Riforma della Giustizia, speriamo che non vinca l’impunità

La difficoltà nel trovare una mediazione da parte della Ministra della Giustizia Marta Cartabia è direttamente proporzionale alla quantità di partiti che sono al Governo con Draghi. E purtroppo la sensazione che la nuova riforma possa essere un salvacondotto per molti personaggi loschi è quasi una certezza.
Sepolto sotto le espressioni “varie anime presenti nel Governo” o “le diverse sensibilità” c’è il rischio che a causa della scarsa lena e della atavica disorganizzazione dei tribunali, molti procedimenti possano godere della prescrizione. Perchè se c’è una aspetto che la nuova riforma non tocca è la produttività dei magistrati e dei tribunali.

E se da una parte il Movimento 5 Stelle, o quel che ne rimane, ha fatto sua la battaglia per l’eliminazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, la strada che la nuova riforma ha imboccato è pericolosa. 

Nella proposta della Ministra Cartabia la prescrizione si blocca definitivamente dopo la sentenza di primo grado, e questo varrà sia per gli assolti che per i condannati, ma a partire dal processo d’appello saranno introdotti termini di durata massimi. Nel caso scadano i termini il reato sarà dichiarato improcedibile. I termini potrebbero essere  due anni per il secondo grado e un anno per la Cassazione.

L’imputato sarebbe colpevole ma il reato è prescritto

Che in un paese normale sarebbe anche una decisione da appoggiare senza condizioni. Ma in Italia, dove in tribunale un giorno manca la sedia, un altro giorno manca l’imputato che si fa ricoverare “a orologeria” immaginare un futuro di probabili colpevoli, ma con reati prescritti è tutt’altro che un’utopia. Diverso sarebbe se a fronte di tempi certi per arrivare alla prescrizione, si fissassero, per le udienze, per il lavoro dei magistrati e per l’efficenza dei tribunali, tempi serrati. Insomma bisognerebbe che gli addetti ai lavori cominciassero a lavorare.

E questi timori non li abbiamo solo noi, che abbiamo seguito molti processi di mafia e assistito a sentenze scandalose, ma li ha avuti anche Egle Possetti portavoce dei parenti delle vittime del Morandi, che in una nota sottolinea come “la riforma della giustizia penale che purtroppo ai nostri occhi di parti lese per motivi molto gravi, sta acquisendo un pò il sapore di restaurazione dell’impunità”. Vorremmo capire meglio quali siano i dettagli che non conosciamo, ma da quanto emerge pensiamo che la norma possa essere molto negativa, infatti non potremo mai accettare che in una vicenda come la nostra i tempi dell’appello possano essere ridotti a due anni e la cassazione ad un anno soltanto”. Il processo per il crollo del Morandi sta per iniziare e non sotto buoni auspici.

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