La ‘ndrangheta dei “sussurrati all’orecchio”

Antonio Nicaso ci racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta, la storia di un’organizzazione criminale che era già globalizzata ancora prima dell’internazionalizzazione dei mercati

La ‘ndrangheta con le sue filiali ha ormai conquistato il Nord Italia, quali sono stati i meccanismi di questo radicamento lontano dalla casa madre?

La ‘ndrangheta è un’organizzazione criminale che nasce in Calabria nella prima metà dell’ottocento. Si afferma grazie alla capacità relazionale e diventa il braccio armato del potere, condiziona elezioni politiche e amministrative, riesce a passare indenne tutta la fase del regime fascista e nella seconda metà del novecento si trasforma grazie al sequestro di persona. La grande intuizione delle cosche, appunto, è quella di investire i soldi dei sequestri nel traffico internazionale di cocaina. La droga porta tanta ricchezza e la ricchezza deve essere investita. Ma è una ricchezza che non rimane in Calabria. In Calabria restano le briciole.
Spesso si è pensato al soggiorno obbligato, al confino, come dei pretesti per espandersi. Io sostengo una tesi diversa: penso che la ‘ndrangheta si sia proposta come agenzia di servizi soprattutto nel settore dell’edilizia, nel settore delle costruzioni e trasporto degli inerti. A Bardonecchia, primo comune del Nord Italia sciolto per presunte infiltrazioni mafiose, è andata e ha offerto manodopera a basso costo. Perchè la logica era quella di minimizzare i costi e massimizzare i profitti, non solo quelli della ‘ndrangheta ma anche quelli dell’imprenditoria locale. Con questo sistema è riuscita a radicarsi.
La Liguria, ad esempio, è stato uno dei primi posti dove è andata a posizionarsi perché molti boss pensavano ad investire i soldi dei sequestri e i soldi della droga nei casinò francesi, in Costa Azzurra, e quindi la Liguria era il territorio di passaggio per eccellenza.
A Ventimiglia creano addirittura un organismo capace di coordinare le attività e le strategie, e quindi la Liguria diventa uno dei capi saldi della ‘ndrangheta, una regione in cui essere presente ma anche una regione che in un certo senso fa da tramite. Molti arrivano in Liguria e poi si spostano in altre regioni. E contemporaneamente all’insediamento in Liguria si registra l’insediamento in Piemonte, in Lombardia, poi in Valle d’Aosta e poi in quasi tutte le regioni del Centro Nord.
Oggi la ‘ndrangheta, che prima era considerata una sorta di fenomeno eversivo, è governo del territorio perché non si limita più a offrire servizi nel mondo dell’edilizia ma è passata a una fase successiva, quella appunto che l’aveva resa forte già in Calabria, e cioè la capacità relazionale, la capacità di intercettare i politici che hanno bisogno del sostegno elettorale. Con questo sistema è riuscita ad infiltrarsi nella pubblica amministrazione, ad entrare nei partiti politici, e lo ha fatto senza discriminazioni ideologiche. La ‘ndrangheta non è né di destra né di sinistra, ma non ama stare all’opposizione. È un’organizzazione che capisce l’importanza della politica, capisce l’importanza della gestione della cosa pubblica, ma non è ideologicamente legata come poteva esserlo negli anni sessanta e settanta quando si avvicina alle forze eversive di destra e viene coinvolta in qualche tentato golpe. Oggi è un’organizzazione molto più cinica, molto più pratica, che ha capito l’importanza della corruzione. Spara di meno e quindi si fa notare di meno. Ecco, la ‘ndrangheta grazie a questa strategia è riuscita  a diventare una mafia globalizzata ancora prima dell’internazionalizzazione dei mercati.

Ecco questa sua capacità di adattamento, di interagire non solo con le forze politiche ma anche con i colletti bianchi e i liberi professionisti, è quello che l’ha messa in contatto con la massoneria. Come è avvenuta questa evoluzione?

Per comprendere la ‘ndrangheta, per comprendere le mafie, bisogna avere in mente la formula chimica dell’acqua. I due atomi di idrogeno rappresentano la violenza che è una grande risorsa, e i mafiosi sono stati i primi a comprendere l’economicità della violenza, ma quello che fa la differenza è l’atomo di ossigeno e cioè la capacità di stringere relazioni, la capacità di fare sistema. Per fare sistema bisogna intercettare dei professionisti che ti aiutino a riciclare il denaro. È importante intercettare i politici che in cambio del sostegno degli ‘ndranghetisti offrono appalti e subappalti.
Quindi per comprendere la ‘ndrangheta non bisogna pensare solo e soltanto a un fenomeno criminale. Se fosse stato un fenomeno criminale l’avremmo già sconfitta. La ‘ndrangheta è molto di più, è qualcosa che ha bisogno continuamente di relazioni. Spesso la definiamo zona grigia ed è quella che consente alla ‘ndrangheta di relazionarsi, di fare sistema. La massoneria è uno dei tanti canali utilizzati per entrare nei luoghi dove si gestiscono denaro e potere. Per tantissimo tempo la ‘ndrangheta è stata subalterna alla politica, ai ceti dirigenti, offriva voti e in cambio otteneva piccoli favori. È negli anni ’60 che cambia qualcosa all’interno della ‘ndrangheta. L’organizzazione decide di introdurre una nuova dote, quella della Santa, che garantiva la doppia affiliazione: l’affiliazione alla ‘ndrangheta e l’affiliazione alle logge deviate della massoneria. Tanti collaboratori di giustizia raccontano di una massoneria parallela o deviata in cui ci sono “uomini sussurrati all’orecchio” del gran maestro, spesso sono politici, gente che non vuole si sappia la loro affiliazione alla massoneria. E poi ci sono “uomini schermati sulla spada”, dicono alcuni collaboratori di giustizia, cioè dei pregiudicati, dei mafiosi che non risultano negli elenchi ufficiali della massoneria. È come se la massoneria avesse due maglietti, un maglietto pulito e un maglietto sporco. È chiaro che la logica della doppia affiliazione è servita alla ‘ndrangheta per intercettare le risorse pubbliche e i finanziamenti della cassa per il Mezzogiorno, gli interventi straordinari, e quindi è riuscita a gestire denaro e potere grazie appunto alla possibilità di sedersi allo stesso tavolo con i professionisti, con i politici, con gli uomini delle istituzioni.

