Annunciazione, annunciazione

Pd: il congresso dem sceglie Simone D’Angelo, è lui il nuovo Segretario genovese. Domani l’annuncio ufficiale

Il Nelson Mandela day

La notizia, rimbalzata a destra e manca, è che finalmente… “ce l’habemus”. Nel senso che, a meno di colpi di teatro e sorpresissime dell’ultima ora, le sezioni si sono espresse e hanno votato. Ancora non tutte, però, visto che l’annunciazione ufficiale è prevista per domani, domenica 18 luglio. Non casualmente, forse, a coincidere con il Nelson Mandela Day, cioè il giorno che celebra la nascita del presidente sudafricano scomparso nel 2013, Nobel per la pace nel 1993. Un nome scelto non a caso nel 2009 dalle Nazioni Unite per cosa Mandela ha rappresentato non solo nella liberazione del Sudafrica dall’apartheid, ma in generale nella lotta alla segregazione razziale. L’obiettivo del Mandela International Day è quello di tenere viva l’attenzione sui diritti umani nel mondo e fare sempre passi in avanti, mai indietro, nella loro protezione e diffusione. Quest’anno la Fondazione Nelson Mandela ha scelto come slogan “Azione contro la povertà” per ricordare la necessità di lottare anche contro la povertà per favorire la giustizia sociale e il rispetto dei diritti.

Sotto le ali protettive di un D’Angelo custode

Il preambolo, come potete constatare, rimanda alla succulenta notizia che finalmente il Pd genovese potrà contare su un suo D’Angelo…. custode. Nel senso che la gara/diatriba con Federico Romeo, l’uomo del municipio del Ponte,  che sembrava quello indicato dal destino, il più giovane, il più bello e il più noto, e dunque il probabile vincitore, si è conclusa assolutamente contro ogni presagio in favore, appunto di Simone D’Angelo. Sparigliando, almeno un po’ i facili pronostici.
La novità è che a contendersi il ruolo ambito, in un partito da sempre, e forse per sempre, condizionato dai grandi “vecchi”, dalle correnti e dalle riunioni eccellenti attorno ai caminetti, siano due giovani. Quello che era stato definito l’enfant prodige, il ventinovenne Romeo e l’ex vicesegretario, il trentatreenne Simone D’Angelo, fino a qualche tempo fa braccio destro dell’uscente segretario, il consigliere comunale Alberto Pandolfo.
E l’ulteriore novità, in un partito fortemente condizionato dalle correnti interne, è che alla fine sia stato proprio l’outsider ad accaparrarsi la gara. Con risultati per qualche verso strabilianti nelle sezioni. E sbaragliando i responsi del pronostico, assicurandosi la maggioranza di quelli che saranno i 150 delegati del congresso con tre giorni di anticipo. Raggiungendo il fatidico settantaseiesimo delegato dopo la votazione di Bavari, al termine di un lungo testa a testa in cui, a sorpresa, proprio D’Angelo era passato in vantaggio per poi essere superato dal favorito di qualche voto.

Un testa a testa incalzante

Un lungo testa a testa con ripetuti colpi di scena di cui mi fa piacere pubblicare, tanto per darvene testimonianza, data e titoli a tema de “Il Secolo XIX” a ripercorrere  Il cardiopalmo sulle votazioni iniziate il primo di luglio. Allora : 2 luglio: “ Congresso Pd, primi esiti D’Angelo è in vantaggio, Mara San Teodoro e Foce prevale di poco Romeo” . E finisce 9 delegati a 5 per il vicesegretario.
4 luglio: “Pd, sorpasso Romeo con Sampierdarena. Ma D’Angelo vince a Marassi e Portoria”. Parziale 11 a  19  in favore di Romeo. Totale delegati 23 a 20 per Romeo con un delegato da assegnare.
5 luglio: “ Pd, è un testa a testa. Plebiscito per Romeo nel feudo Sant’Olcese. Ponente con D’Angelo”. Parziale 12 a 11 per D’Angelo. Totale delegati.
11 luglio : “Pd, D’Angelo Recupera terreno, sfida all’ultimo voto con Romeo”. Parziale 14 a 12 a favore del vicesegretario. Totale delegati 61 a 60. Ancora Romeo in testa.
13 luglio, la svolta con il controsorpasso di D’Angelo. Il Secolo XIX titola “ Pd verso il rush finale. Sorpasso di D’Angelo sull’avversario Romeo con i voti di Castelletto”. Delegati 8 a 7 in favore di D’Angelo. Totale delegati 68 a 69, sempre per D’Angelo.
Un caso, o forse no, che il voto che ha determinato il sorpasso sia stato colto in una sezione come quella di Castelletto che, visto l’appoggio dell’ex segretario ed ex consigliere regionale Giovanni Lunardon, savonese approdato proprio in zona, avrebbe dovuto determinare un vantaggio a Federico Romeo, con il quale proprio Lunardon a sorpresa aveva deciso di schierarsi, abbandonando un suo ex fidato sodale.

