Luisella l’artista del volo e delle sfide

La precognizione di un equilibrio delicato tra uomo e natura

Ottantatré anni, l’artista che non t’aspetti, quella con la quale dialoghi come se si trattasse della vicina della porta accanto. Amabilmente come una persona assolutamente comune. Eppure nello stesso tempo assolutamente non convenzionale, capace di sorprenderti subito dopo con la sua arte e le sue performance che sono esplorazioni della vita che ci circola intorno e che le circola intorno.

È deceduta giovedì. E’ stata la mia nuova insegnante di disegno al liceo scientifico, al termine di un anno sfortunato conclusosi con una bocciatura. Ha sostituito la professoressa che mi aveva rimandato a settembre e che durante l’anno stracciava le mie tavole imperfette. Mi ha riavvicinato al disegno che amavo molto. Per questo e per molte altre ragioni le ero rimasto legato. Scoprendola molti anni dopo al tempo delle traiettorie del volo degli uccelli un’artista particolare e geniale. E nella sua arte è possibile scorgere un percorso di vita che parte da lontano e dagli interessi per la natura e per i deboli che popola la sua infanzia e la sua giovinezza. Scrive di lei Viana Conti: “Luisella Carretta, artista internazionale se n’è andata…. ma la rivedo quando guarda una foglia, la trascrive, descrive, dimentica. La riprende, né ingigantisce la struttura, ne forza i contorni per abitarla, renderla stanza-casa-tempio-città-civiltà. Sente il fascino delle cose che sono e che non sono. Struttura il vuoto con l’invenzione, attraversa i sedili passati per riattivare in se’ memorie sepolte. Nei suoi diari, nelle sue installazioni è inutile ricercare sequenze logiche, concatenazioni associative: l’avventura irrompe frantumando il senso per far spazio al fantastico. “Negli anni ‘70 e ‘80 dedica molto del suo tempo alla trascrizione del volo degli uccelli, nella precognizione di un equilibrio delicato tra uomo e natura, tracce armoniche sulla via per un recupero di una vivibilità dell’uomo nel mondo”.

Ma a me piace raccontarla come si è raccontata lei nella sua vita. Aggiungendo che soltanto due anni fa la sua città gli ha tributato un premio alla carriera.

1938, Luisella nasce in via Boselli

“Luisella Carretta è nata e vive a Genova

Un fratello, Ferdinando, nato nel 1933 di professione ingegnere. Mio padre Antonio, nato nel 1904 a Procida era figlio di Ferdinando, ispettore di dogana, originario di Barletta. Bambino andò ad abitare a Genova-Prà. A Genova, come ingegnere edile, ha lavorato, a parte brevi intervalli durante e dopo la guerra, presso la Provincia. Mia madre, Francesca Monopoli, era nata ed ha vissuto a Padova dove il padre commerciava olio e vino pugliese. I suoi genitori erano originari di Bisceglie. Mio padre ha conosciuto mia madre a Padova dove era stato mandato (per punizione!) a finire gli studi di ingegneria. A Genova si occupava molto di musica, poesia e pittura, a Padova partecipò ad una mostra con Marinetti nel 1926 (IV Esposizione d’Arte delle Tre Venezie) seguendo per un po’ di tempo il Movimento Futurista. Riuscì però a laurearsi a 22 anni iniziando a lavorare a Genova, presso la Provincia, nel 1927.

La mia famiglia risiederà per qualche anno a Genova-Prà e poi in via Boselli (Albaro) dove io nasco. Mio padre, richiamato all’inizio della guerra, andrà a Cuneo dove noi ci trasferiremo dopo il bombardamento navale (9 Aprile ’41).

