A cavallo d’un cavallo

Da Foa a Camilleri passando per Renzi

Qualcuno, rimandando a teorie infinite, scacchistiche piuttosto che politiche o letterarie, da Vittorio Foa ad Andrea Camilleri, o soltanto per vincere in qualche modo il dibattito infinito, che in altre occasioni verrebbe etichettato come “fuffa”, e che solitamente contraddistingue le estati che precedono le annate elettorali, l’ha ribattezzata “la mossa del cavallo”.

Una mossa abile o inattesa

Ove, tanto per capirci, lo Zanichelli, cioè il vocabolario, la registra (la mossa o il modo di dire) all’interno della parola “cavallo”, specificando che non è solo uno “spostamento a elle” di questo pezzo sulla scacchiera ma anche, dal punto di vista figurato, una iniziativa abile e inattesa, fatta di velocità spiazzante rispetto alla routine e alla linearità scacchistica, che permette di liberarsi da un impedimento o di uscire da una situazione critica.

Non a caso il compianto papà del commissario Montalbano l’ha utilizzata come titolo di un suo romanzo, ambientato nella Sicilia della fine Ottocento, in cui la “Mossa del cavallo” è quella di un tal Giovanni Bovara, ragioniere nato a Vigata ma, non a caso, genovese di adozione, rispedito sull’isola per indagare sulla morte poco chiara dei due ispettori ministeriali che l’avevano preceduto.  Aiutato dalla sua mentalità e dalla sua educazione non siciliana, che gli permette di mantenersi estraneo alla rete di complicità e di sottintesi dell’ambiente mafioso e omertoso siciliano dell’epoca, respinge ogni tentativo di corruzione. Testimone dell’omicidio di un curato che, nel dialetto del posto, sconosciuto a Bovara, incolpa subito il cugino come l’autore dell’omicidio, l’ispettore finisce per essere accusato dallo stesso cugino e da altri testimoni del delitto. Sino a quando farà la “mossa del cavallo”, cioè “scavalcherà” la sua stessa mentalità e incomincerà a parlare e a ragionare in siciliano, recuperando il dialetto della sua infanzia, compenetrandosi così nel modo di agire di chi l’accusa, ribaltando la realtà a suo favore e salvandosi.

Sin qui la letteratura.

Vittorio Foa

Tenacia e immaginazione per un cambio di scenario

Poi c’è la teoria di Vittorio Foa, quasi cent’anni di storia italiana. Prima giolittiano, poi ufficiale di complemento nel regio esercito, dal 1933 partigiano di “Giustizia e libertà”, considerato uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, deputato del Partito d’Azione e poi del PSI, segretario nazionale della FIOM. Uno dei massimi teorici della linea politica dell’autonomia operaia, fondatore del PSIUP, dirigente del Pdup, esponente di Democrazia Proletaria, poi senatore indipendente nelle liste del PCI, “pur non essendo mai stato comunista”.

Sostenne comunque la trasformazione del PCI in PDS, e nel 2007, poco prima della sua scomparsa, partecipò alla fondazione del Pd. Autore di un’autobiografia, “Il Cavallo e la torre”. Bruno Maggio, a tre anni dalla morte, gli a dedicato un libro: “Vittorio Foa e le trasformazioni della società italiana” in cui spiega: “Al cuore dell’azione di Vittorio Foa c’è infatti il convincimento che «la politica non è solo comando, è anche resistenza al comando … non è solo governo della gente… è aiutare a governarsi da sé». Il metodo e i contenuti del lavoro di Vittorio Foa politico e studioso ci lasciano un messaggio particolarmente valido per il momento presente, dato che ancora più sentita è la necessità della «mossa del cavallo»: un cambio di scenario da perseguire con tenacia e immaginazione. Già la mossa del cavallo, che proprio Foa amava sollecitare, la sorpresa da riservare all’interlocutore, lo strappo ai vestiti che il potenziale avversario vorrebbe cucirci addosso”.

