L’uomo del ponte, l’uomo della provvidenza, l’uomo del destino, il predestinato di tutti i pronostici

L’imperatore del sobborgo di Milano

Nelle narrazioni, da tempo, ormai, e sono più di due anni, viene descritto come l’uomo del ponte, il commissario e l’uomo della provvidenza. E ancora, in vista delle amministrative del 2022, l’uomo del destino, l’imbattibile per qualsiasi avversario, figuriamoci se sarà uno qualunque.
E perciò il predestinato di tutti i pronostici. E pazienza in un passato, recente o recentissimo, per quella sua percezione dell’antifascismo, un po’ distante, quasi non ci tenesse a sporcarsi le mani.  Con quella sua posizione in cui gli piace sottolineare l’ equidistanza, se non addirittura  l’indifferenza. Quell’essere “anti-anti – che poi, come ci insegnavano una volta a scuola, la doppia negazione spesso finisce per annullarsi e diventare positiva – sembrerebbe fare a pugni, almeno un po’, con quella coscienza radicata in una città medaglia d’oro proprio per la resistenza.

Eppure mister Marco Bucci, a seconda dei punti di vista manager, commissario, u scindecu cu cria – per quel rapporto da combattente con i sottoposti e chi osa discuterne i dettami – doge o imperatore,  come lo ha soprannominato l’opposizione in sofferenza per la sua forte personalita’, sembrerebbe lanciatissimo a succedere a se stesso. Come si usa appunto nelle monarchie, o peggio negli imperi, pur ai sobborghi di Milano, unico regnante della sua GenovaMeravigliosa. A succedere a se stesso per rapporto dinastico.

Marco Doria

Due sindaci un unico nome

Tanto che di fronte a un simile competitor la sinistra del fu Marco Doria, il marchesino, omonimo predecessore di Marco il magnifico, anzi il meraviglioso, prende tempo da tempo, anzi traballa, e addirittura vacilla. Difficile, anzi quasi impossibile, cercare e trovare la vittima predestinata. Farne il nome per poi convincerla a misurarsi in una partita il cui risultato sembrerebbe già vaticinato.

Eppure negli ultimi tempi è parso di cogliere, nei comportamenti del vate genovese, un qualche sintomo di nervosismo. Soprattutto se nel corso delle varie conferenze stampa a cui ha partecipato il discorso veniva deviato, a bella posta, o solo del tutto casualmente, non tanto sul risultato prossimo futuro, ma sulla sua probabile, possibile, futuribile ricandidatura. Messaggio che il sindaco uscente, consapevole di essere l’uomo del destino, non si è fatto affatto pregare a pronunciare. Che però, al contrario, e in maniera sospetta, tarda ad essere messo nero su bianco dalla sua antica coalizione di riferimento, il centrodestra.

Oscar Wilde e l’importanza di chiamarsi Marco

Tanto che qualcuno in città, a suo tempo, aveva sostituito all’Ernesto della commedia di Oscar Wilde, “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, proprio il nome Marco. Del resto la stessa commedia, a seconda dei fruitori, era conosciuta come “L’importanza di essere Franco”, oppure “l’importanza di essere Fedele”, o “L’importanza di essere Probo”, oppure ancora “L’importanza di essere Costante”. Per finire con “L’importanza di essere onesto”. Commedia con forte significato simbolico quella di Wilde, in cui nessuno dei due protagonisti risulta essere nel corso dei tre atti “earnest” serio, affidabile, onesto ne’ “Ernest” (in inglese le due parole si pronunciano nello stesso modo). E Oscar Wilde  con questo espediente intendeva mettere in luce tutta quella cura dell’apparenza e della forma dell’alta società vittoriana.

Già, forma ed apparenza. Perché in apparenza e sotto il profilo formale tutto, almeno in superficie, procederebbe in maniera del tutto normale. Con Marco Bucci che ha più volte ribadito di essere intenzionato a ricandidarsi, anche in occasione del rinnovo della nomina di commissario. Con tanto di ministro intervenuto ad hoc per toglierlo da ogni possibile o probabile imbarazzo, dichiarando che non si sarebbe stata nessuna incompatibilità fra il ruolo di commissario e quello di sindaco. Nemmeno in vista delle future elezioni.

