Riforma della giustizia: ok dalla Camera. Ora il testo passa al Senato

La riforma del processo penale è passata con 396 sì, 57 no, e 3 astenuti. Il Senato voterà a settembre

Roma – È arrivato ieri, con 396 sì, 57 no e 3 astenuti, il via libera della Camera alla riforma del processo penale.
Sono 16 gli assenti non in missione tra i deputati del M5S, mentre altri due grillini hanno votato contro, Luca Frusone e Giovanni Vianelli. Per la Lega non hanno partecipato al voto in 23, per Forza Italia in 26, per il Pd in 14. Nel gruppo di Leu l’unico non partecipante al voto è Pier Luigi Bersani.
È quanto risulta dai tabulati delle votazioni anche se il Carroccio tiene a spiegare che 13 sono malati o in quarantena, e le assenze non derivano da problemi sulla riforma.

Gli assenti non in missione del M5S sono Giuseppe Buompane, Celeste D’Arrando, Antonio Del Monaco, Carmen Di Lauro, Vittorio Ferraresi, Nicola Grimaldi, Marianna Iorio, Gabriele Lorenzoni, Stefania Mammì, Salvatore Micillo, Carmelo Misiti, Paolo Parentela, Leonardo Penna, Dedalo Pignatone, Roberto Traversi, Enrica Segneri. Buona parte di questi è risultata assente anche nel voto di fiducia di ieri notte.

Dopo cinque mesi di lavoro, stesure, revisioni, prove di forza e una tre giorni fiume di votazioni, la riforma del processo penale voluta da Mario Draghi e firmata da Marta Cartabia passa in tarda serata. Un voto che sembra ricompattare solo in parte la maggioranza, facendo risalire sensibilmente il tasso di assenze, oltre sessanta, in parte imputabile al dissenso politico dei Cinquestelle alla riforma.

I 396 sì sono infatti ben lontani dai 462 ok alla prima fiducia della notte e mettono in evidenza soprattutto i tormenti dei pentastellati, un paio dei quali hanno votato contro il provvedimento. Un rush finale consumato nel caldo torrido di agosto, mentre il Pd lancia le sue Agorà, la Lega torna al Papeete e i pentastellati affrontano il voto sul nuovo Statuto e una leadership, quella di Giuseppe Conte, da consolidare.
A imporre i tempi stretti è l’Ue, che nel Pnrr ha legato l’arrivo dei fondi del Recovery plan alla drastica riduzione dei tempi dei processi penali in Italia (-25% in cinque anni). Una cavalcata che solo negli ultimi tre giorni è passata per la votazione delle pregiudiziali domenica, per la doppia fiducia nella notte tra lunedì e martedì e una lunghissima giornata in aula iniziata ieri alle nove di mattina per la discussione degli ordini del giorno al testo delle riforma, che più volte hanno messo alla prova la tenuta della maggioranza. Prima sul tema della responsabilità civile dei magistrati sollevata da Fdi e sul quale la Lega, Forza Italia e Coraggio Italia hanno annunciato l’astensione nonostante il parere contrario del Governo, provocando la reazione di Pd e Leu. Poi sugli ecoreati per i quali l’aula si spacca, soprattutto sulla riformulazione dell’odg in materia che non passa per un soffio: bocciato dalla maggioranza con 186 voti contro 181.

I “sì” alla riforma arrivano da Più Europa, Noi con l’Italia, Liberi uguali, Coraggio Italia e poi Pd (“il nostro contributo è stato determinante per una riforma innovativa”, dice Alfredo Bazoli), Lega (“è il ritorno del buonsenso e della civiltà”, dice Roberto Turri) e M5S (“Non intendo rispondere a nessuna provocazione, perché la giustizia non è una questione personale”, commenta l’ex guardasigilli, Alfonso Bonafede).

A settembre il testo passerà in Senato per diventare legge.

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