I lavoratori della Gkn a Genova: “Insorgiamo perchè la nostra lotta riguarda tutti”

Una piazza con poche persone ha accolto i lavoratori della Gkn-Melrose

Genova – Lo sblocco dei licenziamenti soffia tra di noi che ci azzuffiamo sui social e promette un autunno e comunque un 2022 che sarà diviso tra proteste e promesse. Promesse sempre più fatue e proteste sempre più esigue come numero di partecipanti.
Se dovessimo fare un’analisi dei motivi per cui siamo arrivati a questo punto non basterebbero mesi di lavoro e migliaia di pagine, che peraltro oggi, pochi avrebbero la pazienza di leggere. Ci limiteremo alla cronaca, e in particolare a quella relativa alla visita a Genova, ieri pomeriggio, di una rappresentanza di operai della Gkn, azienda di Campi Bisenzio che ha licenziato 422 operai, e che davanti a poche decine di persone ha raccontato come dall’esperienza del probabile licenziamento è nato il movimento “Insorgiamo”.

Gkn e Mise

Il 4 agosto, la vertenza Gkn è arrivata al Mise dove l’azienda ha confermato la volontà di licenziare gli operai e chiudere la fabbrica. L’unica decisone del Mise è stata quella di allungare il brodo di 75 giorni e arrivare così al 22 settembre. Più di 400 posti di lavoro in fumo, un’altra fabbrica da smantellare perché non strategica. Un territorio che subirà un contraccolpo economico importante. L’obiettivo dei lavoratori è quello di “far ritirare i licenziamenti, salvaguardare la continuità produttiva dello stabilimento, l’intero patrimonio professionale e 500 posti di lavoro per il territorio. Per questo sono inaccettabili i licenziamenti ma lo è anche la cassa integrazione per cessazione d’attività. La morte è morte, anche quando è preceduta da una lunga agonia…”

Licenziati via mail

I lavoratori della Gkn hanno ricevuto la lettera di licenziamento via mail. Qui a genova con Eriksson ci siamo abituati a queste modalità. In un primo momento il Ministro Orlando ha bollato la questione come un caso a sé. “Non ho mai nascosto le mie preoccupazioni davanti allo sblocco dei licenziamenti questa mi sembra però una questione che ha delle caratteristiche specifiche. Ci troviamo di fronte a un caso particolare”. In realtà il sistema di lasciare per strada le lavoratrici e i lavoratori con sms e email è più frequente di quanto il ministro faccia finta di non sapere.

Nasce “Insorgiamo”

Dal canto suo l’azienda ha fatto sapere che le previsioni di fatturato dello stabilimento di Campi Bisenzio si attestano a circa 71 milioni di euro, importo inferiore di circa il 50% rispetto ai livelli di fatturato pre pandemia del 2019. La precisazione è stata inserita nella lettera del 9 luglio dove veniva annunciato il licenziamento di 422 lavoratori e la chiusura della fabbrica di Campi Bisenzio.

La richiesta di solidarietà dei lavoratori della Gkn, multinazionale di proprietà del fondo americano Melrose Industries, è diventato un motto che non riguarda solo la lotta per salvare i posti di lavoro della Gkn. “Insorgiamo”, motto che deriva direttamente dalla Resistenza fiorentina, ha lo scopo di creare un fronte unico contro l’arroganza delle multinazionali e le ingiustizie sociali.

A Firenze 10.000 persone

E in effetti, questo slogan ha funzionato. Il 19 luglio 10 mila persone si sono riversate a Firenze, in piazza Santa Croce, con tamburi e tante bandiere al vento. “La lotta operaia non si ferma” e “Siamo tutti Gkn, ma anche “Sciopero generale, Insorgiamo!”.
Una folla inusuale per questi tempi di “protesta social”,che aveva accolto l’appello dei lavoratori: “Portate striscioni, megafoni, bandiere, riprendete i cori. Saremo in spazi aperti e caldi. Se non avete più voce, battete le mani. Se vi fanno male le mani, saltellate. Non è il momento di stare zitti”.

Ieri, a genova, in Piazza De Ferrari, davanti a qualche decina di persone si è consumato l’incontro con i lavoratori Gkn arrivati da Firenze. Una piazza vuota, senza bandiere, senza striscioni, senza slogan, senza sindacati, senza rappresentanti politici della “sinistra”, senza cori.
Forse un difetto di comunicazione della manifestazione, forse colpa della proverbiale frammentazione di una sinistra autoreferenziale e non inclusiva, forse la smania di protagonismo di mettere un unico cappello sull’evento, o forse qui non abbiamo i problemi dei lavoratori della Gkn e quindi “le masse” non hanno risposto.

Più probabilmente ognuno era concentrato a curare il suo orticello.

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