La mossa del ciuco, ovvero il palio degli asini

Trasformazioni e trasformismi

Carlo Rognoni

Mi si voglia perdonare l’immagine, forse troppo greve, anche se, in fondo, piuttosto calzante, ovviamente per differenza, e contrapposizione, ove la si voglia mettere a confronto con quella surreale, e allo stesso tempo mirabolante, tattica suggerita a suo tempo dal senatore Carlo Rognoni di tentare in qualche modo di condizionare il prossimo, futuro, futuribile, probabile sindaco di Genova mister Marco Bucci dall’interno. Alleandosi con lui.

Personaggio a suo modo carismatico Carlo Rognoni, ex vicepresidente a palazzo Madama, ex direttore de Il Secolo XIX e di varie altre testate, ex deputato, giornalista, ex membro del consiglio di amministrazione Rai, presidente del forum comunicazione del Pd, nominato nel 2009 da Pierluigi Bersani, allora segretario. Non a caso l’aveva definita la mossa del cavallo attingendo per la sua narrazione tra tattica e strategia da Vittorio Foa ad Andrea Camilleri, sino a Matteo Renzi. Con tutti gli evidenti trasformismi del caso, soprannome dopo soprannome: dal “rottamatore” all’ “Obama italiano”, sino al “bomba”, passando per “er piroetta”.

E comunque, la mossa del cavallo, che secondo lo Zanichelli non è solo uno spostamento a elle di questo pezzo sulla scacchiera ma anche, dal punto di vista figurato, una iniziativa abile e inattesa, fatta di velocità spiazzante rispetto alla routine e alla linearità scacchistica, che permette di liberarsi da un impedimento o di uscire da una situazione critica. In estrema sintesi l’ex vicepresidente del Senato suggeriva al suo partito l’istituzione di una lista civica in appoggio all’attuale/futuro/futuribile/ probabile sindaco di Genova, che, nonostante le dichiarazioni di rito degli avversari – dei potenziali avversari – dovrebbe succedere a se stesso. Quasi come un monarca, o meglio, un imperatore. Uomo potente Bucci, sindaco e commissario, forse troppo incline a rimirarsi ed apprezzarsi, da condizionare, meglio da tentare di condizionare, dall’interno. Visto che i risultati recenti e meno recenti dell’opposizione potrebbero sembrare sconfortanti.

Matteo Renzi

Dall’accozzaglia alla compagine di governo

Del resto da qualche tempo dall’alambicco delle alchimie politiche, quella che proprio Matteo Renzi all’epoca dell’infausto referendum aveva definito un’accozzaglia, è riuscita in qualche modo a restituire una certa stabilità al paese. E quindi perché non servirsi della stessa formula, magari riveduta e corretta in sede locale? Con tanto di benedizione successiva, come fosse una sorta di viatico all’operazione, della da sempre renziana Raffaella Paita, confluita insieme al suo mentore dal Pd ad Italia Viva. Pensate un po’, l’ex avversaria di Giovanni Toti, che in un’intervista si è sperticata in pubbliche lodi (mi raccomando con la l rigorosamente minuscola, che altrimenti potrebbero ingenerarsi spiacevoli equivoci) per l’operato dell’Imperatore e sodale del governatore.

Ma è la politica di oggi che viaggia veloce non concedendo spazio ad operazioni di memoria.

Perciò la mossa del cavallo, rigettata come un’operazione contraddittoria e di pura tattica – a maggior ragione quando se ne è impossessata l’esponente di Italia Viva – dal neo segretario provinciale del Pd Simone D’Angelo, prima nelle vesti di aspirante, poi una volta eletto, pur con qualche patema, ribattendo punto per punto all’intervista della Paita.

E dunque ognuno fermamente per la sua strada. Il Sindaco a rimirarsi nella sua #GenovaMeravigliosa e il Pd a tentare di ricucire le fila con le feste dell’Unita’ itineranti. La prima proprio ieri a Rossiglione.

Mario Mascia

“Indossate i jeans ed espiate”

Già, ognuno fermamente per la sua strada, senza dover forzatamente rinunciare a quella predisposizione che ormai è diventato un marchio di fabbrica per la sinistra. Cioè quella inclinazione, una sorta di attrazione fatale, all’autolesionismo e a farsi male da sola.