Rimaniamo a Cuneo fino alla fine della guerra. In quel periodo una grave malattia agli occhi (cheratite linfatica) rischia di compromettere gravemente la vista. Avrò molti problemi fino all’adolescenza e subirò una menomazione all’occhio sinistro. Nel 1945, per circa un anno, viviamo a Mestre. Mio padre aveva chiesto l’aspettativa alla Provincia di Genova per lavorare in società con un cognato e un amico in una impresa edile. Vivevamo nella casa di un fattore nella campagna veneta. È stato per me un periodo bellissimo! I campi di grano, il bosco, i prati, grandi spazi aperti …

Il trasferimento vicino al manicomio

Ritorniamo a Genova nel ’46 e mio padre riprende il lavoro alla Provincia. Abitiamo fino al ’54 a Villa Marina a Quarto (Via Carrara). La villa a tre piani è abitata da tre famiglie. C’è molto spazio in casa, un bel giardino e i campi coltivati intorno. Io finisco la scuola elementare e mi iscrivo alla scuola media Pascoli. In quegli anni mia madre mi fa dare lezioni di pianoforte (lei amava molto la musica ed era una pianista dilettante) ma non accontentandomi come principio di raggiungere solo mediocri risultati e non avendo la volontà sufficiente per prepararmi con una disciplina durissima, dopo pochi anni abbandono l’idea di imparare a suonare. Convinco però i miei genitori ad iscrivermi al liceo artistico: non mi costa assolutamente l’idea di dover disegnare molte ore al giorno. Ho avuto come insegnanti Verzetti, Bosco, Fieschi (per un breve periodo), Garaventa, Innocenti (architettura) e la Biavati (storia dell’arte).

La casa di Quarto era vicina all’Ospedale Psichiatrico. Mio padre, come ingegnere capo della Provincia, era direttore dei lavori dell’ospedale e io avevo libero accesso al parco. Ci andavo spesso, in ogni stagione e mi affascinava sia il luogo, sia l’incontro con la malattia mentale. Con alcuni amici passavamo i pomeriggi domenicali in particolare con un malato “tranquillo” che poteva liberamente muoversi nei giardini e che ci raccontava cose straordinarie. Poi c’erano i racconti di mio padre, che aveva un amico ricoverato là da anni, di mia madre che andava spesso a visitare le persone che non avevano parenti e poi le conversazioni con i malati che, per terapia, lavoravano nei campi vicini al nostro giardino.

Le conversazioni normali con i malati

Consideravo tutto questo un’altra realtà assolutamente equilibrata in sé, con le sue leggi, i suoi problemi e i suoi drammi: non era facile passare quasi quotidianamente davanti alle finestre sbarrate dove uomini e donne si aggrappavano urlando e guardando disperati l’altra realtà …

Nel ’54 ci trasferiamo in una casa nuova in via Monte Zovetto che era stata costruita da mio padre. È una bella casa, funzionale, con grandi balconi e una terrazza, ma mi mancherà molto il giardino di Quarto! Mi era sempre piaciuto molto il mare, nuotare e lasciar correre lo sguardo sull’orizzonte aperto, ma mi piaceva anche la montagna, dove, già dall’infanzia, trascorrevo lunghi periodi con la famiglia. Compenserò così, frequentando il più possibile questi spazi, la perdita del giardino.

