chi se ne assumerà la solvenza

Una campagna elettorale permanente: l’apologia dell’uomo solo al comando

All’inizio furono i red carpet. Seguiti dagli ombrellini e dalle girandoline. All’inizio fu lo scivolo che non scivolava, qualche assessore rispedito fra i comuni mortali con un votaccio, il “sono il sindaco veda un po’ lei”. Poi venne il “commissario, mio commissario”, il progetto Genova e il ponte crollato e ricostruito e riintitolato, da Morandi a San Giorgio. Durante, e nel mezzo, fu anche “u scindecu cu cria”, quello che le contravvenzioni in via Alessi meglio di no, quello del sono a favore, anzi anti/anti – antifascista, ma anche anticomunista -. Per concludere con l’esibizione, nei cieli dei cieli, e per i cieli, delle frecce tricolori e la promessa di spostare il petrolchimico da Multedo prima di ricandidarsi. Impegno che sa tanto di “spottone” elettorale in vista delle amministrative del prossimo anno.
In mezzo e durante, poca vision e tanta, tanta propaganda. Tra “smartevolezza”, qualche smantellamento in ruoli chiave, tra informazione e comunicazione, un nuovo vicesindaco, con il quale non può che intercorrere un rapporto di grande fiducia – visto che gli cura la maculopatia dovuta al diabete – persino le dimissioni di qualche altro assessore. Passato in un batter d’occhio dalla lista degli imprescindibili a quella dei “cattivi”. Per finire con la nomina di nuovi ambasciatori di Genova nel mondo durante la cerimonia della bandiera.

Quella dichiarazione d’amore a Israele

Fra i quali, vedi caso, il presidente della sezione ligure dell’Apai (associazione per l’amicizia Italia Israele) a favorire la successiva visita dell’ambasciatore israeliano in Italia Dror Eydar a palazzo Tursi e in Regione al presidente Giovanni Toti. Un ambasciatore, quello genovese, casualmente, o forse no, presentato inizialmente dall’ufficio stampa più semplicemente come operatore portuale. Ma vabbè. Qualcuno potrà persino increspare un timido sorriso a fior di labbra sulla acutezza delle scelte tempistiche, vista la situazione internazionale. Ma si sa, il Nostro è uomo tutto d’un pezzo.
Intanto la città si interroga. E non tanto sulla promessa di spostare il petrolchimico. Del resto il Nostro è uomo perennemente stimolato dalle grandi imprese – siano esse la riedificazione in tempi record di un ponte, sia pure con procedura d’urgenza, le spese per l’organizzazione dell’Ocean Race, oppure l’idea nemmeno troppo peregrina di dare una risistematina al territorio del tormentato ponente cittadino, magari demolendo la diga -. Si interroga, comunque, la cittadinanza sulla performance nell’alto dei cieli di quella straordinaria pattuglia acrobatica, che è un vanto per l’Italia tutta, delle Frecce Tricolori.

Un’esibizione discussa

Perché, poi, per dirla tutta, al netto della esibizione leggermente oscurata dalle cattive condizioni atmosferiche della giornata di venerdì, tanto da correre il rischio di venire annullata, non è che tutta la cittadinanza ne abbia capito la necessità. In fondo erano venute a portarci tutta la solidarietà nazionale poco tempo fa, in occasione della inaugurazione del ricostruito ponte San Giorgio.
Tanto che già mercoledì mattina, sin dalle prime prove nell’alto dei cieli, qualcuno aveva iniziato a lamentarsi per l’eccessivo inquinamento acustico – ma non soltanto – a scapito non solo degli umani ma anche degli animali domestici, chiedendosi il perché di queste grandi manovre. Sino a scoprire la cerimonia per cui i nostri piloti della pattuglia acrobatica (nove aerei più il solista), si stavano allenando. E cioè la commemorazione del centenario della nascita della Moto Guzzi e del suo cofondatore Giorgio Parodi, genovese, nato nel 1897 e scomparso, neanche sessantenne, nel 1955.
Solo che inevitabilmente questo amore postumo per i nostri illustri concittadini scomparsi, oltretutto legato a un’attività imprenditoriale, naturalmente fa discutere. Tanto da risultare divisiva.

in silenzio contro la guerra

“Delle Frecce ne avremmo fatto a meno

Scriveva giovedì Norma Bertullacelli, insegnante, esponente pacifista e della non-violenza sul suo profilo social: “Frecce tricolori sui cieli di Genova? Ne avremmo fatto volentieri a meno. Non poche persone si sono domandate stamattina che caspita stesse accadendo: coppie di aerei militari hanno sorvolato più volte a città, suscitando anche perplessità e preoccupazioni. Presto svelato l’arcano: si trattava delle Frecce tricolori, che preparavano per domani un’esibizione della quale si sarebbe potuto fare benissimo a meno, per celebrare l’inaugurazione del monumento di Giorgio Parodi, cofondatore della Guzzi.

