Quei segreti del Sindaco di tutti

“Non dimentica”, o almeno così dice il sindaco di Genova Marco Bucci. E chi se la sentirebbe di dimenticare, ad appena tre anni dalla tragedia che ha interrotto la vita delle quarantatré vittime, con il crollo del ponte Morandi.

Epperò a leggere la lunga intervista che ha concesso a “Il Secolo XIX “, pubblicata proprio oggi a firma Emanuele Rossi, magari può venire qualche dubbio che questa operazione della memoria sia indirizzata per il verso giusto e che il famoso “Sindaco di Tutti” possa essere in preda ad una sorta di bipolarismo da carica, diviso appunto fra doveri e strategie che a volte, o forse per mancanza di visione prospettica, minacciano di collidere. Combattuto, insomma tra i doveri del buon primo cittadino e quelli del manager/commissario.

Ground Zero

E a lasciare questa fastidiosa impressione, proprio nel giorno della vigilia della tragedia non è tanto e soltanto il riferimento – mi si permetta – un po’ banale – o forse no, a Ground Zero, visto che in quel caso, per le torri, l’attacco era terroristico e di natura ideologica, il crollo del Morandi al contrario è stato attribuito all’incurua e quindi alla ricerca del profitto – e nemmeno quello status un po’ pieno di se del nostro “Scindecu cu cria” che banalizza ancora una volta i problemi del ponente parlando della sua giovinezza accanto ai binari a Nervi.

Comprensibile anche che giochi un po’ a fare la prima donna quando assicura che tratterà in prima persona con il Governo e con i ministri per le infrastrutture e per le loro risorse, o quando manda a dire al presidente del municipio Federico Romeo che non conosce i problemi della Valpolcevera e che le sue sono polemiche strumentali. Anzi snocciola numeri come un perfetto manager sui progetti di sviluppo. Una sorta di deus ex machina che sta trattando con il ministro anche per le case sotto il viadotto Bisagno della A12 e per alzare le cifre degli indennizzi proposti da Aspi che così non vanno bene.

Le richieste vanno fatte bene

Ma a lasciare francamente esterrefatti e molto infastiditi è la risposta sulla richiesta dell’opposizione di una seduta monotematica sulla eventuale presentazione di parte civile da parte del Comune di Genova. Ecco, la risposta “ La richiesta per il consiglio comunale? Va fatta bene, ci sono cose che in consiglio possono essere dette e altre no. Ma noi ci costituiremo in tempo per il processo il 15 ottobre e già un anno fa abbiamo avviato una richiesta danni con una trattativa diretta con Aspi”.

Ecco, francamente quel riferimento alle cose che potrebbero essere dette e altre no in una seduta pubblica in sala rossa, di fronte ai consiglieri comunali che rappresentano democraticamente i cittadini di Genova, lascia veramente basiti. Perché se tutto è effettivamente alla luce del sole non si capisce che cosa debba essere taciuto e non possa essere detto. A meno che Bucci non si riferisca a qualche segreto istruttorio di cui è a conoscenza e in ogni caso avrebbe dovuto chiamarlo con il proprio nome. La sensazione fastidiosa ed urticante è che a volte non si accorga o gli sia più comodo agire come un manager privato, o forse da commissario. Dando luogo a questo sconcertante bipolarismo istituzionale in cui lui sì strumentalmente riesce sempre ad addurre ragioni che non convincono nessuno. Forse nemmeno i giornalisti che temono le sue reazioni intemperanti e hanno il timore di rivolgergli un’ulteriore domanda su qualche particolare che finisce per risultare oscuro.

Paolo De Totero

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