Ponte Morandi, Diaz: “Dopo tre anni siamo arrivati alla verità. Ma le autostrade liguri sono ancora un pericolo”

Parla il fratello di Henry Diaz, una delle vittime del crollo del viadotto sul Polcevera

Genova –  Sono passati tre anni dalla tragedia del viadotto Polcevera. Tre anni di indagini, con due incidenti probatori, 59 persone rinviate a giudizio e due aziende sotto processo, Aspi e Spea. Di questa lunga trafila giudiziaria Emmanuel Diaz non ha perso neppure un minuto e adesso che siamo arrivati alle soglie dell’udienza preliminare, che inizierà a ottobre, si toglie qualche sassolino dalle scarpe e risponde alle dichiarazioni dell’ex Ad di Autostrade, Giovanni Castellucci.
“Dopo tre anni devo dire che siamo riusciti ad arrivare alla verità, sappiamo il perché del crollo, sappiamo che il ponte Morandi è crollato per corrosione, per cedimento di uno strallo. Sappiamo che l’intera rete autostradale era stata dimenticata e che la tragedia ha dato inizio ad altre indagini sulle omesse manutenzioni. A chi dichiara che erano un modello di sicurezza rispondo che forse si scorda quello che hanno detto i giudici del riesame che hanno definito sia Castellucci che Paolo Berti che Michele Donferri Mitelli, persone prive di scrupoli che hanno compiuto omissioni di ogni tipo nei confronti di chiunque dovesse guidare sulle autostrade italiane”.

“Gli ex manager di Autostrade avevano paura degli incidenti probatori”

Ed è per queste terribili omissioni che gli ex manager di Autostrade “avevano paura degli incidenti probatori”. Ne è convinto Diaz che sottolinea come “li definivano dirompenti” e poi non perde l’occasione per mettere in chiaro che “infatti lo sono stati, perché quello che hanno individuato e scoperto i periti del giudice sono elementi gravissimi. Queste persone hanno giocato con le nostre vite apertamente”.
Agli indagati ricorda che “grazie anche alle intercettazioni siamo riusciti a capire che il ponte Morandi era classificato a rischio crollo” e sui vari discorsi choc ascoltati negli audio acquisiti dagli investigatori, Diaz afferma: “Il ponte Morandi era classificato come a rischio crollo per ritardi nelle manutenzioni già dal 2013. Si è anche capito che nel 2010 parlavano del fatto che i tiranti dovessero essere rinforzati ma non è mai stato eseguito nessun lavoro particolare. Un’intercettazione parecchio pesante e significativa è del 2017, dove si parla apertamente del fatto che il Morandi sarebbe crollato. E infatti è crollato”.

La trattativa Castellucci-Toti per salvare Autostrade? “Un fatto agghiacciante”

Mettere in salvo Banca Carige con i quattrini dei Benetton e così salvare la concessione autostradale. Sarebbe stata questa la proposta dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia al governatore Toti, all’indomani del crollo di ponte Morandi. “Un fatto agghiacciante”, lo definisce Diaz rivolgendosi con una punta di veleno al Presidente di Regione Liguria: “Nelle intercettazioni loro parlano come se fossero degli amici. Il governatore della Liguria cerca di ottenere un beneficio per una banca ligure, la Carige, e in cambio salvare la concessione”.
Sono passati appena due mesi dalla tragedia, “non tutte le vittime hanno raggiunto i luoghi finali e già cercano di fare accordi sulla loro pelle. Una situazione raccapricciante”.

L’incognita delle parti civili

Il 15 ottobre è fissata la prima udienza preliminare del processo sul crollo ma resta un nodo importante ancora da sciogliere e cioè se Comune di Genova e Regione Liguria si costituiranno o no parte civile. Il dubbio del Sindaco pare riguardasse una trattativa privata con Autostrade che non si voleva troncare. Dopo gli ultimi scontri con l’opposizione in Consiglio comunale, però, Marco Bucci ha assicurato che lo farà.
“È questo lo farà che non mi rende fiducioso perché a quanto pare anche la Regione Liguria si sta escludendo da costituirsi parte civile e sarebbe un errore gravissimo perché in questo modo i liguri e i genovesi non sarebbero rappresentati in tribunale”. Scandisce Diaz indirizzando un invito alle istituzioni perchè lasciando correre il tempo finirebbero col perdere “tanti benefici”. Non costituirsi nel corso della prima udienza preliminare, infatti, impedisce tutta una serie di atti contro chi sceglie il rito abbreviato. Non solo. “Dovrebbero andare un’altra volta alla ricerca della verità perchè non potrebbero utilizzare i documenti acquisiti nel procedimento”, puntualizza Diaz aggiungendo che “il lavoro della procura andrebbe in parte sprecato”.

“La firma dell’accordo tra CdP e Atlantia è un’ulteriore umiliazione”

“Dalle intercettazioni riusciamo ad apprendere che prima del crollo volevano vendere parte della società a due gruppi, uno cinese e uno tedesco, e fare in modo che fossero poi loro a dover effettuare le manutenzioni. Quindi tutta questa tragedia è stata creata per una questione di soldi, per poter vendere”.
È categorico Diaz che anche sulla nazionalizzazione di Autostrade ne ha da dire. “Ora sono riusciti comunque a trovare un compratore, cioè lo Stato, che dovrebbe a sua volta prendersi questa scatola vuota, da ripristinare pressoché completamente, e regalare tanti soldi a un gruppo che ha compiuto un vero e proprio atto terroristico”, rimarca facendo anche un riferimento ai cantieri che tengono in ostaggio la rete ligure: “Io spero che l’accordo non si materializzi perché sarebbe una vergogna nazionale vedere lo Stato che continua a premiare e ad agevolare chi ha creato una situazione di pericolo, e chi ha imprigionato una regione con lavori di manutenzione tardivi e urgenti perché ancora oggi le autostrade liguri sono un pericolo”.

Simona Tarzia
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