L’iscrizione alla Ligustica, l’insegnamento e la cultura

Nel ’56 finisco il liceo. Avrei voluto iscrivermi alla facoltà di architettura ma non essendoci i corsi a Genova e non potendo mio padre sostenere le spese di una mia trasferta, mi iscrivo all’Accademia Ligustica che frequenterò per tre anni seguendo le lezioni di scultura di Garaventa. Molto disegno, ritratti, sculture di terracotta e bassorilievi in marmo. Contemporaneamente lavoro per un certo tempo dall’architetto Chiavola (arredamenti di navi) e continuo a lavorare con mio padre: disegni esecutivi per progetti d’abitazione, prospettive, prospetti tecnici per il cemento armato e decorazioni d’interni ed esterni per opere pubbliche (Ospedale di Campoligure) e private. In quegli stessi anni mio padre incoraggia l’inizio della mia attività artistica pagandomi l’affitto dello studio di via Guerrazzi che terrò fino al 1970. Nel 1960 entro nel Gruppo Studio. Naturalmente sarà per me un’esperienza molto importante dopo gli anni di formazione (tradizionale) del liceo e dell’accademia. Nel laboratorio di ceramica di Guido Ziveri imparo molte cose sulla scultura in terracotta e sulla ceramica. Questa esperienza, negli anni successivi alla morte di mio padre (gennaio ’63), mi darà la possibilità di una certa indipendenza economica. Mio padre si ammala gravemente nel 1961. L’idea di insegnare non mi era mai piaciuta ma, non avendo altre possibilità e in previsione delle difficoltà che ci sarebbero state con la morte di mio padre, inizio la mia attività di insegnante in una scuola media nell’entroterra di Chiavari (1962). Insegnerò disegno e storia dell’arte alle scuole medie, al liceo scientifico e poi nuovamente alle scuole medie ininterrottamente fino al 1983, anno in cui decido di andare in pensione per dedicarmi totalmente alla mia attività artistica.

La malattia

Dopo poco più di un anno dalla morte di mio padre mi ammalo. Soffro di vertigini. Dopo varie incertezze i medici decidono che il fenomeno è di origine nervosa. Sarò in cura da un neurologo per alcuni mesi ma la situazione peggiora ulteriormente. Non riesco più a camminare normalmente. Nel luglio del ’64 vado, accompagnata da una zia, in un piccolo albergo isolato al Passo di Campolongo in Trentino. Lascio a casa tutte le medicine e mi compro un bastone: dopo un mese ritornerò a Genova non completamente guarita, ma sulla buona via per ritrovare un nuovo equilibrio. Da quel momento imparerò ad autoanalizzarmi per fermare in tempo altre possibili ricadute. Fino al 1967 abbandono l’attività di ricerca e mi limito a lavorare la terracotta e a dedicarmi all’insegnamento che comincia a piacermi. Nel 1968 sposo Franco Gastaldi. Nel ’69 andiamo ad abitare in corso Buenos Aires, 16. Ho una stanza per lavorare per cui lascio lo studio di via Guerrazzi. Ho ripreso finalmente la mia attività di ricerca. Decido di sospendere la produzione delle terrecotte. Riprende intanto l’attività delle mostre (Il Brandale, ’69 e La Bertesca ’70). Mio marito in un primo tempo collaborerà con dei testi alla mia ricerca (’70, Scheda tecnica per Un equilibrio delicato; ’71, Con o senza, edizioni Masnata, e ’73, Pro o contro, Galleria Ferrari, Verona) poi, deluso dall’ambiente artistico (?) non vorrà più scrivere per il mio lavoro che seguirà sempre ma “a distanza”.

Il volo degli uccelli

Nel ’73 inizia la collaborazione con il matematico e critico d’arte Bruno D’Amore che proseguirà fino al ’77; sempre nel ’73 realizzo i primi disegni sul volo degli uccelli. Le lunghe osservazioni mi regaleranno sorprese continue, nuovi modi di vedere il mondo. Guardo il volo ma anche il cielo, le nuvole, il vento, le montagne e poi le pietre, l’acqua e la vegetazione nelle sue forme più appariscenti o segrete. Dopo la mostra alla galleria Unimedia ( Dimensione alata , ’78), comincio a fare mostre nelle Università e Musei di Storia Naturale. Frequento con piacere il mondo scientifico (Silvio Spanò, Sergio Frugis, Fernando Spina, Paolo e Laura Fasce e poi Lilia Capocaccia e Luigi Cagnolaro) e pochissimo le gallerie d’arte(!). Solo nel ’92, convinta da Giorgio Celli, accetterò di realizzare con lui una mostra-conferenza alla galleria l’Ariete di Bologna. A parte questo episodio non ho più fatto mostre personali nelle gallerie private dal 1978. Nel ’77/’79 sono segretaria dell’ Unione Artisti Liguri . Nel ’79 organizzo per il Comune di Genova (Teatro Falcone) una mostra sul tema Arte e Scienza . Nello stesso anno Mirella Bentivoglio mi invita alla mostra From page to space (New York) e da qui nasce una collaborazione principalmente sul tema del libro d’artista. Dal 1982 faccio parte dell’Associazione Arte, Scienza e Tecnologia, fondata da Corrado Maltese nell’ambito dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Roma. Dal 1983 al 1987 collaboro alla redazione della rivista Il Cobold (di Genova diretta da Ettore Bonessio di Terzet). Dal 1985 faccio parte del Centro di Bioetica di Genova. Rossana Bossaglia mi invita a presentare il mio lavoro all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pavia (’85) dove incontro l’ornitologo Carlo Violani con cui inizierà una lunga collaborazione.

