È la stampa bellezza. Il monumento al lettore ignoto

L’estremo tentativo di un edicolante di salvare il giornale rubato da un barbone

Un memento passatista

Avrei un memento da rivolgere all’immaginifico sindaco Marco Bucci, ancorché impegnato nel regolare la morsa del collare che lo preserva costringendolo a guardare soltanto di fronte. Né a destra, né a sinistra, finalmente. Tutelandolo vieppiù dai fastidiosi “ismi”, che, al pari di malattie infantili, altro non fanno che creare divisioni anche fra le fila, numerose, dei suoi concittadini nei confronti dei quali lui stesso si è autoproclamato, ormai quasi cinque anni fa, come il sindaco di tutti.

Quel monumento divisivo

Un memento visionario, al pari di quel monumento, divisivo anzichenò, che avrebbe voluto e dovuto raffigurare un imprenditore motociclista degli anni venti e ha finito per tramandarci un trasvolatore e incursore dei cieli dell’Etiopia  in epoca fascista e coloniale, con tanto di divisa dell’aeronautica. Un orpello bianco e marmoreo che avrebbe fatto, forse, la sua bella figura nel cimitero monumentale di Staglieno. E invece fa bella mostra di sè, con tanto di cavalli di frisia o transenne difensive, nel bel mezzo di Carignano.

Una targa per il Mercantile

Ho provato, ancora qualche giorno fa, con l’abituale spirito collaborativo che contraddistingue il mio modo di essere, a suggerire al nostro primo cittadino almeno una targa che ricordasse un altro eroico defunto quasi bicentenario, “Il Corriere Mercantile”, perito definitivamente sei anni fa in una città distratta prigioniera del “maniman” e dei suoi politici.

L’Anpi, Cerofolini, Bucci

E mi ha sorpreso poi, il nostro primo cittadino, quando ho letto sul suo profilo la risposta positiva ad una perorazione dell’Anpi che gli chiedeva, passati dieci anni dalla sua scomparsa, di intitolare almeno una strada della nostra Genova a Fulvio Cerofolini, genovese illustre, anche lui primo cittadino per ben due mandati, soprannominato in modo affettuoso, ma anche un po’ canzonatorio: il sindaco tranviere.

Cerofolini, uomo delle Istituzioni

Ex dipendente dell’Amt, ma anche sindacalista e poi segretario della camera del lavoro, sindaco della prima giunta di centrosinistra, colui che ha licenziato il primo piano regolatore del comune, parlamentare socialista e poi presidente dell’assemblea regionale, difensore civico e presidente dell’Anpi. E se un giorno ci fosse l’opportunità del monumento spero che l’anonimo artista e scultore non me lo restituisca nella divisa, ancorché meno criticabile, di bigliettaio dell’Amt, ma magari in abiti civili e con la vista lunga sulla sua Genova. Quella della sua epoca. Per forza di cose operaia e antifascista.

Quel crimine incomprensibile

Epperò, lasciando da parte fantasticherie visionarie, che magari non saranno nè gradite nè comprensibili, o comprese, mi piacerebbe che in qualche modo qualcuno come me pensasse ad erigere un monumento, magari a futura memoria, all’anonimo che si è macchiato di un crimine incomprensibile. Almeno in quest’epoca social in cui tutto è governato e si governa con un touch. O al massimo con un messaggio vocale.

Perchè la notizia che riporto qui sotto, della Polizia Locale del settimo distretto ponente, non ha potuto fare altro che colpire la mia fantasia di giornalista del novecento in piena pandemia. Onesto lavoratore della carta stampata che da tempo assiste, inerme e con rassegnazione, alla incalzante e ritmata chiusura delle edicole cittadine. Come se si trattasse dell’identico bollettino preoccupante dei decessi per Covid 19.

Le edicole, epico baluardo del passato

Alcune, pochissime a dire il vero, si sono perfino riconvertite, come epici baluardi, rifornendosi di libri, pescati magari nei bidoni della carta da macero, suggerendo il passaggio di mano in mano e di mente in mente della parola e dei racconti scritti. Altre, la maggior parte, si sono limitate a tirar giù le serrande. E restano chiuse, a perenne ricordo del tempo che fu. Quando i quotidiani e i settimanali tiravano e vendevano suggerendo, magari, sapere e notizie.

