I due imperatori

Nessuno chiede scusa?

“Nessuno chiede scusa?” Domanda Giovanni Mari, collega de “Il SecoloXIX” sul suo profilo social personale. Facendo chiaramente riferimento alla sbornia del “liberi tutti”, tanto festeggiata da giovani e giovanissimi, che si è conclusa con il successivo e classico mal di testa del giorno dopo. Fra polemiche e distinguo, su fatti, misfatti e messaggi. Sino al decesso della diciottenne di Sestri Levante che ci costringe al salto indietro nel tempo e a tornare a interrogarci non tanto sull’efficacia dei vaccini quanto alla comunicazione troppo semplicistica del messaggio. Come se per tornare a correre e a quella libertà di gregge il fatto di mettere persino a rischio qualche vita umana, non fosse poi così importante. Per i tempi dell’economia e per quelli della politica nostrana.

Una lezione per la politica e per l’informazione

“Qualcuno si scuserà con i ragazzi?” Gli fa eco Ferruccio Sansa, l’antagonista del governatore Giovanni Toti, appena una decina di mesi fa, nella corsa alla poltronissima della presidenza della Regione Liguria. In un suo lungo post postprandiale pubblicato prima del decesso della giovane di Sestri Levante di ieri diceva fra l’altro: “La vicenda, oltre ai risvolti sanitari, è una lezione per la politica e l’informazione: fare domande è giusto. Nei giorni scorsi un gruppo di medici genovesi – vaccinatori volontari – aveva lanciato un appello: AstraZeneca non è un vaccino per giovani. Nei ragazzi i rischi legati alla vaccinazione con questo prodotto sono più pesanti di quelli del Covid. Noi per primi abbiamo lanciato l’appello (che era stato respinto, va detto, da quasi tutti i giornali). Siamo stati coperti da critiche e insolenze. Comprese quelle della lista Cambiamo di Giovanni Toti (che come sempre ha mandato avanti i suoi scudieri). Oggi emerge  che dare Astrazeneca ai ragazzi era sbagliato. Migliaia di giovani in Italia e in Liguria hanno ricevuto la dose in cambio della promessa di poter finalmente riconquistare la libertà dopo il virus.Qualcuno si scuserà con loro?”.

Una disperata ricerca del consenso

E la pietra tombale ce la mette Giovanni Giaccone, altro collega, con un suo articolo su “GOODMORNINGGENOVA.ORG”: “Lo scadimento della politica lo si vive in queste ore di smarrimento e tristezza dopo la morte di Camilla. Il punto non è il singolo episodio per quanto particolarmente tragico, ma un modus operandi che trae spunto per ogni sua dinamica da una disperata ricerca del consenso, all’induzione della popolazione a un’euforia ingiustificata, all’eventificazione posticcia di dare ed episodi fasulli.Abbiamo bisogno di altro, le feste ce le organizziamo da soli”.

Che poi la riflessione di Giaccone non può essere che la summa su un esame di coscienza, sempre che la politica dimostri di averne una, sugli eventi di questi giorni. Dal contdown di lunedì notte sino alle proteste del prosieguo di serata per il popolo della notte che ha invaso i vicoli per una festa liberatoria senza che fossero state ripristinate le misure e gli orari che fino a prima del lockdown limitavano accessi e uso di alcool e quant’altro.

E dire che ci sarebbe voluto poco. Sarebbe bastata un po’ più di attenzione al ruolo istituzionale che a quello di gestori da ludoteca. Ma evidentemente la macchina del consenso ha suggerito questo. Con il presidente Toti a spasso in piazza De Ferrari per concedersi al selfie di signorine e ragazzi e poi pronto a scandire gli ultimi minuti del conto alla rovescia. Fino a dare il”rompete le righe” in modo che la folla tornasse a casa o irrompesse nei vicoli.

Quegli applausi per il ritorno di Bucci

È la politica spettacolo che cerca di creare consenso al governatore di turno con la sua narrazione che prevede l’euforia di una qualsiasi festa rispetto al rigore di un contraddittorio su un qualsiasi tema politico. Con l’impressione di un qualunque lungo, surreale viaggio, nel parco divertimenti del momento.

È la politica della spettacolarizzazione permanente, per la quale un paio di giorni fa, il sindaco Marco Bucci, che faceva il suo rientro in sala rossa con collare e mascherina, dopo l’assenza forzata per la caduta accidentale in casa, è stato accolto dai consiglieri comunali in piedi con applausi scroscianti. Quasi tutti, a dire la verità, tranne un paio di defezioni. Per carità, come ha detto, e preteso di essere lui, sarà pur il sindaco di tutti, ma nel gesto di tornare, come in quello di aver promesso che avrebbe lavorato comunque da casa, e pancia a terra, io non riesco a vedere nulla di particolarmente eroico.

E poi, non so perché, ma a me viene in mente che solitamente si applaude ai funerali. Alla conclusione. All’uscita del feretro.

Caligola

E il cavallo divenne senatore

Ma, come dicevo, è tutto frutto della spettacolarizzazione della politica così in auge. Dove chi fa solitamente nient’altro che il proprio dovere finisce, purtroppo, per diventare, nella percezione comune, una sorta di eroe. Quasi un invincibile e inattaccabile imperatore. Che magari, tra un passaggio e l’altro della politica, finirà per nominare fra i propri sottosegretari il cavallo. Nè piu nè meno di un certo Caligola.

Che poi il rischio è quello di creare fra le giovani leve, ma non solo, talmente tanta confusione che il messaggio non venga recepito, facendo in modo che la comunicazione prevalga sempre sull’informazione. E la vicenda della sfortunata Camilla suggerisce tutto questo. E sarebbe ora che ognuno finisse per prendersi tutte le proprie responsabilità.

Paolo De Totero

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