E con lo stesso Bucci che ha inviato e rinviato il messaggio ad ogni intervista, con tanto di supporter plaudenti e osannanti. Mentre, al contrario, da parte dei suoi possibili mentori o mandanti, attuali o del tempo che fu, si è registrata una sorta di progressiva freddezza. Nulla di esplicitamente dichiarato, sia ben chiaro. Ma neppure una ostentata discesa in campo.

Rossi per caso

Sino a che qualcuno, giusto qualche settimana fa, ha iniziato ad esprimersi sulla sua presunta invincibilità. Raccontando che Marco Bucci, soprattutto per i suoi meriti da commissario, aveva tutte le carte in regola per succedere a se stesso, ma che però, in qualche modo, poteva non essere affatto… “il miglior dei mondi possibili”, proprio per quel suo modo di pensare troppo da manager, fra risultati e obiettivi e tempistiche, e poco da politico. Troppo dritto per dritto, in estrema analisi, e poco incline al dubbio e ai compromessi propri della politica. Una sorta di fuoco amico insomma, proveniente, non a caso, da ambienti editoriali, molto molto vicini al presidente e governatore della Regione Giovanni Toti.

Sia ben chiaro, gli editorialisti hanno espresso legittimamente il loro pensiero, solo che da qualche tempo in città circolerebbe la storia, o la favola, che il loro editore, cioè l’ex senatore Maurizio Rossi, 65 anni, transitato durante la XVII legislatura attraverso Scelta Civica per l’Italia e poi nel gruppo misto, membro della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza di servizi radiotelevisivi, avrebbe in qualche misura l’idea di presentare la propria candidatura come sindaco di Genova.

Una candidatura, quella di Rossi, che, ovviamente, rischierebbe di spaccare la supposta unità del centrodestra. Magari non tanto in termini di possibili o probabili vincitori, ma soprattutto in termini di voti, vista la possibile scarsa sussistenza del centrosinistra ancora alla ricerca di un proprio candidato. Di più, magari Bucci che già si vedeva eletto, con ogni probabilità al primo turno, magari si ritroverebbe costretto al ballottaggio con un altro candidato di centro. E allora sì che la sinistra, magari, potrebbe divertirsi a mettere a nudo il re. Anzi no…. l’imperatore, impallinandolo a dovere e facendo convergere massicciamente il voto sul suo avversario di turno.

Il riposizionamento del Presidente

Superata la famigerata, soprattutto per la sinistra, mossa del cavallo lanciata da un altro ex senatore, questa volta Pd, Carlo Rognoni, che più o meno suggeriva: “se non hai possibilità alcuna di batterlo, alleati con lui”. Incassato il plauso per il suo operato dell’esponente di Italia Viva, la parlamentare Raffaella “Lella” Paita, Marco Bucci, che intanto non faceva mistero di pensare alla riconferma e ad un secondo mandato, iniziava a mal sopportare quella che fra le quinte della politica veniva dipinta come una sorta di solitudine del manager.

Essendo di gran lunga ridotte le occasioni in cui il suo ex sodale e gran sostenitore Giovanni Toti partecipava insieme a lui a qualsiasi comparsata. Ufficiale e non.

Anche perché, come si mormora fra le quinte dei palazzi del potere, proprio la nuova formazione politica del Governatore transitato da “Forza Italia” e da “Cambiamo” per arrivare a fondare insieme al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro “Coraggio Italia” potrebbe prendersi l’onore e l’onere di sostenere un candidato alternativo al sindaco Marco Bucci. Proprio quel Maurizio Rossi che, al momento, almeno ufficialmente non è ancora sceso in campo, ma di cui da tempo si fa un gran parlare e non soltanto a livello editoriale.

Nel frattempo, dopo due editoriali di altrettanti quotati giornalisti, esperti sulla politica locale, un altro quotidiano d’area, “Il Giornale”, si è preso la briga di pubblicare un lungo articolo affidato alla penna di Remo Viazzi, saggista e notista politico cinquantenne, a suo tempo alle dipendenze di Gianni Baget Bozzo, dal titolo già di per se’ significativo: “Sbagliato dare per certa la vittoria di Bucci”.