Così, sempre ieri, l’attesa commissione convocata, finalmente e dopo l’incalzante richiesta dell’opposizione, per parlare dei costi stratosferici- oltre un milione e quattrocentomila euro- della manifestazione GenovaJeans patrocinata dal Comune, con una opposizione più agguerrita che mai e pronta a dar battaglia si è risolta in una specie di nulla di fatto. Con l’opposizione attirata in una sorta di trabocchetto e con il complesso di colpa di voler in pratica boicottare una manifestazione che avrebbe portato a Genova torme di turisti attratti dal graal, più o meno sacro, del jeans. Meglio se elasticizzato.

Tanto che in molti dei loro interventi i consiglieri di maggioranza hanno puntato il dito contro un’opposizione che per mero interesse politico intenderebbero danneggiare l’immagine della nostra città. Fino al capogruppo di Forza Italia Mario Mascia  che ha concluso la sua perorazione, consigliando in maniera irridente ai suoi avversari di ripensarci e vestirsi di jeans nei cinque giorni ( dal 2  al 6 settembre) della manifestazione. Una sorta di cilicio a perenne memoria di espiazione.

Già, perché il capo dell’opposizione in Regione, appena qualche giorno fa, affrontando per la prima volta l’argomento, aveva esordito lanciando ai genovesi la proposta di boicottare la manifestazione abolendo per i cinque giorni della mostra i jeans dal proprio guardaroba.

Proposta, in qualche modo risibile che comunque la maggioranza ha subito utilizzato per sfalsare il piano del confronto. Con l’opposizione strumentalmente trasferita dagli avversari dai banchi della pubblica accusa a quello degli imputati. Colpevoli di danneggiare l’immagine turistica della città e di sollevare polveroni allo scopo di affossare una mostra in procinto di partire.

Gianni Crivello

“Un comunicato per accusarci di malafede”

Interpretazione su cui si è lanciato persino l’ufficio stampa del Comune mettendo alla berlina con un pubblico comunicato inviato agli organi di informazione i consiglieri dell’opposizione, tanto che il gruppo di Gianni Crivello si è trovato a rispondere per le rime: “Abbiamo appreso che è stato inoltrato un comunicato dall’Ufficio Stampa del Comune di Genova, come è noto coordinato dal portavoce del sindaco Bucci, nel quale si accusa l’opposizione di boicottare l’esposizione Temporanea Arte Jeans, un esempio di utilizzo di un ufficio stampa a fini di carattere politico che richiamano esperienze del passato e del presente che avevano ed hanno poco di democratico. La distinzione più volte sottolineata sui fondi di riserva non regge perché la vera questione dalla quale i centro destra si vuole sottrarre accusando di “malafede” e di”riferimenti fatti a sproposito”,  è quella legata ai costi della manifestazione che sarà coperta da risorse pubbliche per l’80 per cento.

Molte altre questioni, a nostro parere, andavano chiarite come ad esempio la composizione di un comitato promotore formato da soggetti che risultano nel contempo fornitori della manifestazione stessa. Ciò che stupisce è la completa assenza, nel citato comunicato, di un riferimento alla mancata convocazione del consiglio comunale richiesta dalla minoranza ai sensi dell’articolo 30, comma 8 dell Statuto del Comune e dell’articolo 4 comma 5 del regolamento del Consiglio Comunale, anche in questa circostanza una decisione assunta in barba alle regole vigenti e ai principi fondamentali della democrazia. Appare paradossale l’accusa di boicottaggio nei confronti delle minoranze che con una legittima richiesta avrebbero voluto un approfondimento legato al significativo incremento del costo a carico del Comune di Genova che è passato dai 100 mila euro previsti nel dicembre 2020 con DGC numero 301/2020 ad euro 650 mila come deliberato con le DGC numero 177 e 179 del luglio 2021. La sala rosa di palazzo Tursi sarebbe stato il luogo ideale per un confronto senza pregiudizi, sui temi e le finalità della mostra, invece si è optato per la convocazione di una Commissione Consiliare che si terrà soltanto 5 giorni prima dell’inizio dell’evento.