 

Matteo Renzi

Un’alleanza generazionale per la società del futuro

E poi avanti, ancora di mossa in mossa, sempre e comunque in vena di equinità.

Da Camilleri a Foa, sino a Matteo Renzi che nel 2020, in piena pandemia, replica con un suo scritto più o meno biografico con lo stesso titolo. Appunto: “La mossa del cavallo”. E, comunque, non solo un saggio di strategia politica. Soprattutto un elaborato di visioni, di idee per provare a delineare la società del futuro prossimo e un messaggio per un’alleanza generazionale con il fine della ripresa post Covid.

Ecco, il panorama potrebbe essere quasi completo tra letteratura, trattato politico-sociale e messaggio divinatorio del politico italiano che può contare su un numero spropositato di soprannomi: dal “rottamatore” all’ “Obama italiano”, sino al “bomba”, passando per “er piroetta”.

L’ex

Epperò buon ultimo, è un altro senatore, anzi ex vicepresidente a palazzo Madama, ex deputato, giornalista, ex direttore di varie testate, ex membro del consiglio di amministrazione Rai, presidente del forum comunicazione del Pd, nominato nel 2009 da Pierluigi Bersani, allora segretario. È l’ipotesi di una lista civica, lanciata dalla sinistra riformista, che dialoghi con l’attuale sindaco Marco Bucci spiazzandolo sino ad ammaliarlo. E rivolgendo a proprio favore l’ambizione e la convinzione di Bucci di essere sempre e comunque più astuto di tutti i suoi interlocutori. Sempre un passo avanti. E, secondo Rognoni sarebbe proprio quella la sorpresa da riservare all’interlocutore, quello strappo ai vestiti che il potenziale avversario vorrebbe cucirci addosso. Un cambio di scenario da perseguire con tenacia e immaginazione. Come direbbe lo stesso Foa.

Carlo Rognoni

Un’ampia lista civica di sinistra e riformista

Spiega Rognoni dopo aver tributato al sindaco di Genova Marco Bucci una serie di meriti, dalla ricostruzione del ponte in avanti che molti genovesi gli riconoscerebbero:“ Possono le forze riformiste e di centro sinistra avere l’ambizione di pesare, di contare più di oggi, di partecipare al rilancio di Genova?

Ci vorrebbe un salto di qualità

Penso di sì. Ma ci vuole quella che il vecchio e grande Vittorio Foa chiamava “la mossa del cavallo”. E’ la metafora di una iniziativa abile e inattesa adatta a uscire da una situazione critica (c’è forse chi crede che Pd e Cinquestelle, ma anche Renzi e Calenda non siano in una condizione critica?). Come fare allora? Siamo alla vigilia dei congressi provinciale e regionale del Pd. La mia idea è che le forze più riformiste di Genova e della Liguria dovrebbero avere il coraggio di pensare a un salto di qualità,  inaspettato. Penso che ci vorrebbe un’ampia lista civica riformista di centrosinistra. Il Pd potrebbe farsene carico? E’ così difficile immaginarla? Si continua a credere che l’identità delle forze di centro sinistra passi necessariamente attraverso i vecchi stanchi usurati partiti? A Milano il sindaco Sala ha intenzione di puntare su una sua lista civica. E su una lista civica punterà il candidato sindaco di Napoli. E altri ancora se ne contano.

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Marco Bucci – Sindaco di Genova

Una mossa che potrebbe sedurre anche Bucci

Se le forze del centrosinistra avessero il coraggio di mettere in campo una grande forza civica riformista potrebbero perfino cercare di confrontarsi e dialogare con quella lista civica di centrodestra che si dice che Bucci voglia mettere in campo.

Nell’interesse di Genova e del suo futuro ecco che si potrebbe avere una visione magari immaginifica, ma sicuramente stupefacente del fare politica nel resto degli Anni Venti del Duemila. Il centrosinistra che ora appare ondeggiare di qua e di là, latitare su troppi fronti, alla ricerca di un candidato sindaco sorprendente potrebbe riguadagnare forza e credibilità.