Trombature, rancori e inimicizie

Eppero’, spiegano a mezza voce nel partito… i drammi delle trombature alle ultime regionali di finiscono per creare rancori e inimicizie. E in questa politica si preferisce sempre e comunque dare la colpa agli altri piuttosto che riuscire ad imboccare, magari, la strada più tortuosa e sconnessa dell’autocritica. Così Romeo, dopo averla spuntata alla grande ad Albaro, 6 a 1 in suo favore, ha dovuto registrare la debacle nell’altro quartiere della buona borghesia cittadina. Quattro delegati a 3 in favore di D’Angelo. Cinquantuno preferenze sui 94 votanti.
Come dicevo è la svolta. Perché poi D’Angelo allungherà ancora.
Il 14 luglio, ricorrenza in Francia della presa della Bastiglia, “Il Secolo XIX” titola: “Pd al cardiopalmo. D’Angelo allunga. Ora Romeo insegue”. Insomma per raggiungere il quorum a D’Angelo, l’outsider, manca soltanto un delegato. Che arriva puntualmente proprio nel giorno della presa della Bastiglia.
Il 15 luglio sempre “Il Secolo XIX” titola definitivo: “ Pd, D’Angelo ha i numeri: sarà il nuovo segretario. <<Da domani al lavoro per un partito che vinca>>”. Dichiarazione rituale. Che fa un po’ a pugni con l’occhiello sempre del titolo de “Il  Secolo XIX”: “I giochi sono praticamente chiusi per la guida del partito genovese. Ma i supporter di Romeo non demordono tra ricorsi e riconteggi”.

Il candidato del neo-capogruppo

Già, i supporter, le alleanze, i grandi vecchi, le correnti. E soprattutto un outsider, magari non perfettamente controllabile e, magari, recalcitrante a rimettersi in riga per seguire i diktat dall’alto.
Perché poi, in conclusione, ha avuto la meglio il rappresentante di quella che secondo pronostico avrebbe dovuto essere una minoranza. Magari anche cospicua ma pur sempre una minoranza. Con Romeo sostenuto da un’ampia coalizione di correnti: da Area Dem dell’ex ministro Roberta Pinotti – in cui è  saldamente schierato Il segretario uscente Pandolfo – a PiuDem di Sanna e Campora; dagli ex riformisti e base popolare di Pippo Sergio Rossetti ad una parte degli zingarettiani che si riconosce in Giovanni Lunardon. E di Lunardon abbiamo già detto.
D’Angelo ha potuto contare sul ministro Andrea Orlando – comunque nelle angustie territoriali liguri, pur sempre ritenuto uno della Spezia, né più nè meno di Raffaella Paita – e sull’ex segretario e attuale capogruppo a Tursi, Alessandro Terrile.

Leader:  grandi, medi, piccoli vecchi

Poi ci sono i grandi/medi/o piccoli vecchi. Dal Burlando Claudio da Torriglia, al Mario Tullo, ex deputato sino all’ex Senatore Graziano Mazzarello ras, entrambi, della zona di San Teodoro ed Oregina. Con Burlando che stando alle voci pare abbia consigliato più volte ex investito su Federico Romeo. Mentre Tullo e Mazzarello hanno sostenuto D’Angelo.
Perché nonostante i buoni propositi del dopo votazioni, con quella voglia di pacificazione che finirà inderogabilmente per arenarsi al primo impaccio, come un consunto armistizio, il problema del nostro Pd continua ad essere il proliferare di correnti a livello nazionale, ma purtroppo, da sempre moltiplicate dagli appetiti e dalla voglia di condizionare in qualche modo di leader e leaderini locali.
Leggasi, a tal scopo, la parabola di tal Lunardon Giovanni, detto l’archeologo, oppure l’Indiana Jones di Salita San Leonardo, zingarettiano, dopo essere stato esponente di parecchie correnti, mai comunque di quella renziana, anche quando rappresentava la maggioranza del partito. Pur avendo, si dice, aiutato frequentemente l’allora capogruppo Raffaella Paita, lei sì renziana doc, ad essere eletta capogruppo… e non solo. Poi, comunque, una volta non rieletto, in qualche modo deve essersela legata ad un dito appoggiando Romeo.
E così ne è risultato eletto fra gli ohhh di meraviglia l’anello debole, il vaso di coccio…fate un po’ voi. Anche perché il gruppo che sosteneva l’enfant prodige Romeo sembrava essere palesemente maggioritario rispetto a quello del povero sparring partner Simone D’Angelo. Solo che l’imponderabilità e l’accozzaglia quasi unanimista che sosteneva Romeo deve aver creato nella base qualche prurito. Contribuendo a fare invertire  clamorosamente il pronostico.
Così capita  che, appena a qualche giorno di distanza, i favoriti della vigilia, resi magari ancora più arroganti dalla consapevolezza di non poter perdere… “ceffino” di brutto. È la bellezza della democrazia. O così si suole dire.

E ora tutti uniti per indicare l’anti-Bucci

Solo che invece di togliersi la medaglia del secondo posto dimostrando tutta la loro spocchia, in questo caso stanno cercando una mediazione per una segreteria unitaria. Ma non potevano farlo prima della conta se avevano tutte queste buone intenzioni di non andare a contarsi e di seppellire le correnti? Comunque questa è la politica, dove conviene, magari perdere perfino la faccia, ma pensare, sempre alla salvezza del proprio culo. In vista di poter dire la loro nell’individuazione del candidato sindaco da opporre a quel monolite di Bucci. Intanto come se D’Angelo avesse presente che il giorno dell’ufficializzazione dei risultati sarà proprio quello dedicato a Nelson Mandela promette: “Nel programma che abbiamo presentato agli iscritti il punto centrale è la lotta alle diseguaglianze. Per questo partiremo dalle periferie per combattere la narrazione di una città vetrina tanto cara a Bucci. Faremo un passaggio in tutti i territori con le realtà che si occupano di marginalità sociale. A settembre, ottobre penso ad una sorta di Stati Generali dell’alternativa per lanciare le nostre proposte sulla città”.
Quindi buon lavoro all’outsider proclamato segretario. Le elezioni sono alle porte e il sindaco uscente Marco Bucci può godere di una macchina per la propaganda messa a punto e ormai oliata e rombante. E perciò… buona fortuna.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.