Sarebbe stato utile per la collettività evitare accuse infondate secondo le quali la minoranza non avrebbe a cuore lo sviluppo della città e addirittura vorrebbe tentare di affossarla, accettare un confronto serio e non affidarsi esclusivamente a comunicato stampa, caratterizzati dal livore e dagli insulti, nei confronti di chi è stato eletto anch’esso dai genovesi”.

Epperò quel boicottaggio è stato come il peccato originale, seppur proposto, o minacciato, forse con troppa leggerezza una sola volta in un post e da un unico personaggio. Poi usato strumentalmente per la sua importanza di emblema dell’opposizione. Anche se solo apparente.

Alessandro Terrile

“Costi ridotti ma non tornano”

Insomma le domande sulla trasparenza e sui costi esorbitanti della manifestazione, attribuiti in gran parte al patrocinio di Comune e Regione, sono rimaste quasi del tutto inevase. Tanto che il Pd si è lamee ntato con un lungo comunicato appena terminata la seduta: “GRUPPO PD: GENOVA JEANS, A UNA SETTIMANA DALL’AVVIO I CONTI NON TORNANO

A una settimana dall’avvio della manifestazione, non c’è ancora trasparenza sui costi di Genova Jeans. Nonostante le ripetute richieste depositate già da inizio agosto, i documenti ufficiali non sono stati messi a disposizione dei consiglieri comunali.

La delibera di Giunta Regionale n.696 del 30.7.2021 indica il budget della manifestazione in Euro 1.248.897,32.

La Giunta ha distribuito oggi in Commissione Consiliare un documento che ridurrebbe i costi a 820.000 Euro.

Ma i conti non tornano.

Nella voce entrate il contributo a carico del Comune sarebbe di Euro 180.000.

Ma due delibere di Giunta Comunale, la n. 301 del 24.12.2020 e la n. 179 del 14.07.2021, stanziano già complessivi 500.000 euro. Senza contare i 150.000 euro stanziati con la delibera di giunta comunale n. 177 dell’8 luglio 2021 necessari a ristrutturare il quarto piano dell’edificio Metelino.

Dalla Commissione è emerso che il marchio Genova Jeans rimane di proprietà di un soggetto privato, il Comitato Promotore, nonostante la generosità degli enti pubblici che finanziano per oltre l’80% la manifestazione. E’ stato peraltro confermato che alcuni dei soci promotori sono anche fornitori di Genova Jeans.

E’ inoltre stato chiarito che, nonostante siano state invitate tutte le principali aziende produttrici, alla kermesse parteciperanno solo Diesel e Candiani.

E’ difficile comprendere come a fronte di un moltiplicarsi del budget di una kermesse il cui costo era stimato a dicembre 2020 in Euro 550.000 si siano considerevolmente ridotti i contributi provenienti da sponsorizzazioni e soggetti privati.

I numeri sono stati confermati questa mattina.

A fronte di una previsione di 100.000 Euro da Compagnia di San Paolo, il contributo si è dimezzato a 50.000.

I contributi degli sponsor previsti per 150.000 Euro sono scesi a 70.000 Euro.

Le risorse previste in 100.000 euro da crowdfunding, merchandising e bigliettazione risultano dimezzati a 50.000.

Insomma, non è solo il preventivo faraonico a preoccupare, ma soprattutto la fuga degli investitori privati.

Che vuol dire una limitata attrattività dell’evento, i cui costi rimarranno a carico dei cittadini genovesi”.

Pietro Piciocchi

Tutto rinviato al consuntivo

E sia l’assessore Pietro Piciocchi, sia la collega Paola Bordilli nel corso dei loro interventi e di fronte alla domande incalzanti  che mettevano in rilievo come sulle loro rassicurazioni sui costi al ribasso non vi fossero delibere votate dal consiglio comunale, hanno continuato a ripetere che magari a consuntivo i numeri daranno ragione a loro e la spesa sarà ancora inferiore.

Avrebbero dovuto incalzarli proprio sulla scarsa trasparenza invece la maggioranza li ha costretti a difendersi dall’accusa di voler boicottare preventivamente  la manifestazione come se non tenessero all’immagine della loro città. Refrain ricorrente in ogni intervento della maggioranza che ha distolto il dibattito proprio sulle spese, ma anche sulla originaria presenza di una sola casa produttrice di jeans, oltre che sulla registrazione e privatizzazione del marchio. Con un’operazione in rosso per il Comune e la risposta, sempre la stessa, di aspettare il consuntivo. A manifestazione conclusa.

