Crollo Galleria Bertè, gli esperti della Procura: fino al 2020 il 75% dei tunnel erano fuori legge

Depositati ieri nuovi documenti nell’inchiesta sul cedimento della volta, avvenuto il 30 dicembre 2019

Genova – Fino al 2020 “il 75% dei tunnel era fuori legge”.
Lo dice il pool di esperti nominati dalla Procura di Genova nella nuova consulenza chiesta dai pm Walter Cotugno e Stefano Puppo, coordinati dal procuratore capo facente funzioni Francesco Pinto, nell’inchiesta sul crollo della galleria Bertè in A26, crollo che ha aperto un nuovo filone di indagine sulle manutenzioni autostradali dopo quelli innescati dalla tragedia di ponte Morandi.
E anche qui i tecnici dei pm scrivono che la Bertè aveva “gravissimi ammaloramenti” in un contesto di “inadeguati monitoraggi” negli anni. L’indagine, che verrà chiusa in autunno, si è stretta attorno a 21 persone, indagate a vario titolo, per crollo colposo, falso, attentato alla sicurezza dei trasporti e inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Castellucci, Berti e Donferri Mitelli ancora sotto l’occhio della Procura

Il fascicolo sulle gallerie, in mano al primo gruppo della guardia di finanza, è stato riunito insieme a quello sulle barriere fonoassorbenti pericolose e a quello sui falsi report sui viadotti.
In tutti e tre risultano iscritti, tra gli altri, l’ex AD Giovanni Castellucci e i due ex dirigenti Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli. Erano stati i giudici del Riesame a sottolineare come “gli indagati hanno compiuto azioni e omissioni relative praticamente a tutti i tipi e gli oggetti di manutenzione e adeguamento nell’ambito della gestione delle autostrade”. Nel corso delle indagini dopo il crollo del ponte Morandi, i tecnici di Spea avevano svelato che i controlli in galleria venivano fatti passando in macchina a 60 all’ora e al buio.

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