La solitudine del manager

Scritto che prendeva lo spunto proprio dai due articoli pubblicati a fine agosto da PrimoCanale a firma del presidente dell’emittente Mario Paternostro e da Franco Manzitti, con Bucci messo sotto accusa dai due autorevoli colleghi per quella sua idiosincrasia per la politica, messa da parte per far risaltare, esaltato dalle situazioni emergenziali – dalla ricostruzione del viadotto, alle mareggiate, al Covid 19 – le sue doti di manager. E osservava Viazzi, suffragato dalle osservazioni del duo Paternostro/Manzitti: “L’auspicabile rielezione di Bucci passa per una sua progressiva “politicizzazione” che Manzitti e Paternostro spiegano bene e che tutti sanno risultargli assai indigesta. La questione è che bisogna convincere Bucci del fatto che diventare un “politico”, o meglio accettare il fatto di esserlo non è un male, non è un abbraccio di Satana, ma è il necessario lavacro che potrà in futuro aprirgli le porte a esperienze nazionali, che meriterebbe. Di politici improvvisati, di tecnici bocconiani ne abbiamo fin sopra i capelli… Anche perché hanno dato e danno ancora pessima prova di se’!”. E ancora: “ Non mi stancherò mai di dire che è necessario che la politica e i politici si riprendano il loro posto e rivendichino con forza e orgoglio la loro professionalità”.

 

La risposta di Bucci

L’articolo in questione e i due precedenti a cui si era ispirato Remo Viazzi – nonostante Bucci abbia fatto finta di non conoscerli, o peggio di non conoscere il nome degli autori – in qualche modo deve aver destabilizzato, almeno un po’ il tradizionale aplomb e  l’abituale presenza di se’ del Sindaco. Tanto da dedicarsi, in un’intervista sui risultati di Genova Jeans, a ribattere un po’ banalmente “che ogni scelta che un sindaco fa deve essere, è, e sarà una scelta sempre politica”. Slogan, a mio modesto parere, usato e abusato. Se non addirittura un po’ qualunquista. Nel senso deteriore del termine. Anche perché i due corsivisti di Primocanale, con tutte le cautele del caso, intendevano probabilmente porre i loro legittimi dubbi sulla famosa “vision” del Sindaco per la sua “GenovaMeravigliosa”, naufragata fra un ospedale agli Erzelli, un supermercato ad Albaro, qualche pedonalizzazione, o qualche pista ciclabile, la pedonalizzazione di Nervi con discusso porticciolo e costruendo supermercato-piscina-autosilos e un altro autosilos sotto a una piazza.

Il fuoco amico

E così, fra le quinte, ha iniziato a circolare la voce di una candidatura alternativa, proprio fra le fila del centrodestra. Anche perché il governatore Giovanni Toti, in vista delle prossime politiche, avrebbe l’esigenza, forte, di provare a sondare il possibile gradimento genovese nei confronti del suo nuovo soggetto politico in grado di consentirgli un eventuale nuovo smarcamento dalla Lega con le sue derive troppo smaccatamente di destra. E proprio un ex senatore, proveniente dal mondo dell’imprenditoria editoriale ma appartenente anche alla società civile, oltretutto di provata fede, e appartenente al pianeta del centrodestra, potrebbe rappresentare per lui la scelta ideale.

Comunque l’idea di un competitor conosciuto, a conti fatti, e sotto sotto, finirebbe per non dispiacere nemmeno alla Lega o a qualcuno dei suoi principali esponenti locali. In ambasce per l’eccessiva radicalizzazione di Bucci nella percezione dei suoi concittadini di centrodestra. E poi, troppo libero dalle segreterie di partito il sindaco Marco Bucci, a volte estremamente critico – si racconta  nei corridoi di palazzo Tursi per qualche sua epica sfuriata – nei confronti di assessori del Carroccio.

