Cremazioni multiple a Biella, archiviate le querele di 500 famiglie. Per cercare giustizia nasce il comitato “A casa con me”

I parenti non ci stanno e vogliono sapere. Se nel crematorio della città piemontese gestito dalla famiglia Ravetti si bruciavano più cadaveri insieme, chi c’è nelle urne consegnate alle famiglie?

Biella – Non è un film horror, non siamo in una sparuta cittadina nelle campagne americane o nelle lande deserte dell’Australia. Quello che stiamo per raccontarvi è un fatto di cronaca nostrana di cui facciamo fatica a trovare gli aggettivi. Si tratta di una vicenda che si svolge in una città del nord, ai piedi delle Alpi, un posto tranquillo. La città dove una famiglia di cui vi parleremo ha una lunga tradizione nell’attività di pompe funebri è Biella. Ed è proprio qui, in Piemonte, che i Ravetti consumeranno i loro reati.
Al centro della nostra storia c’è la società di cremazione Socrebi Srl, nata nel 2003 da un’idea del figlio del noto impresario funebre Mario Ravetti.
Sul sito della Socrebi, in maniera garbata, la proprietà offre servizi per l’ultimo viaggio del caro estinto. E nulla lascia presagire che dietro questa facciata pulita si nasconda il male. Sì, il male assoluto, quello fatto nei confronti di chi non può opporsi. Perché negli anni i Ravetti hanno offeso vivi e morti con una disinvoltura disarmante.
Ma andiamo per gradi.

Ottobre 2018, i carabinieri fanno irruzione nel crematorio

Il 26 ottobre del 2018 i carabinieri di Biella, nell’ambito di un’operazione condotta dalla Procura della città piemontese, fanno irruzione nel tempio crematorio della città, in concessione alla Socrebi per 27 anni.
Le voci che girano in città sono inquietanti. Per risparmiare sui costi, anzi, per guadagnare di più e ottimizzare i tempi, non sarebbero state rispettate le procedure di cremazione.
E gli investigatori portano alla luce una realtà che definire angosciante è poco. I reati che i gestori del crematorio di Biella hanno messo in atto durante le procedure di cremazione spaziano dal vilipendio di cadavere alla violazione di sepolcro, allo smaltimento illecito di rifiuti speciali.

Cadaveri bruciati insieme dentro scatole di cartone per moltiplicare i guadagni

Perché i Ravetti, pur di far soldi, bruciano più cadaveri assieme e poi restituiscono alle famiglie le ceneri mischiate di più persone cremate contemporaneamente. Ceneri che quando sono in eccesso finiscono nella spazzatura. E se un processo completo di cremazione dura 3 ore, per ottimizzare i tempi lo si accorcia a 60 minuti, con il risultato che i cadaveri non bruciano del tutto. Per questo all’interno della Socrebi i Carabinieri hanno trovato 240 kg tra ossa e ceneri non smaltite.
Ma l’orrore non finisce qui. I Ravetti con i collaboratori scassinavano le casse zincate e trasferivano  i cadaveri  in bare di cartone in modo da velocizzare il processo di cremazione. Quello che restava delle casse, aperte come scatolette come si vede in un filmato delle “Iene”, veniva portato in discarica da un mezzo della nettezza urbana di Biella. È così che questa fabbrica degli orrori gestita dalla famiglia Ravetti aveva aumentato la sua produttività del 441% in pochi mesi. E con la produttività anche le entrate della Socrebi.

Da quanto tempo andasse avanti questa atrocità non è dato di saperlo con precisione. Si potrebbe ipotizzare almeno dal 2017. Nell’ottobre del 2020 Marco e Alessandro Ravetti vengono condannati rispettivamente a 5 anni e 5 anni e 4 mesi per i reati di cui abbiamo detto sopra. Secondo il dispositivo della sentenza, e quindi per la legge, una condanna equa. Per l’invisibile e sempre più vituperata legge morale avrebbero meritato la dannazione eterna.