La poesia e le arie del tempo

Nel 1986 cambio casa e la mia vecchia abitazione in corso Buenos Aires diventa studio e sede dell’Associazione Culturale Le Arie del Tempo . Inizia una nuova esperienza in cui mi è stato di prezioso aiuto il supporto critico di Viana Conti. Mostre, incontri di poesia, seminari, progetti multimediali sono proposti senza formalità e diaframmi anche nei confronti del pubblico. Non ci sono supporti finanziari (richiesti ma quasi mai ottenuti!) ma paradossalmente molta libertà di intervento. I progetti si realizzano nello spazio di corso Buenos Aires ma anche in altre sedi, prevalentemente pubbliche fra cui: Pagine 88 , Clit, Genova – Teatro Comunale di Villa Croce, Cultureel Centrum, Anversa – Demedthuis, Wielsbeke, Belgio. Il Laboratorio Aperto (’91/’92) è documentato dal fotografo Andrea Bagni. Artisti stranieri sono invitati a preparare le mostre “in residence” Callens (Belgio), De Robien (Francia), Kurdoll (Norvegia) e numerosi artisti canadesi come il Gruppo Boreal (Piché, Cisneros, Poulin e Inter Le Lieu ( Manoevre Nomade ). Dall’88 si formalizza l’attività del laboratorio di disegno e pittura (con Viola Pagliano) per persone di tutte le età: c’è grande richiesta di un recupero della propria dimensione creativa. Dal 1986, dopo l’invito alla Biennale di Venezia, inizio su proposta di Celli una ricerca (forse una sfida?) sul volo delle api. Nel ’90 il volo dei pipistrelli con Violani. Altra straordinaria occasione per scoprire qualcosa di più sul mondo della natura. Su invito di Aldino Leoni preparo le scenografie per Poesia in-canto in occasione della Biennale di Poesia di Alessandria. Nel 1987 a Salerno, in occasione della mostra Estetica Diffusa organizzata da Jagulli, conosco Domingo Cisneros (artista messicano che vive in Canada). All’89 risale la mia prima mostra in Canada alla Blacker-Wood Library of Biology di Montreal che poi acquisirà, per la sua collezione, una serie dei miei disegni sul volo.

Luisella Carretta

Con Valentina comunichiamo attraverso le nuvole

In occasione della mostra Trasparenze, appunti di viaggio incontro Valentina, la mia piccola amica non vedente. Cominceremo a comunicare parlando di nuvole, poi lei mi condurrà verso altre dimensioni del ‘vedere’. Nel ’93 la registrazione del movimento creativo: seguo per un mese le prove di uno spettacolo di Luca Ronconi ( Affare Makropulos -Teatro della Corte) e trascrivo i movimenti degli attori sulla scena come ho sempre fatto per il mondo degli animali. Mi è sempre piaciuto molto viaggiare. Avevo viaggiato da sola, prima di sposarmi, in Italia, in Francia molte volte (dove avevo degli amici) e in Inghilterra. Poi con mio marito siamo andati in giro per molti anni per tutta l’Europa. Ho ricevuto molte energie creative dai miei viaggi: nel 1987 il Messico (Tavole per Atlantide). Nel 1989 il Nepal (mostra Trasparenze, appunti di viaggio ) e gli Stati Uniti e poi nel ’90 (invitata da Cisneros del Gruppo Boreal Multimedia alla prima esperienza di Art Aventure Ecart , il Canada, dove conosco il musicista Eric Longsworth.