Insomma più che la mossa del cavallo, la mossa dello stallone trasformatosi come per un malevolo sortilegio in misero ciuchino. Con tanto di annessi e connessi. Non a caso dopo il primo scivolone dell’astensione dagli indumenti di jeans, in un successivo post come per incanto l’ideona dello sciopero del jeans non è più ricomparsa. Ma tant’è il danno ormai era fatto. Perché con astuzia la maggioranza se ne impadronita. E comunque, a differenza della sinistra, magari non dimostrano grandi capacità politiche. Ma hanno il grande pregio di ritrovare compattezza nei momenti del bisogno. E il sindaco di tutti ha dimostrato comunque l’autorevolezza di ritrovare l’accordo con il CNA che gli consentirà di allargare il campo dei produttori, o quanto meno di recuperare i commercianti che, esclusi in un primo tempo, avevano manifestato qualche protesta ed erano pronti a scendere sul piede di guerra.

Edoardo Rixi
Edoardo Rixi

Quei finanziamenti legati da un sottile filo verde

E poi ci sono le elezioni in arrivo. Magari con l’incubo di qualche mancata riconferma, e con qualche sgomitamento di troppo tutti in casa Lega, dopo i recenti arrivi, soprattutto al femminile. Con il paradosso di troppe donne per le risicate quote rosa. Insomma qualche risorsa finanziaria in più in vista della propaganda elettorale non guasterebbe. Poi basta guardare, dal vertice alla base, la ricaduta a pioggia dei contributi investiti per la manifestazione. Soldi pubblici, magari da investire in qualche modo in immagine in vista della campagna elettorale già iniziata. Quattrini gestiti interamente da soggetti legati  alla Lega.Un sottile filo rosso, o verde. A caduta, dal ministero dello sviluppo economico dicastero in mano a Giancarlo Giorgetti, vicesegretario federale della Lega. Lo stesso ministero del sottosegretario dimissionario Claudio Durigon. Con il nostro Edoardo Rixi di cui si fa il nome fra i papabili per sostituirlo, tanto per ribadire la sua leadership. Poi c’è l’ICE, l’istituto per il commercio estero. Quello che ha scoperto quanto fosse lungimirante l’iniziativa. Tanto che proprio nel momento in cui sulla manifestazione sono cominciati i primi rumors è intervenuto disponendo un finanziamento di 470 mila euro, attraverso la società regionale della Regione Liguria International. E non a caso presidente anche in questa situazione in quota Lega Ivan Pitto. Con benedicente assessore regionale al commercio Andrea Benveduti. Anche lui leghista.

Infine la triade di palazzo Tursi, Paola Bordilli, assessore al Commercio, e Stefano Garassino, assessore allo sviluppo economico, entrambi in quota Lega. Il terzo è l’ex vicesindaco Pietro Piciocchi, ridimensionato, ma ancora potentissimo, avvocato ed esponente dell’Opus dei, con precedenti frequentazioni professionali con Bobo Maroni, allora leghista e ministro e successivamente con Sonia Viale. Eletto nella compagine del sindaco, dopo la degradazione, pare sia tentato di passare ad un gruppo politico con più potere. Come accaduto per una sua collega Barbara Grosso, che ha sostituito la Elisa Serafini come assessore alla cultura. E per ultimo, ma soltanto casualmente, quel Marco Bucci, si dice da pronostico riconfermatissimo, sindaco non a caso in quota Lega, con quel suo primo mentore allora sottosegretario potentissimo, Edoardo Rixi. Pronto a cercare di mettere pace fra le diverse anime di un partito che è lievitato, epperò incalzato da Fratelli d’Italia che beneficia del fatto di essere rimasto coerentemente all’opposizione. Quasi il potere in qualche caso finisse per logorare chi è in vena di trasformismi per cavalcarlo sempre e comunque.

Insomma tra giri di giostra, cavalli e ciuchi è un po’ di fantapolitica il quadro mi sembra completo. Ora però all’opposizione non rimane che ritornare al tema centrale, quello della trasparenza e delle spese eccessive al di là o meno che il consuntivo risulti confortante. O valutare se rivolgersi alla Corte dei Conti.

Paolo De Totero

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