In brache di tela

Genova Jeans 2021 a corto di sponsor: i 650mila euro che servono per l’evento saranno tutti a carico dei genovesi?

Una mostra con ritorno d’immagine

Almeno nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto essere una mostra in grado di captare l’attenzione dei genovesi ma anche di moltissimi turisti che, magari, avrebbero inserito Genova fra le città da visitare a tutti i costi anche in virtù di questo evento. Non solo, almeno nelle previsioni i costi avrebbero dovuto essere sostenuti per la maggior parte dagli sponsor, oltre che dalle realtà istituzionali. Con un evidente ritorno di immagine per la nostra città ed economico per il suo terziario. Solo che ci si è messo di mezzo il Covid, con il timore che il contagio torni a crescere e tanto di piazze in delirio anti green pass, e relativo spostamento della data della rassegna da maggio a settembre. In una settimana in cui Genova avrebbe dovuto tornare ad essere per la percezione e l’immaginario collettivo la patria del jeans.

Quella versatile tela di Genova

Del resto per quanto riguarda il tessuto, il primo cenno viene ricondotto proprio alla nostra città già nel XVI secolo e più precisamente al porto antico dove questa tela di colore blu veniva creata e usata per la fabbricazione delle vele delle navi e per i teloni da copertura, in quanto molto resistente, duratura e facilmente lavabile. Fino ad essere utilizzata per i pantaloni di pescatori e portuali. Con crescita esponenziale nell’uso per case di moda e non solo.
E se i costi non risultassero lievitati all’inverosimile a fronte di un primo esborso abbastanza contenuto di 100 mila euro da parte del Comune, probabilmente non ci sarebbe nulla da eccepire.

Metelino

L’allestimento al Metelino

Solo che evidentemente quella che avrebbe dovuto essere l’attrattiva per gli sponsor non si è realizzata, almeno per quelle che erano le previsioni degli organizzatori. Il piano  dei costi per l’allestimento, la propaganda e la messa in opera della mostra prevedeva infatti un esborso di 550 mila euro a cui sarebbe stato necessario aggiungerne altri 150 mila per l’allestimento della sede prevista, il quarto piano dell’edificio Metelino in Darsena. Nel rendiconto delle entrate previste oltre a 100 mila euro a testa di Comune, Regione e Compagnia San Paolo si faceva riferimento a 20 mila euro di crowdfunding, 50 mila euro per i biglietti venduti, 150 mila euro di sponsorizzazioni e 30 mila euro di merchandising.
Probabilmente frutto di calcoli sin troppo ottimistici, soprattutto tenendo conto del momento di difficoltà dovuto alla pandemia.
E così appena qualche settimana fa il Comune, messo di fronte al dilemma di rimandare la manifestazione al prossimo anno o ripianare i costi, ha deciso di ripianare interamente quelli che dovrebbero essere gli esborsi.

Tre delibere per coprire i costi

Ne parla nel suo profilo Facebook il capogruppo del Pd a palazzo Tursi, Alessandro Terrile, con un lungo post che intitola non a caso: “LA LIEVITAZIONE DEI COSTI DEL JEANS”.
E dice ripercorrendo il lungo e travagliato iter finanziario: “Sembrerebbe un tessuto economico, ma non lo è almeno per il Comune di Genova che spenderà oltre 650.000 euro per realizzare la manifestazione “Genova Jeans” dal 2 al 6 settembre.
Andiamo con ordine.
Nel dicembre 2020 l’Associazione Genova Jeans presenta il progetto della manifestazione inizialmente prevista per maggio 2021, allegando un budget di spesa di 550.000 euro da coprirsi tramite sponsor e bigliettazione eccetto 100.000 euro a carico del Comune.
La vigilia di Natale, con delibera di Giunta n. 301/2020 il Comune stanzia i 100.000 euro richiesti.
La pandemia fa slittare la manifestazione a settembre, e il 12 luglio Genova Jeans chiede al Comune un contributo di 400.000 euro, che gli sono prontamente accordati con delibera di Giunta n.179/2021 del 14 luglio.
Il fatto che la manifestazione che doveva essere finanziata da sponsor e biglietti finisca tutta a carico del Comune getta un’ombra tetra sull’attrattività dell’iniziativa”.

Manuela Arata

L’idea dell’advisor del Sindaco

Sembrerebbe abbastanza per le asfittiche casse comunali. Eppero’ non a caso Terrile ricorda anche che al contribuente genovese, come se non bastasse, la manifestazione ideata dalla “consulente” ed advisor del sindaco Marco Bucci per innovazione e tecnologia, Manuela Arata, fra l’altro president di Genovajeans Association, costerà oltre ai 550 mila euro di cui sopra altri 150 mila euro trovati fra le pieghe del bilancio agli inizi di luglio per l’allestimento della sede per una mostra di soli cinque giorni.
Spiega Terrile: “Ma se non bastasse, con delibera di Giunta n. 177/2021 dello scorso 8 luglio il Comune ha stanziato l’ulteriore somma di 150.000 euro per allestire provvisoriamente e per i soli cinque giorni di Genova Jeans il Museo del Jeans al quarto piano dell’edificio Metelino, in Darsena, prelevando le risorse dal Fondo di Riserva, quello che servirebbe per le emergenze. Insomma, le cinque giornate del Jeans costeranno ai genovesi la bellezza di 650.000 euro”.

Il “carico” della Serafini

Come se non bastasse riprende a bruciare la vecchia polemica sulla presunta incomunicabilità fra l’ex assessore Elisa Serafini e il Sindaco Marco Bucci. Commenta la Serafini: “Molto Serena nell’aver rifiutato di eseguire quest’ordine dall’alto. Uno dei motivi per cui sono stata costretta a dimettermi, ma lo rifarei 100 volte” .
Cerca di smontare la polemica l’assessore Pietro Piciocchi, fedele braccio destro di Bucci, intervenendo con un commento a margine del post di Terrile: “Caro Alessandro hai preso un granchio perché più della metà del budget dell’evento – che sarà di altissimo livello e porterà alla riqualificazione della zona di Pre’ – è a carico di sponsor”.
Già gli sponsor, questi sconosciuti. Che al momento, al 18 luglio 2021, non si sarebbero palesati. Che motivo ci sarebbe stato altrimenti che il Comune si impegnasse a coprire quasi per intero la cifra di 550 mila euro? Ma Piciocchi ritrae la mano.
Un’altra domanda viene spontanea. Ma gli sponsor non avrebbero già dovuto essere presenti per un evento calendarizzato, almeno all’inizio per la fine di maggio? Staremo a vedere. È comunque il caso di dire …. chi vivrà….vedrà.

In mutande alla meta

E quindi mi si perdoni il titolo…“In brache di tela” non tanto per il jeans ma per il misero contribuente genovese che magari si ritroverà anche a pagare un biglietto di ingresso per una mostra allestita in una città ormai per antonomasia irraggiungibile, nella percezione comune, ma non solo, a causa dei lavori autostradali a seguito del crollo del Morandi, mentre il Sindaco ancora gioca a rimpiattino, nonostante le dichiarazioni alla stampa, ma, a quanto dice l’opposizione con comportamenti contrastanti in Sala Rossa, sulla decisione di proporsi o meno parte civile.
Essì a questo punto…“in brache di tela” è proprio il titolo più adatto.

Paolo De Totero

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