Dalle topiche alle comiche 

Quel gusto ridicolo per le gaffe

Buster Keaton

Riguardo al titolo, leggetelo un po’ come vi pare. Anche se potrebbe apparire contenente, in embrione, almeno, una evidente discriminazione di genere. Questione non mia, ma della lingua italiana, che a volte marginalizza, per non dire apertamente che discrimina.

Ma lo dice il vocabolario  – e non ancora la vocabolario o il/la vocabolar* -.
Perciò topica: sostantivo femminile, mossa o frase sbagliata o fortemente inopportuna (equivalente del francese gaffe). Da cui… fare una topica.

Da contrapporre a topico: aggettivo,  nella logica antica, che riguarda l’invenzione degli argomenti, cioè dei mezzi dialettici con cui condurre un’argomentazione. Per estensione dai significati che l’aggettivo ha nella logica e nella medicina, si è svolto quello di «specifico, significativo, particolarmente adatto»; di qui, nell’uso letterali anche le accezioni di «decisivo, risolutivo, di fondamentale importanza per gli sviluppi successivi>>.

E insomma chi intende farne una questione di genere sbaglia. Sennonché l’aggettivo ha quasi sempre un significato positivo mentre il sostantivo ne assume uno negativo.

Marco Bucci

Dì qualcosa di sinistra

E comunque, topica o topico che sia…. sempre di mossa si tratta, sbagliata o fortmente inopportuna. L’ultima, suggerita al sindaco Marco Bucci da un esperto, marpione come il vicepresidente della Camera, ex senatore ed ex direttore del Secolo XIX Carlo Rognoni, era la mossa del cavallo. Cioè la soluzione astuta di aprire le porte ed ospitare all’interno della sua futura coalizione in lizza per una probabile riconferma a palazzo Tursi, almeno alcuni gruppi civici, se non addirittura qualche frangia della sinistra istituzionale. Con quella perorazione che in tempi, più o meno sospetti, di unanimismo di sinistra il girotondino Nanni Moretti aveva rivolto a Massimo D’Alema di pronunciare, finalmente, qualche cosa di sinistra. Suggerimento da far prevenire anche al sindaco dei genovesi Marco Bucci-veda un po’ lei.

Gianni Crivello

L’importanza dell’autocritica

Un sindaco dal carattere spigoloso, protagonista, proprio alcuni giorni fa, di un post del suo principale avversario in sala rossa, Gianni Crivello: “Michelangelo, ripeto Michelangelo, diceva: “Mettere in discussione se stessi è il modo migliore per capire gli altri”. In consiglio comunale c’è un signore che ama mettere in discussione gli altri, per evitare di fare ogni tanto, rarissimamente, un minimo di autocritica”.

Già, perché l’essenza, nel momento topico delle topiche di questa amministrazione, è di non ammettere mai non solo di aver, magari, commesso un errore, come capitava addirittura all’infallibile ispettore Rock della brillantina Linetti impersonato da Cesare Polacco ma di concedere, magari all’opposizione di avere idee diverse per la sua #GenovaMeravigliosa.

Ultima di una lunga serie di topiche…topiche in occasione dell’ultimo dibattito in sala rossa in seguito ad un articolo 55 che consentiva una immediata discussione in assemblea sugli esiti preoccupanti della decisione di piazzare due maxi schermi, in piazza De Ferrari e al porto antico per poter seguire in diretta la finale dei campionati europei 2020 fra Italia e Inghilterra.

Italia Campione d'Europa

“Assembramento con rischio contagio”

Proprio Crivello aveva stuzzicato Marco Bucci: “noi affermiamo con determinazione che è stato commesso un errore. Un grave errore. Quell’iniziativa non andava organizzata per la ragione che l’assembramento era certo e anche il rischio di contagio. E anche qualche cosa si piu’. Allora ho peraltro ho letto stamattina che il Sindaco avrebbe detto “lo rifarei”, quindi perseverando. La colpa è di chi non ha rispettato le regole, dice Marco Bucci, questo sempre è vero. Ma le responsabilità principali sono di chi ha organizzato l’evento, questo è altrettanto vero. Voi avete pubblicato e diffuso sabato un comunicato stampa di una pagina e mezzo dove parlavate di ingressi che sarebbero stati consentiti a partire dalle 19,30. Quattromila persone a De Ferrari e 3000 al porto antico”. Poi è andata a finire come è andata a finire.