Insomma una spinta del riformismo per il prossimo candidato sindaco non mi pare proprio uno scandalo. Sarebbe una mossa che potrebbe sedurre anche Bucci e quelle forze di centro che vogliono farsi carico del futuro della nostra città, senza pregiudizi sul riformismo di forze di centrosinistra che pensano di dare un contributo alla costruzione di un futuro per Genova”.

Giovanni Toti

Un processo a specchio nel centrodestra

A muovere l’ex vicepresidente del Senato, probabilmente, è proprio la coazione a ripetere del suo partito, forse stanco del tafazzismo della sinistra, che potrebbe fare suo il motto, più o meno rivoluzionario, che se non si ha la forza di cambiare le cose dall’esterno tanto vale cercare di conseguire lo stesso risultato dall’interno. Come potenziali alleati all’interno di una possibile supergruppo, da destra a sinistra e da sinistra a destra. Quello che in epoca referendaria gli avversari marchiavano come “accozzaglia”.

In attesa dei congressi del PD

Del resto il primo appuntamento utile è quello,dei prossimi congressi Pd in cui verrà eletto il nuovo segretario e l’ex direttore lo ha ben presente. “Di fronte allo sconvolgimento epocale che la politica sta attraversando ha forse senso accontentarsi di coazioni a ripetere? Non sarebbe invece sacrosanto provare ad accettare di avventurarsi su nuovi fronti? Ecco un bel tema da discutere nei prossimi congressi del Pd. C’è un forte e condiviso candidato sindaco da contrapporre a Bucci? Se non c’è perché temere di appoggiare Bucci, se dovesse condivide alcune scelte strategiche delle forze riformiste di centrosinistra? Domande inutili? Idee velleitarie? Può darsi. Ma i cambiamenti in atto nel sistema politico richiedono una capacità di innovazione a cui forse dovrebbero tutti abituarsi”.

Già, la mossa del cavallo, un po’ a specchio del processo che si sta sviluppando in casa del centrodestra, da Toti a Berlusconi, che in chiave moderata cercano di erodere i partiti populisti, da Salvini ai CinqueStelle, in crisi di identità, fino al Fratelli d’Italia con la deriva populista di Giorgia Meloni.

La “mossa del cavallo” ha avuto comunque il merito di creare, oltre al legittimo scompiglio, un risveglio del dibattito politico, piombato nella sonnolenza estiva, con una serie di interventi fra il piccato, l’infastidito e l’irritato delle numerose e variegate componenti di quel centrosinistra abituato a comandare e ormai relegato da troppo tempo all’opposizione.

Federico Romeo

Nel PD la lotta per la segreteria

In un momento, fra l’altro, in cui all’interno del Pd e delle sue correnti, più o meno governative, è in atto un confronto serrato. Con tanto di autodafé e sgambetti sui possibili/probabili candidati. Al momento il ventinovenne Federico Romeo, presidente del municipio Valpolcevera, dipinto come l’enfant prodige del partito e Simone D’Angelo sostenuto, si dice, dalla maggioranza orlandiana, dal capogruppo di Tursi Alessandro Terrile, dalla sindaco di Sestri Levante Valentina Ghio oltre che da alcuni decani del Pd, i giovani democratici e gli ex popolari.

Di Romeo,  sostenuto a sua volta da un ventaglio di correnti che annovera sindaci ede ex sindaci, l’area +Dem, alcuni lettiani, l’ex base riformista, l’ex ministro Roberta Pinotti, l’ex segretario Giovanni Lunardon e l’ex deputato Lorenzo Basso, si  parla anche, come del possibile/probabile antagonista di Bucci nella sfida elettorale del prossimo anno. Sempre che la mossa del cavallo non vada a buon fine.

