Il G8 di Genova, il suo lascito di sangue, la città ferita e la sospensione dei diritti

Giornalisti in piazza a vent’anni dal G8. Venerdì 16 luglio, dalle ore 18, ai giardini Luzzati

Genova – Giornalisti, fotoreporter, registi, gomito a gomito nel raccontare una delle vicende più gravi successe a Genova in epoca contemporanea, quella della sospensione dei diritti guadagnati dai nostri nonni dopo aver cacciato la barbarie nazi-fascista. Un pezzo di vita durato 3 giorni su cui, ancora oggi, mi interrogo.
C’ero, all’epoca non più giovane fotografo, di ritorno da territori che nel sangue trovavano una realtà quotidiana. Sangue che non ti aspetti di veder scorrere nella tua città, nelle strade di cui conosci ogni angolo. Il passaggio senza mezzi termini tra la sfilata pacifica del primo giorno e la violenza dei giorni successivi, fu traumatico. E poi le violenze, l’interruzione dei diritti costituzionali. Non si capiva chi fosse a fare cosa. Il processo di semplificazione era già in atto nel 2001. Si doveva dividere fatti e attori in due fazioni. Quelli in divisa e gli altri. L’ordine e il disordine. Troppo semplice per essere vero e in effetti fu proprio così. C’erano tanti lupi vestiti da agnelli.
Poi ore, giorni di umiliazioni, torture, bastonate. Eppure si era tutti convinti che non ci sarebbero più stati fatti come quelli della Casa dello Studente.
In quei giorni fui costretto a vestire “come di consueto”, maschera antigas, protezioni, elmetto in kevlar. Non mi pareva vero, ero fuori posto, non stava veramente succedendo. Non accettavo il fatto che potessimo diventare come “quei paesi lontani, incivili e violenti” che raccontavo nelle mie immagini.

Nei giorni successivi a quel G8 organizzato male, e forse non a caso, in una città complicata e urbanisticamente compressa, mi fu chiesto dal Vice-Questore Angela Burlando di consegnare le immagini per poterle guardare.

Fare i conti con la realtà è stato un passaggio doloroso che non ho ancora interamente compiuto, dopo vent’anni. So per certo che la frattura con le forze dell’ordine andrebbe ridotta, magari con un confronto tra chi c’era, e anche con chi, adesso in Polizia o nei Carabinieri o in Finanza, al tempo aveva i pantaloni corti o non era neppure nato.
Un’occasione per cercare di capire, una volta di più, cosa successe quel luglio del 2001, ci sarà venerdì 16 luglio, ai Giardini Luzzati, nel centro storico di Genova, dove l’Associazione Ligure dei giornalisti e l’Ordine dei giornalisti della Liguria organizzano un evento a vent’anni da quel summit.

fp

Il programma del 16 luglio

A partire dalle 18, potremo assistere a un confronto che, partendo dalla memoria dei drammatici giorni del luglio 2001 ricostruita attraverso i documenti e le testimonianze dei fotoreporter e dei cronisti, farà il punto sullo stato di salute del settore dell’editoria, sulle condizioni del lavoro precario, sugli ostacoli che si frappongono a chi voglia fare giornalismo d’inchiesta, sulla vertenza con il governo perché un’informazione libera, plurale e al servizio dei cittadini possa disporre di un quadro legislativo e delle risorse che le consentano di sostenere le nuove sfide.

In piazza ci saranno i fotoreporter liguri, i colleghi dei comitati precari costituiti nei grandi gruppi editoriali, Alessandra Ballerini, avvocata, già volontaria del Legal social forum, legale della famiglia di Giulio Regeni. Paolo Borrometi, presidente di articolo 21, collega minacciato dalla mafia e costretto dal 2014 a vivere sotto scorta, Alessandra Costante, vicesegretaria nazionale della Fnsi, Roberto Centi, presidente della Commissione Antimafia Liguria, Antonio Di Rosa, direttore del Secolo XIX durante i fatti del G8, Raffaele Lorusso, Segretario generale della Fnsi, Attilio Lugli presidente dell’Odg Liguria nel 2001, Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, Mattia Motta, presidente della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo che siede al tavolo del confronto sulla legge per l’equo compenso. Inoltre Enrico Scopesi, Presidente della Camera penale regionale Ligure, Paolo Serventi Longhi, segretario generale della Fnsi nel 2001, Marcello Zinola, segretario del sindacato dei giornalisti liguri nel 2001.

 

*Immagine di copertina ©Telenord

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Fabio Palli

Spirito libero con un pessimo carattere. Ho lavorato nella ex Jugoslavia, in Libano e nella Striscia di Gaza. Mi occupo di inchieste sulle mafie e di geopolitica.