“È la stampa bellezza, e tu non ci puoi fare niente, niente”

“È la stampa bellezza, e tu non ci puoi fare niente, niente”, rispondeva beffardo il direttore al gangster che gli intimava di fermare il giornale. E la stampa quasi non c’è più.

Per questo sono sobbalzato di fronte alla notizia da piccolo mondo antico: “La polizia locale del 7º distretto, quello del Ponente, ha arrestato un 38 enne per rapina impropria con violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé il possesso della cosa sottratta e per procurarsi l’impunità.

A difesa del suo giornale

L’uomo, un georgiano senza fissa dimora, rubava ogni giorno un quotidiano dal pacco dei giornali depositati dal distributore davanti a un’edicola del lungomare di Pegli prima che questa aprisse. L’altra mattina, il proprietario lo ha colto in flagrante e lui ha reagito tentando di sferrargli un calcio e riuscendo ad assestare un pugno all’uomo che gli aveva strappato dalle mani il maltolto. Lo straniero gridava contro l’edicolante in una lingua ignota ai presenti, intercalando con insulti in lingua inglese.

Tutto è avvenuto sotto le telecamere cittadine e sotto gli occhi di un agente di Polizia locale che stava dirigendo il traffico proprio lì davanti. L’agente è intervenuto, chiedendo l’ausilio dei colleghi per non lasciare sguarnito l’incrocio che gli era stato affidato.

Il georgiano, malfattore senza fissa dimora

E prosegue il comunicato:” Il trentottenne è stato fermato e condotto presso gli uffici del reparto Giudiziaria per la fotosegnalazione e per l’identificazione. Lì si è scoperta la nazionalità dell’uomo ed è stata chiamato un interprete perché potesse tradurgli i suoi diritti e tradurre agli agenti le dichiarazioni del fermato. Il georgiano non parla e non comprende l’Italiano e non si capisce per quale motivo rubasse un quotidiano locale ogni giorno.

Un processo per direttissima. Dura lex, sed Lex

Il georgiano ha rifiutato di collaborare non volendo nemmeno interloquire con il traduttore. Gli è stato, comunque, consegnato un foglio con i suoi diritti tradotti nella lingua del paese d’origine. L’uomo è stato arrestato e il magistrato, non avendo lui una residenza, ha disposto la custodia nelle celle della Questura fino al processo per direttissima”.

Un antico romanticismo

Epperò il gesto, almeno ai mie occhi, trasuda un alcunché di antico romanticismo. Pur sapendo bene che l’arresto all’anonimo ignoto georgiano – che non capisce la nostra lingua, e perciò è ammantato di qualche cosa di ulteriormente misterioso – non era dovuto, almeno così spero, al crimine perpetrato rubando un giornale tutti i giorni, ma alla reazione violenta nei confronti di chi stava cercando di fermarlo: l’ edicolante. Ultimo o penultimo rappresentante di una specie un dì folta e ormai in via di estinzione, e il vigile intervenuto in seguito. In una guerra tra poveri e chi è in procinto di diventarlo.

Un utopistico gesto di rivolta verso il tempo che scorre

E riveste una sorta di utopistica rivolta al progresso in difesa del ricordo del pregresso. I quotidiani, i giornali, la carta scritta, i libri… le edicole. La stampa, bellezza…. e la bellezza della stampa. Una rivolta nel ricordo del tempo che fu… Un monumento alla rivolta, l’estremo tentativo, romantico, di sfuggire allo strapotere dell’iPad e dell’IPhone. Che la carta, stampata o straccia, magari ridotta a estrema consunzione, finisce per avere persino un uso utile anche per un georgiano senza fissa dimora che non capisce un’acca della nostra lingua, eppure ridotto a rubare un quotidiano al giorno. Quello di offrire un giaciglio, oppure un riparo dai rigori notturni.

È la bellezza della stampa. E’ pur sempre la stampa, bellezza.

Paolo De Totero

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