Cosa contengono esattamente le urne ricevute dai parenti?

Perché questa storia rivoltante non si chiude con questa condanna. Le famiglie i cui congiunti deceduti sono stati cremati nel cimitero di Biella hanno cominciato a farsi delle domande: se la prassi consolidata era quella, l’urna con le ceneri dei defunti che hanno ricevuto dai Ravetti cosa contiene? O meglio: chi contiene esattamente?
Per saperlo i parenti vittime di questa condotta ignobile, e parliamo di oltre 500 famiglie, hanno presentato una maxi querela con il Codacons dove chiedono con quali modalità sono stati cremati i loro cari, e se effettivamente nelle urne che sono state consegnate c’erano padri, madri, figli, nonni e nonne della famiglia o estranei o sabbia o cos’altro.
Però il 21 maggio 2021 il Gip del tribunale di Biella, non senza suscitare perplessità, conferma l’archiviazione richiesta dal PM di tutte le querele presentate. Una doccia fredda.

Nasce il comitato “A Casa con Me”

Ma dove non arriva la legge i cittadini fanno da sé, tra mille difficoltà e ostacoli. Perché come ci disse il magistrato Roberto Cavallone in un’intervista recente, il diritto penale in Italia vede le vittime come un impiccio. E così adesso 39 famiglie di parenti delle vittime del Tempio Crematorio di Biella hanno costituito ufficialmente il comitato “A Casa con Me” che in una nota di oggi, firmata dalla presidente Laura Attena, ha voluto sottolineare quanto “sia stata ingiusta la lieve condanna di primo grado per i due fratelli Ravetti, titolari con il padre della società che gestiva il Tempio crematorio.

“Una lugubre catena della morte”

Soprattutto dopo le indiscutibili ed evidenti prove video registrate all’interno del forno, dopo che gli stessi Ravetti e i loro collaboratori hanno ammesso i reati (doppie e triple cremazioni, vilipendio e distruzione di cadavere, violazione di sepolcro e corruzione) e dopo che la stessa PM, Teresa Angela Camelio, aveva definito la vicenda una lugubre catena della morte. Ecco, nonostante tutto questo la Procura di Biella ha presentato la richiesta di archiviazione per la maggior parte delle istanze avanzate dalle parti lese, tralasciando sostanzialmente tutto quello che negli interrogatori era stato detto e confermato dagli indagati e cioè che i fatti delittuosi all’interno del Crematorio si perpetravano da anni”.

I parenti finiscono attenzionati dai carabinieri

E non è finita qua. Dopo il pronunciamento di archiviazione, molti dei parenti “in particolare quelli che hanno dato il consenso a un laboratorio specializzato per le perizie all’interno dell’urna del proprio congiunto che aveva subìto la cremazione multipla, sono stati oggetto dell’attenzione dei Carabinieri”.
Lo denuncia sempre la nota del comitato che poi si chiede perchè i carabinieri dovrebbero convocare i parenti per fare “accertamenti sull’iter delle pratiche per l’ispezione delle urne (costi, documentazione e richiesta di presunte anomalie) e per avere chiarimenti sui contratti che legano i rapporti con gli avvocati che stanno seguendo la loro vicenda”, e cioè il generale Luciano Garofano, consulente forense delle vittime, e l’avvocata Alessandra Guarini.
“Perché iniziare un accertamento su persone che liberamente e coscientemente hanno acconsentito e sottoscritto un contratto con dei legali per essere assistiti, contratto ovviamente regolare ed esigibile in qualsiasi momento? Chi ha suggerito questa strana operazione? Forse per screditare e delegittimare  il nostro impegno e il lavoro dei nostri legali? Perché si è investito tempo, uomini e risorse economiche che invece andrebbero impiegate per indagare altrove, magari per riaprire una nuova fase d’indagine nei confronti dei Ravetti e dei loro complici?”.

Già, perchè dovremmo rivedere l’ennesima vicenda italiana che va a braccetto con altre storie di ingiustizia, fatte di stragi e di lutti?

fp

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