Coronavirus, guanti e mascherine minacciano il Mediterraneo

E se gli attuali trend d’inquinamento non verranno modificati, nel 2050 il peso della plastica nelle nostre acque supererà quello dei pesci

Ricoprono i due terzi del nostro Pianeta, producono più della metà dell’ossigeno che respiriamo e dal loro stato di salute dipende la nostra sopravvivenza eppure, ricorda Legambiente, gli oceani e il preziosissimo ecosistema che custodiscono sono in pericolo. Se gli attuali trend d’inquinamento non verranno modificati, nel 2050 il peso della plastica presente nelle nostre acque supererà quello dei pesci. Un’emergenza che tocca profondamente anche il nostro mare, il Mediterraneo, che raccoglie grandi quantitativi di plastica e li restituisce in parte su coste e spiagge.

16 Paesi dell’area Mediterranea coinvolti nell’iniziativa

In occasione della giornata mondiale degli Oceani 2021, istituita dall’ONU e celebrata l’8 giugno di ogni anno, Legambiente restituisce i dati rilevati durante la 28esima edizione di Clean Up The Med che si è svolta nei weekend del 14 e del 28 maggio coinvolgendo associazioni, università, comuni, enti pubblici, scuole e cittadini. Una delle più importanti iniziative di volontariato del Mar Mediterraneo, promossa da COMMON (COastal Management and MOnitoring Network for tackling marine litter in Mediterranean sea), un progetto europeo finanziato da Eni CBC Med e coordinato da Legambiente che coinvolge Italia, Libano e Tunisia con l’obiettivo di tutelare le coste del Mediterraneo dal marine litter attraverso una gestione sostenibile.
Hanno aderito all’iniziativa più di 80 organizzazioni, provenienti da 16 Paesi diversi: Italia, Francia, Spagna, Algeria, Libano, Tunisia, Egitto, Palestina, Croazia, Cipro, Marocco, Malta, Turchia, Libia, Grecia e Monaco.

Un mare di mascherine

La pulizia, che ha riguardato 34 spiagge situate in prossimità dei centri urbani, ha permesso di raccogliere 630 sacchi di rifiuti, circa 10 tonnellate in totale. Di questi, il 90% è plastica: primi fra tutti, bottiglie e bottigliette, seguite da tappi, bicchieri e frammenti eterogenei. In oltre il 60% delle spiagge ripulite sono stati ritrovati guanti, mascherine o rifiuti legati alla cattiva gestione dei DPI (in Libano e Tunisia in quantitativo maggiore, ma presenti anche in Algeria, Croazia, Grecia, Italia e Spagna).

7 spiagge da sogno invase dai mozziconi di sigaretta e dai cotton fioc

Ai monitoraggi della campagna Clean up the Med si aggiungono i monitoraggi di beach litter effettuati su sette spiagge mediterranee “da sogno”: Isole Baleari (Menorca), Creta (Skaleta), Istria (Labin), Salento (Lecce e Taranto), Cirenaica (Apollonia) ed Epiro (Parga), luoghi ambiti dai turisti che però nascondono un consistente quantitativo di rifiuti, ben 335 ogni 100 metri lineari, dei quali l’87% costituito da plastica. Nella top five dei rifiuti più trovati cotton fioc, tappi, reti da pesca, bottiglie di plastica e mozziconi di sigaretta.

Servono politiche comuni a tutte le coste del Mediterraneo nella gestione dei rifiuti

“I dati rilevati nell’ultima edizione di Clean up The Med ci raccontano ancora una volta di un ecosistema in sofferenza e soffocato dalla plastica, dall’Italia all’Algeria, dalla Spagna alla Palestina. C’è l’urgenza assoluta di adottare politiche comuni a tutte le coste del Mediterraneo nella gestione dei rifiuti, sia nella loro produzione che nel loro smaltimento”, commenta Giorgio Zampetti, Direttore di Legambiente.
“A livello europeo la direttiva SUP, per ridurre il monouso in plastica, e a livello nazionale, il decreto legislativo per il suo recepimento rappresentano un traguardo importante. Speriamo che quest’ultimo si concretizzi entro il termine stabilito al 3 luglio senza prevedere proroghe, e adottando alcuni miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda la deroga alle plastiche compostabili. Ma per mettere in atto una vera e propria rivoluzione contro il marine litter occorrerà estendere il bando dell’usa e getta a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, unito a norme più stringenti anche sugli altri rifiuti più comuni che si trovano sulle spiagge”.
Non dobbiamo dimenticare che anche noi possiamo contribuire alla riduzione del consumo della plastica usa e getta con i nostri comportamenti quotidiani, e che la tutela dei nostri mari è anche nelle nostre mani. E infatti “durante la stagione estiva, le località che subiscono un afflusso turistico notevolmente elevato vedono aumentare la percentuale dei rifiuti spiaggiati di oltre il 40%”, conclude Zampetti aggiungendo che “con le campagne promosse dal progetto COMMON stiamo rafforzando azioni di sensibilizzazione locali di valore, mirate a informare cittadini e a migliorare il nostro rapporto con l’ecosistema marino”.

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