Gli amici

La proposta di un “vecchio” della politica ligure, se non altro, avrebbe il pregio di scompaginare, almeno un po’, la lotta per correnti all’interno del Pd, andando a pescare per i nomi da inserire nella lista “amici di Bucci” nel vasto panorama dei movimenti civici dei quali già in passato l’ex assessore al traffico Arcangelo Merella aveva cercato un ricompattamento.

Di più. Rognoni detta anche un lungo elenco di temi da affrontare che potrebbe sin da oggi costituire una sorta di “libro bianco” su cui confrontarsi proprio con il probabile vincitore della prossima sfida elettorale: “Che cosa dovremmo aspettarci dal prossimo sindaco? Penso che abbia bisogno di mettere a punto una strategia sui trasporti, via terra (ferrovie e autostrade) ma soprattutto via mare, integrando e rafforzando il sistema che abbraccia il porto di Genova, di Savona e di La Spezia.

Il futuro dei giovani

Penso anche che nei prossimi anni sia indispensabile mettere al centro il futuro dei giovani, che passa da una riforma coraggiosa e radicale della scuola, dell’università, e da una politica per la promozione di nuove start up. Con i fondi che ci darà l’Europa, attraverso il Pnrr, dovremo fare di Genova, della nostra città-capitale, insieme alla Regione, un punto di riferimento nelle nuove tecnologie digitali. Un’altra scelta irrinunciabile è la difesa del lavoro, quello tradizionale come l’acciaio, ma soprattutto quello più moderno e innovativo da cui passa la cultura, la qualità dell’ambiente.

Possono le forze riformiste e di centro sinistra avere l’ambizione di pesare, di contare più di oggi, di partecipare al rilancio di Genova?”.

Invertire la sindrome del plurisconfitto

Insomma, uno stratagemma per invertire, almeno un po’, la sindrome del  plurisconfitto in cui sembrerebbe piombata la sinistra ligure, rinverdita dall’ultimo esperimento perdente dell’alleanza giallorossa in Regione, e per rimettere in gioco il lavoro precandidatura di Ferruccio Sansa, con le convergenze sul suo antagonista Aristide Massardo che, proprio in quell’occasione, avrebbe potuto contare sui cespugli dei gruppi civici.

Il dibattito è in corso, con posizioni variegate, ma per la maggior parte, almeno per quanto riguarda esponenti di spicco del Pd e della sinistra, negative.

Nessuna reazione dai potenziali alleati/controparte. Anche se poi il disegno, nemmeno troppo velato, sarebbe quello di andare ad erodere, in caso di riconferma  di Bucci, lo strapotere della Lega e di Fratelli d’Italia con l’inserimento di alcuni assessori nei dicasteri chiave, contro il populismo e l’antipolitica. E probabilmente a difesa della meritocrazia.

“Cumannari è megghiu di futtiri”

In fondo la politica si confermerebbe null’altro che l’arte della mediazione o del “cumannari è megghiu di futtiri”. Suggerirei, tanto per mantenere la bella immagine fra lo scacchistico e l’equino, come dire…. dal cavallo al raglio d’asino, dalle briglie sciolte o tirate, di cambiare almeno un po’ quella folgorante è spiazzante immagine de “la mossa del cavallo”, per cui sono ricordati tanto Camilleri che Foa e Renzi, in un’altra. Che mi sembra più appropriata pur ricordando un clima western da cavalleria. Oppure Don Chisciotte. sancho Panza in perenne lotta contro i mulini a vento. La mossa, più che del cavallo, a me sembra…a cavallo d’un cavallo. Niente di nuovo sotto al sole. Perché, come affermava un certo Mao Zedong: “grande e la confusione sotto al cielo. Quindi la situazione è eccellente. E la mossa del cavallo, o meglio a cavallo d’un cavallo rappresenterebbe null’altro che il tentativo, visto e rivisto tante volte in politica, di cercare di salire al volo sul carro del possibile/probabile/futuribile vincitore.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.