Moto Guzzi

Volontario in una guerra coloniale

Giorgio Parodi, chi era costui? Reduce della prima guerra mondiale (inutile strage la definì un papa) il Nostro “nel 1935 si arruolò nuovamente volontario per la guerra d’Etiopia, conquistandosi una medaglia di bronzo per lo spericolato attacco all’aeroporto di Addis Abeba”(cit.). Si trattava di una guerra coloniale, durante la quale gli italiani si macchiarono si efferati delitti. E in quella guerra Parodi era volontario. Non ancora soddisfatto, nel 1940 parti nuovamente volontario, con l’aviazione fascista, e combattè nei cieli dell’Africa settentrionale conquistando una medaglia d’argento (fascista anche lei) nel maggio del 1942. La sua biografia non narra che cosa fece dopo l’8 settembre, quando la parte migliore delle forze armate si unì alla Resistenza. E per ricordare cotanto personaggio, ecco il fracasso delle Frecce tricolori sui cieli di Genova: a tutti gli effetti aerei da bombardamento (come se avessimo bisogno di bombardare qualcuno), di cui sul sito del ministero della difesa si magnifica l’abilità, dicendo, per esempio, che ogni pilota è in grado di calcolare “a mano” i dati necessari per i bombardamenti. Quello che sul sito del ministero per la difesa non si dice, è che un’ora di volo della pattuglia acrobatica nazionale (questo il loro nome istituzionale) oltre ad inquinare l’aria e le orecchie, costa 43.200 euro, in valuta 2015. Ne avevamo bisogno?”.

Una duplice ricorrenza

E Simo Panic chiosa: “Per rispondere ai ragazzi che mi chiedevano che ricorrenza fosse. si sono pure impegnati in una ricerca. E al 14 maggio corrisponde solo la nascita dello Stato di Israele…. Norma Bertullacelli del Parodi non sapevamo… che coincidenza! Ma che tristezza!”.
E comunque, più prosaicamente, ed anche in maniera meno divisiva, qualcuno inizia a chiedersi chi avrà l’onore ma soprattutto l’onere di saldare i costi dell’intera manifestazione. Anche perché una volta scoperta, con tanto di cerimonia, la statua attribuita allo scultore Ettore Gambioli che fa bella mostra di se in via Mura delle Cappuccine, all’altezza del civico 39, intitolata all’aviatore/imprenditore/motociclista qualcuno inizia a porsi legittime domande sulla effettiva bellezza del monumento.

Quel monumento discusso

Stefania Giara: “ Ed ecco la foto della statua dedicata al celeberrimo (?) eroe, decorato per le sue imprese durante la prima guerra mondiale e la campagna coloniale di Etiopia (roba fascista), cofondatore dell’azienda Guzzi, per il qual sono state scomodate le Frecce Tricolori, il cui costo orario di volo è di 7 mila euro ad aereo. La formazione comprende 10 aerei. Un tipo appoggiato a quello che sembra il bordo di una vasca da bagno, ma che mi dicono essere una tomba. Solo a me sembra tutto un po’ fuori dal tempo e dal senso?”
Ed è la solita concretezza tutta genovese che poi viene fuori. Anche se poi, andando a leggere fra le righe sulle varie concatenazioni di significata all’avvenimento, oltre al centenario della Guzzi si avvicina pure il centenario della fondazione dell’Aeronautica Militare che nel 1923 viene costituita come Forza Armata Autonoma, mentre nel 1928, cinque anni più tardi, lo stesso Giorgio Parodi fondò l’Aeroclub di Genova, avviando al volo le giovani generazioni genovesi.

Rimane un interrogativo: chi paga?

Rimane senza risposta la solita domanda, magari prosaica, ma comunque concreta e molto genovese… Chi paga?
L’ex capogruppo Pd in consiglio comunale Cristina Lodi sceglie il buon ton, la sordina e il… “Sommessamente”: “Sommessamente. Oggi Genova festeggia un personaggio molto ma molto discutibile… Vogliamo dire che ha bombardato da  volontario l’Africa? Direi che basta leggere il Secolo: volontario di guerra a bombardare l’Africa, va bene che riposi in pace. Assolutamente inopportuni i festeggiamenti. Direi che pur non negando le sue qualità di imprenditore ed aviatore non si possono tacere le sue responsabilità di guerra di volontario nella guerra imperialistica d’Africa. E quindi un po’ più di sobrietà sarebbe stata auspicabile. Sommessamente”.
E comunque, divisivo o no, chi paga? La Guzzi, l’Aeroclub, il Comune? Per onorare in maniera postuma, ben oltre il centenario dalla nascita, un proprio concittadino, imprenditore quanto si vuole, ma magari dal passato discutibile.
E pare che in Comune sia stato chiesto un accesso agli atti per verificare i costi e chi se ne assumerà la solvenza. Anche se poi nei più impervi e irti iter burocratici queste cose rischiano di perdersi nella notte dei tempi. E poi, magari, il personaggio manager ante litteram e decisionista è di quelli verso i quali l’uomo solo al comando solitamente subisce tutto il fascino.

depositi chimici costieri

Il Ponente, il Pd e il tracollo delle tessere

E poi c’è in arrivo la campagna elettorale, e quella nuova vision per i cittadini del ponente industriale, zona in cui il tesseramento Pd parrebbe aver subito un vero e proprio crollo dei numeri delle tessere. Con un’emorragia di iscritti tra Sestri, Pegli, Pra’, Voltri e Cornigliano rivelatasi spaventosa negli ultimi anni.
E, insomma, una rielezione, in fondo val bene qualche promessa. Perchè, forse, girandoline, ombrellini, il ponte, le Frecce Tricolori, la demolizione della Diga e il monumento al cofondatore della Guzzi e “bombardatore” dell’Etiopia, e tanta, tanta, forse troppa, “smartevolezza” magari, da qui all’estate del prossimo anno, potrebbero non bastare perfino per l’uomo solo al comando. Quindi meglio assicurarseli quei voti frutto dello scontento.

Paolo De Totero

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