Sarà il mio primo magico incontro con i grandi spazi, i laghi, le foreste e poi la possibilità di vivere e creare in natura con altri artisti. Un’esperienza indimenticabile. Ritornerò in Canada nel ’92, nel febbraio del ’93 (in occasione delle mostre in Québec e a New York) e poi ancora nell’ottobre dello stesso anno ( I sudari di Nominingue ) e nell’aprile del ’94. Altre esperienze di Art Aventure saranno in Norvegia ( Present – 93) e nel deserto del Durango in Messico ( La zona del silencio – 95). Negli stessi anni farò altri viaggi molto importanti per la mia ricerca: Tanzania – ’90 ( Ngoron-goro – La vita dentro il vulcano ) – Yemen – ’91 (performance Ritorno alla terra ) e Guatemala – ’92 (il mio fantastico incontro con i Quetzal!).

La donna araba e il velo

Nell’ottobre ’92 sono stata invitata in Colombia dal Planetario Districtal di Bogotà, con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura, per una mostra personale sui tracciati di volo degli uccelli. Ho colto l’occasione per un viaggio sulle Ande con un ornitologo colombiano e poi a Leticia, sul Rio delle Amazzoni dove la Colombia confina con il Brasile e il Perù, quasi nel centro della Foresta Amazzonica ( Diari di garza e Lettere dall’ Amazzonia , ‘94 – ’95). Si precisa sempre di più dentro di me l’idea di una creatività nomade: portare con sé poche cose dallo studio e lasciarsi influenzare dai luoghi e dai materiali che si possono trovare. Un limite, ma anche un grande stimolo.

Ho continuato in questa direzione di ricerca e non l’ho mai abbandonata.

Nello stesso anno, dopo un viaggio nello Yemen, realizzo la mia prima performance sul tema della donna araba e il velo. Mi trasformerò in Layla. Un’avventura che durerà per molti anni con altri viaggi nei paesi arabi (Marocco e Siria) e l’incontro con Fatima che mi aiuterà a realizzare anche altre performance di gruppo negli anni successivi.

Carlo Marcello Conti (Campanotto editore), dopo aver visitato la mia Mostra Antologica al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce e letto casualmente qualche mia pagina, si è interessato alla mia scrittura e mi ha invitato a preparare un libro per la collana Le carte Nascoste, dove gli artisti sono stati da lui invitati a raccontarsi. Decido per vari capitoli costruiti attraverso i miei diari, dove racconto i luoghi, gli incontri con le persone e la mia creatività in viaggio. Intanto il progetto Atelier Nomade continua nel ’96 in Argentina ( Il viaggio dello sguardo/ dalle Ande alla Terra del fuoco ) e nel ’97 in India.

I diari e la scrittura a più voci

Il libro Atelier Nomade è pubblicato nel ’98. Mi rendo conto che scrivere mi piace: continuano così viaggi e diari che diventano numerosi. Mi piace il presentarsi delle parole sulle pagine tra vuoti e pieni, tra corsivo e tondo. Forse è l’esperienza creativa del disegno che mi indica modalità di scrittura a più voci: il racconto, le riflessioni interiori, i frammenti poetici…così ad altri viaggi seguono altri libri sempre pubblicati da Campanotto. Nel ’98, dopo un viaggio in Islanda con il giovane speleologo Tony Cosentino scrivo Dove le pietre volano , che esce nel ’99. Intanto nel ‘96,’99 e 2001 torno in Quebéc in diverse stagioni. Il mio atelier continua tra foreste, laghi, fiumi e spiagge solitarie tra il Laurentide e la penisola della Gaspesie. Del febbraio/maggio ’96 è la doppia mostra Memorie differenti , con Daniel Poulin a Ste Therese, Québec, e a Genova. Nel ’99, dopo aver partecipato alla residenza art/nature The Hidden Stone a La Minerve nel Laurentide, mi si presenta l’occasione di una grande mostra nel Museo Bonaventure con l’artista Yves Gonthier. Non volevo vedere l’orso (Campanotto), il racconto dei miei otto viaggi e della mia attività nomade in Québec, esce nel 2002.

