Variante Delta, facciamo il punto: tra ipotesi terza dose e nuova ondata autunnale, ecco cosa sappiamo

L’Italia e il mondo sono alle prese con questo nuovo ceppo che secondo l’OMS diventerà presto prevalente in tutto il pianeta

Genova – Col diffondersi della variante Delta aumentano anche preoccupazioni e perplessità: cosa sappiamo della sua trasmissibilità, ci deve preoccupare? E poi, è vero che è un po’ più cattivella?
Lo abbiamo chiesto a Emanuele Pontali, Direttore dell’unità di Malattie Infettive dell’Ospedale Galliera di Genova, che ci ha spiegato come funziona la classificazione dell’OMS precisando prima di tutto che “le varianti esisteranno sempre perchè tutti i virus mutano, influenza compresa. Per quanto riguarda il Covid le abbiamo divise in tre gruppi principali. Ci sono le varianti di interesse, le varianti preoccupanti, e le varianti ad alte conseguenze”. Tutto dipende dagli effetti che le mutazioni hanno sulla capacità dei vaccini di proteggerci, sulla trasmissibiltà, e sulla virulenza.

La variante Delta classificata come VOC, ossia variante di preoccupazione

E la variante Delta, in effetti, “è stata individuata come variante di interesse alla fine dell’anno scorso e pochi mesi fa è stata classificata dall’OMS come variante di preoccupazione”, continua Pontali aggiungendo che “ha dimostrato effettivamente un’aumentata trasmissibilità. E questa è l’unica cosa certa e confermata. Sembra inoltre che si trasmetta un po’ più facilmente delle altre anche a chi è già vaccinato, che non si ammala ma può essere il ponte per trasmetterla ad altre persone non vaccinate”. Il rischio dunque è che anche i vaccinati diventino positivi ma questo avrebbe ripercussioni minime sulla loro salute, assicura Pontali, semplicemente “un po’ di mal di gola o un raffreddore”.

Pfizer chiede a Fda ed Ema l’autorizzazione per somministrare un nuovo richiamo

Di certo il timore di una nuova ondata in autunno è una paura realistica, infatti già “15 regioni hanno riportato un significativo aumento dei casi”, dice Pontali aggiungendo però che “nessuna ha segnalato un significativo aumento dei ricoveri. Questo vuol dire che la trasmissibilità è molto alta ma le fasce più a rischio, quelle che sono state vaccinate per prime, non hanno subito contraccolpi”.
A fronte di una maggiore trasmissibilità, dunque, rispetto al primo Covid il virus mutato non sembra tanto più potente da rispedirci in terapia intensiva. Nonostante questo Pfizer corre ai ripari e annuncia l’intenzione di chiedere a Fda ed Ema il via libera a un’ulteriore dose di vaccino, la terza. Ma “qui viaggiamo nell’incertezza”, sottolinea Pontali che poi spiega il perchè: “Ancora ignoriamo tutti quanto durerà la nostra protezione. Di sicuro sappiamo che più dosi facciamo, oppure se abbiamo avuto il Covid e ci vacciniamo, la qualità della nostra risposta immunitaria sembra migliorare. Per questo potrebbe aver senso effettuare una terza dose, magari a distanza di un anno, di 6 mesi o di 18. Ma questo ancora non lo sappiamo”.

La curva dei contagi dopo tre mesi torna a salire

Dopo tre mesi la curva dei contagi ricomincia a salire in 15 regioni, mentre in 11 l’Rt ha raggiunto il livello uno. Se su questo pesi di più il fatto che sia caduto l’obbligo dell’uso della mascherina o l’arrivo della variante Delta lo chiarisce Pontali che non ha dubbi: “Il problema grosso dell’aumento di questi casi è legato sicuramente alla variante Delta che è molto più contagiosa delle precedenti”. A questo si aggiunge il fatto che “oggi quest’infezione si sta diffondendo soprattutto nella popolazione giovane che fino a qualche mese fa non si mescolava, ma stava in classe o all’università indossando le mascherine”.
E in effetti anche i giovani hanno pagato un prezzo elevato in pandemia, per un virus che ci ha tolto la socialità.

Finale di Coppa Europea: è allarme contagi

Domenica si giocherà la Coppa Europea e con l’Italia in finale la preoccupazione è che la curva dei contagi cresca ancora, complici i maxischermi sparsi un po’ in tutte le città e la voglia di tornare alla normalità.
Per questo Pontali consiglia la massima prudenza e suggerisce “di tenere la mascherina sempre a portata di mano anche se siamo all’aperto, per metterla se si crea assembramento o se ci spostiamo al chiuso”. Maggiore cautela poi dovrebbe avere “chi non è vaccinato per cui l’uso della mascherina è sicuramente importante anche per evitare che nel momento di gioia uno si porti a casa il virus da trasmettere a un familiare che non è ancora riuscito a vaccinarsi”.

Simona Tarzia
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Simona Tarzia

Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.