Cesare Polacco, l’Ispettore Rock

L’Ispettore Rock, questo sconosciuto

Il mio amico social Carlo Besana, utilizzando esclusivamente  le immagini del Tg regionale ci ha montato sopra un bellissimo video. Soprattutto per il senso dell’ironia. In cui compare e ricompare il primo cittadino che alla domanda del cronista di fronte alla situazione chiaramente sfuggita di mano ripete e torna ripetere in maniera quasi ossessiva alla domanda “qualche cosa non ha funzionato?” un ritornello diventato rituale, proposto e riproposto: “ha funzionato tutto benissimo”.

E scrive sul suo blog lo stesso Besana: “ Negli anni ‘60 era molto popolare un carosello che vedeva protagonista l’attore Cesare Polacco nei panni dell’ infallibile ispettore Rock. La battuta classica, diventata un tormentone dell’epoca nello spot della brillantina Linetti era: “Lei è un fenomeno ispettore, non sbaglia mai”. “Non è esatto. Anche io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti”. E lì l’ispettore si toglieva il cappello mostrando la sua totale calvizie, conseguenza del suo imperdonabile errore… c’è però chi inquesti giorni, non riesce ad ammettere la possibilità di aver commesso il benché minimo errore, nemmeno di fronte all’evidenza”.

“Tutto ha funzionato benissimo”

E a questo punto, però è necessario fare un salto all’indietro risalendo alla polemica che ha tenuto banco sui quotidiani nazionali sulla necessità di allestire maxi schermi pur in presenza della pandemia.

Chiarisce ancora Besana nel suo post: “Ma andiamo con ordine. L’entusiasmo popolare per l’inatteso cammino vincente della nazionale di Roberto Mancini, la voglia di vivere in modo collettivo la finale di Wembley ha dovuto fare i conti con la crescita dei contagi registrata negli ultimi giorni. Molte grandi città, Milano e Roma in primis, hanno quindi rinunciato all’allestimento di maxischermi nelle piazze, Genova ha fatto invece una scelta diversa: allestimento di due maxischermi (in piazza De Ferrari ed al Porto Antico) con la dichiarata certezza di poter offrire due grandi aree non solo ben presidiate, con norme ferree, ma addirittura con la garanzia del “covid free”… Come documentato dal servizio trasmesso il 12 luglio dal TgR Liguria, non è andata proprio così…Le enormi criticità, le falle organizzative, sono evidenti, facilissime da cogliere per chiunque…”

Crivello: “Lo scenario era prevedibile”

Criticità ricordate in sala rossa anche da Crivello: “si fanno gli investimenti se si vogliono organizzare queste cose che non andrebbero organizzate. Si fanno gli investimenti di risorse umane e non soltanto. Con più presenze dal punto di vista professionale, anche volontari, naturalmente. Le transenne si posizionano prima dell’evento, con largo anticipo. E non qualche minuto prima, non alle 19,30. Un paio d’ore prima che inizi la partita. Lo scenario era prevedibile, lo ha detto addirittura anche un’emittente locale che spesso e molto d’accordo con questa amministrazione. Transennare, controllare, garantire, organizzare la sicurezza con la massima serenità. Era un evento positivo, poteva esserlo ancora di più, in virtù della vittoria della nazionale, si poteva evitare che tutto trascendesse. Il Comune ha fallito, avete fallito perché avete creato un evento molto pericoloso per la nostra comunità e quando si commettono degli errori, non so se nel vocabolario di questo Sindaco esiste, ma un minimo di autocritica sarebbe fondamentale”.