Intanto, nel 2000, riesco a realizzare un antico sogno: un grande studio tutto per me in un palazzo del ‘600 in via Lomellini. È un appartamento su due piani, ma lo spazio che mi ha affascinato è stata la grande stanza con il soffitto a cupola. Ho capito immediatamente che là, quando non ero in giro per il mondo, avrei potuto continuare la mia attività creativa, e così è stato.Gli spazi aperti in natura, mi danno energie forti, gli interni sono per me più difficili, ma questa casa possiede armonie positive e poi mi ricorda la villa veneta dove avevo abitato, bambina, incantata da quei luoghi e dalla campagna intorno.

La grande dimensione mi ha permesso di continuare anche l’attività dell’associazione con mostre, eventi, seminari. C’era la possibilità anche per iniziare un lavoro sistematico per il mio archivio. Nel 2001 un’altra grande fortuna: incontro Carolina Cuneo e Alessandra Russo, intelligenti, colte, sensibili, con grande passione per tutte le forme d’arte. Decidono spontaneamente di aiutarmi, un volontariato che invece loro considerano uno scambio, e ancora adesso il lavoro continua: gli archivi hanno bisogno di tempo e sono difficili da costruire. Con il loro amico Domingo Donato comincerà anche il lavoro per la costruzione dei siti WEB mio e dell’associazione che richiedono tempo e cura perché, per fortuna, l’attività continua…e sempre nuovi aggiornamenti si rendono necessari…

Il Sudafrica e il volo delle api

Nel 2002 intraprendo il mio primo viaggio in Sudafrica ospite di Berco Wilsenach, giovane artista sudafricano che avevo incontrato attraverso la mia mostra a Villa Croce. Da diversi anni mi invitava a visitare il suo paese. È stato un viaggio tra paradiso e inferno: una natura meravigliosa, incontri straordinari con gli animali, i fiumi e la meravigliosa vegetazione tropicale, ma anche la consapevolezza della forte tensione, purtroppo ancora presente, tra bianchi e neri. Forse, proprio per questo, dopo i primi giorni di sbandamento, ho lavorato senza fermarmi. Ho creato molte opere in poco tempo: installazioni, interventi e performance in natura, delle quali posseggo solo delle foto, e altre opere come sudari su garza, diari sulle foglie e altro che ho portato con me a Genova. L’anno dopo un altro viaggio per la grande mostra The Tropic of Capricorn al Museo di Durban, diretto da Carol Brown, con il finanziamento del Consolato Italiano e grazie alla disponibilità e all’intelligente e partecipata attenzione del Console Alessandro Prunas. Un’occasione per altri incontri emozionanti e straordinari.

Nel 1997 erano nati i primi autoritratti trasparenti . Avevo iniziato a Genova, per continuare il lavoro durante una permanenza in Irlanda, nel Kerry, ospite della Fondazione Cill Rialaig . Mi avevano concesso per un mese una casa-studio sulle rocce a picco sul mare, in un silenzio in qualche misura apparentato a quello del deserto di Durango. In occasione di altri viaggi, come in Macedonia durante il progetto International Women Laboratory , coordinato da Gordana Nestorovska nel 2004, ho continuato a ancora a lavorare su questi temi realizzando altri autoritratti. Da questa esperienza prende forma, una volta tornata nel mio studio, l’idea di eseguire anche dei ritratti trasparenti : prima quelli degli architetti Atlantidei (2001) e poi anche di persone con le quali avevo potuto avere un incontro significativo.