Si può dire che la Santa è quel salto di qualità con il quale la ‘ndrangheta esercita realmente il suo potere, più che con la violenza?

La Santa è stata una sorta di spartiacque nella storia della ‘ndrangheta. Con la Santa la ‘ndrangheta capisce l’importanza di sedersi al tavolo dove si gestiscono denaro e potere. Poi probabilmente le cose si sono evolute e dalla Santa si è passati a tante altre doti che hanno avuto la funzione di creare sempre più una ‘ndrangheta elitaria, quasi una componente riservata meno visibile rispetto alla componente militare. Oggi naturalmente la ‘ndrangheta cerca di minimizzare l’uso della forza violenta, utilizza la violenza solo quando serve davvero perchè è molto più efficace corrompere. Bisogna tenere in considerazione che la corruzione è sempre stata un’arma molto, molto efficace. Ci può essere corruzione anche senza mafia ma non c’è mafia senza corruzione. La corruzione è una componente costitutiva della mafia cui oggi si ricorre con molta più frequenza perché i mafiosi hanno capito che se riescono a muoversi sotto traccia fanno meno rumore e danno meno nell’occhio. Questa è la strategia che stanno portando avanti nelle regioni del Centro Nord, in Europa, nel mondo. Hanno capito l’errore commesso a Duisburg, in Germania, quando sono stati ammazzati sei calabresi e questo omicidi hanno gettato un fascio di luce su un’organizzazione che prima era stata lungamente e colpevolmente sottovalutata. Oggi la ‘ndrangheta ha capito che muovendosi sotto traccia, evitando la violenza, può fare molti più soldi e dare meno nell’occhio anche perché  molta informazione e molta politica continua a pensare che le mafie esistano solo quando sparano.

Una nuova violenza economica che è più subdola perché falsa il mercato, falsa la concorrenza e perché un imprenditore sanno non ha i soldi della droga da investire

Indubbiamente la presenza delle mafie in Calabria come nel resto dell’Italia, in Europa e nel mondo, crea naturalmente degli squilibri a livello economico. Ci sono degli studi che parlano di perdite quasi del 3% di PIL e poi c’è una presenza che non è leale ma è una presenza che si muove grazie alla concorrenza sleale. I mafiosi non sono benefattori e quindi nel momento in cui decidono di dare soldi a un’azienda in difficoltà non lo fanno certamente perché vogliono aiutarla ma perché hanno un interesse che è quello di rilevarla. Spesso i soldi vengono dati a tassi d’usura ed è difficile poi poter restituire il denaro investito dai mafiosi. C’è una certa tattica. L’usura è una rozza strategia di riciclaggio ma è anche un modo per appropriarsi di aziende che sono in difficoltà, che hanno crisi di liquidità, di cash flow. Quindi è una strategia che porta la ‘ndrangheta a radicarsi appunto grazie ad un sistema che è quello di investire i soldi della cocaina e poi utilizzare dei prestanome per poter gestire queste società una volta rilevate dagli imprenditori taglieggiati.

Dalle ultime intercettazioni degli inquirenti sembra che esista un livello ancora superiore a quello della Santa, i cosiddetti invisibili. Chi sono?

Diciamo che la Santa è stato uno spartiacque e in un certo senso ha fatto cambiare pelle alla ‘ndrangheta perché da quel momento non è stata più subalterna alle classi dirigenti e alla politica e ha introdotto un nuovo modo di gestire il potere cioè quello appunto della compartecipazione. In breve, si sedevano allo stesso tavolo. Poi è chiaro che questo modello è andato avanti e si è adattato alle varie realtà, alle nuove tecnologie, alla globalizzazione. Oggi ci sono delle indagini e ci sono dei collaboratori di giustizia che descrivono una ‘ndrangheta sempre meno visibile, che parlano addirittura di una componente riservata. Sono naturalmente delle ipotesi che vanno accertate però è un’evoluzione possibile, probabile, perché le mafie stanno diventando sempre più sistemi criminali e quindi sempre più elitarie, sempre più guidate da gente che usa meno la violenza e sempre più la macro economia, le tecniche di riciclaggio, la capacità relazionale, i rapporti ad altissimi livelli.
E questo è quello che oggi fa delle mafie organizzazioni forti, potenti, ricche, radicate, globalizzate, contro le quali è difficile combattere perché mentre le mafie si sono globalizzate l’azione di contrasto fa fatica a globalizzarsi e quindi sono sempre due, tre passi in avanti rispetto all’azione delle forze dell’ordine e quindi dello Stato.

Simona Tarzia

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