Come Fonzie non riesce a chiedere scusa

Mancanza di autocritica su cui gioca amaramente e mirabilmente anche Besana: “Più difficile, anzi impossibile…, per il primo cittadino, ammettere anche di fronte all’evidenza la possibilità di aver commesso anche il più piccolo errore…

“è andato tutto benissimo…” Una cosa è certa: recita benissimo, ma è evidente che non potrà mai interpretare la parte dell’Ispettore Rock…

C’è invece una speranza per la nuova serie di “Happy Days”, nei panni di un novello Fonzie…quello che, come noto, non riusciva proprio a chiedere scusa. Che può anche diventare un problema…per noi…”.

Quella coazione a ripetere gli errori

Lunghissimo l’intervento conclusivo di Marco Bucci in cui ha perfino cercato di addossare qualche responsabilità al Prefetto e al Questore in materia di ordine pubblico. Come se l’evento, in soldoni, lo avessero deciso loro; quando, probabilmente, ne avrebbero fatto volentieri a meno.

L’epilogo comunque ricorda in maniera emblematica quanto accaduto appena qualche settimana fa, sempre in piazza De Ferrari, quando si decise che la folla  potesse presenziare al conto alla rovescia con tanto di count down luminoso sulla facciata del palazzo della Regione in occasione del passaggio in zona bianca. Con tanto di assembramenti, dirottamenti a ceriomonia terminata e notte brava nei vicoli. Con tanto di accuse nell’un caso e nell’altro ai giovani che infrangono le regole. Specie se da parte delle autorità mancano, per dorza di cose i controlli. Ma evidentemente oltre alla scarsa capacità autocritica dei nostri amministratori in un certo qual modo manca anche la memoria, a breve, brevisssimo termine.

La fake news dell’affitto della bandiera agli inglesi

Evidentemente fra proclami, ombrellini e girandoline questa è la GenovaMeravigliosa che ci meritiamo. Del resto ha voluto il caso che un vecchio e mai sepolto “tormentone” quello del nostro sindaco che intima ala monarchia inglese il pagamento degli arretrati per l’affitto della bandiera scudocrociata di San Giorgio, vessillo della nostra città che ha dato origine alla festa della bandiera, venga rinfocolato dopo la sconfitta della squadra inglese nel tempio del calcio di Wembley. Solo che in questo caso intervengono, finalmente e nuovamente gli storici a sminuire l’effetto fake news. Fra questi Giacomo Montanari, divulgatore scientifico e storico dell’arte, curatore scientifico dei Rolli che sbugiarda la leggenda metropolitana e ne costruisce un’altra s scopo didattico a cui abboccano in molti. E dal racconto orale alle nuove tecnologie finiscono per cascarci in molti, fra questi anche organi di stampa accreditati. E qualche tempo fa persino il nostro esimio sindaco che aveva chiesto alla monarchia inglese di saldare il vecchio debito di circa 250 anni. Salvo poi non ammetterlo mai e nemmeno chiedere scusa. E, a rotta di collo, come dimenticare la richiesta di intitolare una via al camallo genovese Bartolomeo Pagano che interpretò per il cinema muto il ruolo di Maciste, dimenticando che  proprio a Nervi, quartiere originario del nostro Sindaco, esiste già una via a suo nome. Problemi di toponomastica prestata alle topiche. Oppure, ancora il mistero sui 200 mila euro che in qualità di commissario avrebbero dovuto essere versati al Sindaco. Cifra su cui lo stesso Bucci aveva dichiarato ai genovesi che avrebbe rifiutato. Sulla quale, nonostante le richieste dell’opposizione di chiarimenti in consiglio comunale non ci sarebbero state risposte certe.

Quei “figli e figliastri” dello staff di Mancini

Per finire alla strana richiesta di conferire la cittadinanza agli eroi dello staff azzurro Mancini, Vialli, Lombardo e al giocatore Federico Chiesa, dimenticando altri ex giocatori illustri dello stesso staff, da Salsano a Nuciari ad Evani. Con la Regione che invece avrebbe deciso di conferire la cittadinanza all’intero gruppo.

Che poi queste gaffe o topiche che dir si voglia finiscono per forza di cose per avere effetti in qualche modo comici, fino a quando, in casi estremi come quello di domenica scorsa, non ci si mette in mezzo la salute pubblica. Epperò, in qualche modo, questa è la rappresentazione della politica attuale fra topiche comiche ormai abbastanza ricorrenti.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.