Nel 2001, sollecitata dai testi pubblicati da Giuseppe Zuccarino nel libro Insistenze , creo Trasfigurazion i: acquerelli e china su carta e acetati con alcuni frammenti dei suoi testi. Questo lavoro sarà il primo di una lunga sequenza di pagine dove si incroceranno testi di altri con i miei disegni, colori, parole. Nel settembre/ottobre 2001 realizzo Parole senza suono/diario da New York con alcuni frammenti di una lettera di Peter Carravetta, che poi mi inviterà nel 2003 ad una mostra con Angela Biancofiore e Giancarlo Pagliasso al Queens College Art Center di New York, dove presenterò quel quaderno, autoritratti e ritratti trasparenti e una grande tela/sudario realizzata in Canada.

Nel 2000 esce il mio libro In volo con le api, (Campanotto, Udine), insieme alla mostra organizzata dal Museo di Scienze Naturali di Trento a cura di Bruno Maiolini. Archivio di un lavoro di osservazione fatto dal 1989 al 1992 e realizzato con il gruppo di ricerca dell’Università di Bologna di Giorgio Celli.

Il progetto sul movimento dei delfini

Nel 2001 ricevo da Lilia Capocaccia, presidente degli Amici dell’Acquario, la proposta per una ricerca sulla trascrizione dei movimenti dei delfini nelle vasche. Interessante, ma si tratterebbe del mio primo lavoro di osservazione e di trascrizione del movimento di animali in cattività. Ma come trascrivere gli itinerari dei delfini in mare? Un’impresa quasi impossibile. Accetto e mi metto al lavoro. In breve tempo mi appassiono. Fortuna vuole che, dopo pochi mesi, i biologi si accorgono che una femmina è incinta. Nascerà il piccolo e io potrò seguire la sua conquista dello spazio dopo essersi con difficoltà distaccato gradualmente dalla madre. Guido Gnone, biologo dell’Acquario, mi aiuterà a capire. Questo lavoro, durato quasi un anno, per varie circostanze ancora inedito come altri, mi ha regalato esperienze e momenti speciali.

Dopo aver conosciuto nel Laurentide, durante il progetto del 1999 The Hidden Stone , Agnanuch della comunità Inuit, che usava tamburo e voce per una sauna rituale secondo la sua tradizione, nel 2000 compro un tamburo a cornice a Damasco e, dopo vari esperimenti di voce diaframmatica, realizzo un CD con voce e tamburo e successivamente una serie di performance e laboratori dal 2004 al 2005 in Inghilterra, in Svizzera e in Canada.

Nel 2003 partecipo al progetto INVIA allo Spl ü genpass e in quest’occasione realizzo l’installazione “Angelo” (garza disegni su acetato) che si salverà dalle intemperie, attraverso una serie di trasformazioni, rimanendo in esposizione per due mesi nella vecchia galleria del Passo Spluga. Lo stesso gruppo mi inviterà l’anno successivo ad ARTOOL per un laboratorio e mostra negli spazi dedicati all’arte contemporanea all’interno dell’ospedale psichiatrico Bedburg-Hau, in Germania, dove ero già stata nel 1995. Questo invito mi permetterà di approfondire un tema a me caro quello dell’arte come evento tra follia e salute, già oggetto di un convegno e di una mostra (Genova, Villa Serra di Comago, 2002) a cura mia e di Marco Ercolani.

Nel 2004, dopo la mia prima esperienza di laboratorio in Macedonia ( International Women Laboratory , Vratnica), torno alla performance con “Acqua” realizzata nell’ambito del Festivaletteratura di Mantova. Nello stesso anno incontro lo psicologo leccese Vincenzo Ampolo. Gli racconterò delle mie esperienze di trance attraverso le mie performance: nel 2005 sarà edito, dall’editore Campanotto, il libro Dissociazione e Creatività /La trance dell’artista a nostra cura e con il contributo di studiosi, artisti, scrittori, poeti, attori, musicisti, performer.

