Quel Tafazzi de noantri

La class action innanzitutto

Sulla questione, finanziaria ma non solo, nata giusto un mesetto fa, brillava per la sua assenza. Lo avevo giustificato, sapendolo impegnato alla guida di un furgone, su e giù per le autostrade, come un onesto lavoratore qualunque del delivery, per dar voce alla sua class action contro Autostrade ed Aspi su cui, negli ultimi tempi, ha concentrato energie e comunicazione. E mi ero persino detto che da animale di razza probabilmente preferiva affrontare i fatti e i misfatti grossi della politica, quelli che riguardano una generalità estesa di soggetti anziché occuparsi dei problemi più o meno marginali. Pettegolezzi legati ai nostri solerti amministratori che magari muovono qualche risicato milioncino di euro o giù di lì che finiscono per avere rilevanza e dare un qualche tipo di notorietà solo e preminentemente sui social. Optando, al contrario, per la legge dei grandi numeri.

Pfizer Inc.

Lo sciopero di Viagra e Tavor

Come quando propose ai consumatori di tutta Europa – provocatoriamente, ci tenne a chiarire – di “Boicottare il Viagra e il Tavor? Saremmo un po’ meno frizzanti e più ansiosi. Ma chissà che non possa essere un’arma per piegare il colosso Pfizer. Quello che doveva fornirci milioni di vaccini mentre invece le dosi arrivano con il contagocce”. Peccato non si fosse informato a dovere e che il brevetto del Viagra fosse ormai scaduto. Comunque se la cavo’ con mestiere ricorrendo a posteriori a chiarire che si trattava di una battuta provocatoria per ricordare il potere dei consumatori. Un po’ come la class action contro gli imbottigliamenti autostradali.

Epperò non si vive di sole class action e quindi di fronte all’ingrossarsi del caso, e all’avvicinarsi della manifestazione GenovaJeans, prevista dal 2 al 6 settembre a Genova, che costerà al Comune e alle tasche dei contribuenti vari la bella somma di 650 mila euro, con un esborso complessivo praticamente triplicato che supera il milione e 400 mila euro che ha suscitato molte domande, la richiesta di una seduta monotematica a palazzo Tursi e persino la minaccia del ricorso alla corte dei Conti, il nostro leader non ha potuto fare a meno di intervenire.

Cinque giorni senza Jeans

A gamba tesa e con la decisione e il cipiglio fiero che tutti gli riconoscono. Sollecitando genovesi, liguri e non, a non indossare per tutti i cinque giorni della manifestazione i jeans. In segno di protesta. Non è dato sapere se qualsiasi capo di abbigliamento in quel tessuto, tipo giubbotti, camicie e quant’altro o soltanto i pantaloni. Le famose brache di tela per le quali avevo a suo tempo suggerito ai genovesi ma non solo di “sottoindossare”, premunendosi, le necessarie e protettive mutande di ghisa.

E, insomma, è tornato prepotentemente alla ribalta, proprio mentre il clamore per la sua class action si stava un po’ spegnendo. Scuotendoci da quel torpore post ferragostano che si spiega anche con le ferie e l’assenza dei nostri solerti lavoratori che stazionano nei palazzi della politica. Dando così la stura a tutta una serie di commenti sui social.

Essì, perché da esperto comunicatore – il Nostro del resto è giornalista di razza, probabilmente prima ancora che politico – ha finito per comprendere, anche se con un po’ di comprensibile ritardo, che i costi per una manifestazione lanciata in tutta fretta e con il necessario strombazzamento di corte rischiavano di essere davvero esorbitanti e che le procedure di assegnazione della campagna pubblicitaria, magari nella fretta, davano persino l’impressione di non risultare così trasparenti.

Protesta con astinenza

Solo che nonostante il giustificato ritardo, probabilmente per conoscere a menadito tutta la situazione, il suo bizzarro ricorrere a ogni piè sospinto ad una manifestazione di sciopero che tanto ricorda la performance di Claudia Mori e di Adriano Celentano in un Sanremo del tempo che fu, potrebbe, nonostante la buona fede che come la presunzione di innocenza si presume sempre sino a prova contraria, portare linfa vitale a quei buontemponi della maggioranza che si preparano a partecipare alla commissione monotematica, magari a scopo di sberleffo lasciando deliberatamente i jeans nell’armadio.

A terga scoperte contro la maggioranza

Naturalmente i post e i commenti a tema sullo sciopero del jeans si sono perfino sprecati, seri solo in parte, seriosi ma anche no. Passando dalle braghe di tela, alle mutande, dalle mutande di ghisa alle terga scoperte. Una vasta gamma. Sino al famoso Tafazzi che con una bottiglia si percuote volontariamente e con gioia e convinzione gli attributi, pur protetti da un vistoso sospensore. Quel personaggio, il Tafazzi, che in molti casi è stato utilizzato come simbolo di una certa sinistra incline all’autolesionismo e a farsi male da sola. Talvolta piccoli allievi crescono, sino a superare di gran lunga il maestro.

Paolo De Totero

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