Crollo del Morandi, gli avvocati del M5S ligure: “Ecco cosa rischia il Comune di Genova se si costituirà parte civile dopo la prima udienza preliminare”

“Il primo ostacolo? La perdita della facoltà di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati che opteranno per il rito abbreviato”. Lo dicono gli esperti

Genova – Non ci sarebbe alcuna inattualità se il Comune di Genova si costituisse parte civile nel processo sul crollo del Morandi già dalla prima udienza preliminare, fissata per il 15 ottobre prossimo. Anzi, non farlo sarebbe un grosso errore. Soprattutto perchè l’ente locale perderebbe alcune importanti facoltà.
Lo spiega Daniele Pomata, avvocato penalista cui si è rivolto il M5S ligure per avere un parere sulle risposte del Segretario generale del Comune che durante il Consiglio di martedì scorso ha dichiarato inammissibile la loro mozione perché troppo anticipatoria. Il codice di procedura penale, infatti, prevede la possibilità di costituirsi parte civile anche oltre i tempi dell’udienza preliminare.
Un problema, ribadisce l’avvocato dei pentastellati, perchè in questo modo l’ente locale non avrebbe più “la facoltà di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati che dovessero optare per il rito abbreviato”.
Un rischio concreto nel caso del processo genovese considerato che “sono pochissimi gli imputati ad aver depositato delle memorie difensive o ad aver chiesto di essere interrogati”, continua Pomata aggiungendo che “il Comune potrebbe anche perdere la possibilità di interloquire in udienza, di opporsi alle istanze degli imputati o di presentarne di proprie”.
Di più: “Costituirsi parte civile dopo l’udienza preliminare precluderebbe anche la possibilità di avvalersi della facoltà di presentare le liste per l’esame di testimoni, periti o consulenti tecnici”.
Sarebbe un bel pasticcio, insomma, soprattutto tenuto conto della gravità del danno subito dal Comune di Genova “in conseguenza delle condotte ascritte agli imputati”.
E non si parla solamente dei “danni patrimoniali derivati ad esempio dagli interventi onerosi sulla mobilità urbana, dalla diminuzione degli introiti delle imposte comunali, o dagli aiuti alle imprese. Qui c’è anche un danno rilevante di reputazione e di immagine” che va ben oltre i confini della città.
Per non parlare del dolore di chi nel crollo ha perso qualcuno che amava e adesso è in attesa di giustizia. Una ferita ancora aperta che certe scelte rischiano di far cicatrizzare malamente.
E poi “all’udienza preliminare ci saranno numerose associazioni che hanno patito danni infinitamente inferiori e più indiretti rispetto al Comune di Genova ma che si costituiranno comunque. Quindi anche alla luce di questo sarebbe a mio avviso un po’ sproporzionato se invece non lo facesse il Comune di Genova”, osserva il penalista che poi sul problema sollevato dall’ente riguardo al contraccolpo che la costituzione di parte civile potrebbe avere sulle trattative private avviate con Autostrade per ottenere un risarcimento, conclude sottolineando che “la costituzione di parte civile in pendenza di trattative accelera la definizione delle trattative stesse e comunque è sempre revocabile in ogni momento”.

Parla il penalista

Un processo, quello sul crollo del Morandi, che scalda anche il Consiglio comunale. E in effetti martedì scorso sono volati gli stracci in Sala Rossa quando il Segretario generale, dopo un’attesa durata 8 settimane, ha deciso di non ammettere alla discussione la mozione M5S sulla costituzione di parte civile dell’ente locale genovese, giudicandola viziata da “inattualità”.
Nello specifico, il parere motivato degli uffici riporta che il Comune non possiederebbe “al momento (secondo un criterio di attualità) gli elementi necessari al fine di poter concretamente valutare quali siano le iniziative più opportune a tutela dell’ente medesimo e della collettività”. Ecco, abbiamo appena visto che dal punto di vista della procedura penale attendere sarebbe un errore. Cosa dice invece il diritto amministrativo?
“Come spiegato dal collega Pomata, proprio per l’attualità della decisione sulla costituzione di parte civile, a nostro parere queste cause di inammissibilità non sussistono”, commenta Enrico Vignola, l’avvocato amministrativista cui si è rivolto il M5S ligure, che poi punta il dito sul mancato confronto democratico in Consiglio comunale. E infatti chiarisce che “un conto sono i possibili profili tecnici di difficoltà, un altro è la decisione finale sull’atto di indirizzo”.
E in effetti “il massimo organo di indirizzo politico all’interno del Comune, che è che il Consiglio comunale, salvo profili di manifesta inammissibilità – perché ad esempio la mozione è stata presentata in via orale e non per iscritto come prevede il regolamento, o perchè sono scaduti i termini – dovrebbe avere possibilità di esprimersi nei termini previsti dalle norme del regolamento e dallo statuto. Se poi la decisione sarà in un senso o nell’altro, questo è un aspetto ovviamente di natura politica però da un punto di vista giuridico ragioni di democrazia richiedono che appunto salvo manifesta ragione d’inammissibilità si debba poter comunque discutere e decidere in Consiglio”.
Un’occasione per riprendersi la democrazia, dunque, sarà il Consiglio straordinario monotematico chiesto il 23 luglio dai gruppi consiliari M5S, Lista Crivello, PD, Paolo Putti di Chiamami Genova e Ubaldo Santi del Gruppo Misto. Nel frattempo ieri il Sindaco Bucci ha dichiarato di aver “già detto cinque o sei volte che il Comune si costituirà parte civile” e di averlo fatto anche privatamente con i consiglieri pentastellati, che però smentiscono.

Peccato. Peccato perchè non abbiamo bisogno di questa confusione dove chi governa dice tutto e il contrario di tutto. E non ne hanno bisogno neppure i parenti delle vittime, in attesa che finalmente qualcuno si prenda la responsabilità politica, e direi anche civile, di prendere finalmente le distanze da chi ha giocato con la nostra vita puntando tutto sulle manutenzioni ai minimi termini e i guadagni ai massimi livelli.

La parola all’amministrativista

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