Andrò in Puglia e nel Salento, luoghi della mia origine, più volte: durante uno di questi viaggi realizzerò la performance in due tempi, Oltre il giardino, con la preziosa collaborazione di Marta Ampolo.

L’installazione sulla drammaticità dei flussi migratori

Sempre col gruppo INVIA nel 2005 si realizza il simposio “INVIA FINLAND” a Varkaus dove creo la grande installazione NOT ADMITTED (abiti di varia provenienza, gesso, 15 m. di rete metallica), sulla difficile realtà e sulla drammaticità dei flussi migratori.

Dal 2005 trasformo i laboratori di acquerello, portati avanti per anni per l’associazione, e nascono così i seminari mensili Il tempo della Creatività e Tra parole e vision i.

Sempre per l’associazione, dal 2004 al 2007, si realizzano i progetti: Identità e appartenenza, Deserto e Silenzio, I taccuini, che saranno presentati nel sito dell’associazione e in alcune mostre.

Sotto il segno dell’ Atelier Nomade e nell’idea del volo che ritorna forte dentro di me, a Parigi, nel settembre 2006, realizzo la performance Ê tre une plume / 4 actions. In novembre, nell’ambito della Biennale di Poesia di Alessandria, ci sarà l’occasione per concretizzare Storie di Voli, performance e produzione di un DVD.

Ancora sul tema del volo nel maggio 2007 ci sarà un’altra performance Fiamme e Piume, nell’ambito degli Incontri vesuviani organizzati dall’ Istituto Patafisico Partenopeo . Sull’ultima colata lavica del 1944 tra il golfo di Napoli e il bordo del cratere ho avuto l’occasione di vivere un’esperienza magica: il sogno del volo attraverso le energie del vulcano.

Intanto nel dicembre 2006 è stato pubblicato il mio libro: Il mondo in una valigia/Atelier Nomade 2, (Campanotto 2006) che diventerà uno spettacolo teatrale previsto per il novembre 2007. Una nuova difficile sfida, come sempre.

E mi piace accomiatarmi con una sua poesia in cui ho ritrovato la sua essenza

“Ho disegnato

il volo degli uccelli

e delle farfalle

e delle api.

Mi piace camminare

attraversare paesi, città, foreste

mi piace pensare agli altri

che hanno seguito

gli stessi percorsi

Abbandonare il quotidiano.

Lasciarsi attraversare dal luogo.

Porgere all’altro la parte migliore di noi stessi.

Si può approfondire l’esercizio dello sguardo”.

Più che l’artista l’amica e la donna comune

Il suo profilo, da ieri è stato preso d’assalto da amici e giovani artisti che ricordano non tanto la Luisella artista ma la donna comune e l’amica e la donna della porta accanto che in tante occasioni ci ha accolti e riavvicinati all’arte, alla sua arte, al percorso della sua arte attraverso l’osservazione della natura da rimettere al centro del nostro modo di pensare, l’inclusione e l’abbattimento delle barriere formali e culturali.  Ho ancora un ricordo particolarmente vivido. Quello del suo atelier in corso Buenos Ayres che ho frequentato in qualche occasione insieme a mio figlio al quale, come a me, piaceva tanto disegnare. Ma in assoluta libertà. E Luisella era per il superamento delle barriere, per osservare le traiettorie fino ad interpretarne la precisione. Era un’artista geniale, capace di mutuare l’individualismo in socialità.

“ciao zia – la saluta la nipote Antonella Carretta – voglio pensare che tu sia libera e leggera come una piuma. Quando ho fatto l’archivio delle tue opere ho imparato a conoscerti e amarti più nel profondo. Con i tuoi racconti i tuoi  disegni, le tue opere e i tuoi libri sarai immortale e presente nella vita di tutti quelli che ti hanno seguita nelle tue avventure . Grazie per esserci stata”. E perciò niente funerale. Magari nelle prossime settimane un incontro per ricordarla in qualche modo e come merita. Che la terra ti sia lieve prof.

Paolo De Totero

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