‘Ndrangheta negli appalti della sanità reggina. Coinvolti anche il Direttore della gestione risorse e un consigliere regionale

Reggio Calabria: infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti della sanità reggina. Eseguite 17 misure cautelari  e sequestrate imprese per oltre 12 milioni di euro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Dr. Giovanni Bombardieri, hanno dato corso, con il supporto operativo dei Reparti del Corpo dei Comandi Provinciali di Milano, Verona, Livorno e Roma, hanno arrestato 17 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere – aggravata dall’agevolazione mafiosa – finalizzata alla turbata d’asta , turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, frode nelle pubbliche forniture, estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

Sequestri per 12 milioni di euro

La Finanza in questa operazione ha eseguito anche il sequestro preventivo d’urgenza dell’intero patrimonio aziendale di 5 persone giuridiche, per un valore stimato di oltre 12 milioni di euro.

I servizi di pulizia e sanificazione delle strutture amministrative e sanitarie ricadenti nella competenza territoriale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria sono stati affidati a società che sono riuscite per anni a proseguire artificiosamente il rapporto con l’ente appaltante, e i cui membri sono risultati essere “legati” a varie consorterie criminali operanti nel territorio della Provincia di Reggio Calabria .

Quando, dopo innumerevoli proroghe illecite, è stato deciso di indire una gara per l’affidamento del servizio di pulizia, grazie a un collaudato sistema corruttivo, il servizio veniva riappaltato alle stesse società, nel frattempo riunitesi in associazione temporanea di’imprese
Le false fatturazioni servivano a coprire le tangenti che hanno coinvolto anche il Direttore della Struttura Complessa Gestione Risorse Economico Finanziarie dell’A.S.P. di Reggio Calabria, per godere di una corsia preferenziale per il pagamento delle prestazioni rese.
La dimostrazione che il sistema correttivo era profondamente radicato emerge dall’appoggio degli indagati alla proroga dell’incarico del Direttore dell’A.S.P. di Reggio tramite l’intermediazione di un consigliere regionale finito anche lui ai domiciliari.

Ma visto che i guadagni maggiori avvengono nelle emergenze,  le componenti dell’associazione temporanea d’imprese hanno svolto con modalità non corrette rispetto a quelle previste  i servizi straordinari di sanificazione e disinfestazione a seguito del diffondersi dell’epidemia da Covid.

 

 

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