Come se non bastasse il suo strapotere, con tanto di riconferma come Commissario e quelle voci ripetute che lo danno come sicuro e incontrastato vincitore al primo turno nelle prossime amministrative comunali inizierebbero a creare un certo fastidio. E in politica è noto che solitamente chi tira il sasso, con altrettanta destrezza nasconde la mano. Perché, allo stesso modo, a dar fastidio sarebbe anche la sua figura ingombrante e a maggior ragione quel partito del sindaco per il quale un’ulteriore acquisizione di voti che potesse mettere in discussione proprio i partiti che lo sostengono del centrodestra risulterebbe di danno proprio ai gruppi politici. Senza contare le ragioni di chi vede in Bucci un potenziale avversario per le prossime politiche che in qualche modo potrebbe danneggiare candidati già pronti ai nastri di partenza e almeno al momento sicuri e vogliosi di spartirsi nuovamente un posto romano in paradiso.

Quelle fastidiose avances della sinistra

Di più, anche per i danni prodotti da quel plauso troppo esplicito a mezzo stampa della Paita come esponente di Italia Viva e quella strategica per quanto spregiudicata “mossa del cavallo” suggerita dall’ex senatore Carlo Rognoni.

Complimenti, comunque, a cui Bucci non si è mostrato affatto insensibile.

Una serie di indizi che, ad una lettura attenta, fornirebbero una situazione diversa dalla tanto auspicata rielezione a furor di popolo. Anche perché un’altra rielezione come quella del governatore Giovanni Toti finirebbe per ridimensionare gli stessi partiti che in passato lo hanno sostenuto senza se e senza ma. Cosa del resto già accaduta proprio in Regione. E in questo caso la politica e i partiti ne hanno fatto tesoro. Visto che nell’occasione specifica proprio Toti, di fronte all’incalzare della pandemia, ha deciso di azzerare i vertici sanitari, un tempo saldamente in mano ad esponenti o simpatizzanti del Carroccio.

Con qualche avvisaglia e riverbero anche a palazzo Tursi dove, pur recalcitrando, Bucci ha dovuto piegarsi e mettere nelle mani di un esponente di Fratelli d’Italia – comunque non quello concordato in un primo momento – la carica di vicesindaco passata temporaneamente, ma non troppo dal FdI Stefano Balleari, eletto in Regione, a Pietro Piciocchi – avvocato ed esponente del partito del sindaco e uomo di fiducia dello stesso Bucci e dell’Opus dei – e poi a Massimo Nicolo’, casualmente, o forse no, medico personale proprio del sindaco Marco Bucci.

La longa manus della Curia

Infine, ultima ma non in ordine di importanza, ci sarebbe anche un po’ di freddezza da parte della Curia genovese, specie dopo il passaggio, nel maggio dello scorso anno, del ruolo di arcivescovo di Genova dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI a padre Marco Tasca, dell’ordine dei frati minori conventuali. A creare qualche dissapore sarebbero stati i tagli in sede di bilancio ai finanziamenti del Comune nel campo del sociale. Tagli su cui erano intervenuti per protestare anche alcuni consiglieri dell’opposizione, che avrebbero colpito le cooperative in generale, bianche e rosse, che si occupano di assistenza.

Qualcuno, in questi giorni, di fronte al rincorrersi delle voci ha volutamente archiviato il tutto come turbolenze che avrebbero avuto riscontro nell’eccessivo cattivo umore del sindaco con la riprova qualche reazione eccessivamente ruvida opposta a chiunque, per avventura, avesse avuto l’onere di domandargli chiarimenti sulla per ora mancata ufficializzazione della sua candidatura da parte della coalizione di riferimento. Segno evidente che la voce di qualche avversario a sorpresa, sostenuto proprio dai partiti della sua coalizione potrebbe essere tutt’altro che un’operazione di pura fantasia. Fino a trasformarsi, magari, il prossimo anno, in un finale da vero thriller. Con un ballottaggio tutto di centro destra tra l’ex sindaco e un altro personaggio, magari quell’editore, ex senatore, esponente del mondo imprenditoriale della comunicazione, esponente della società civile che al momento stenta a farsi largo.

E a quel punto a Bucci occorrerebbe far tesoro non solo della mossa del cavallo di Rognoni ma anche dei complimenti della Paita che sanno tanto di avances da parte di Italia Viva. Facendo di necessità virtù e accogliendo proprio il corteggiamento di Italia Viva e di qualcos’altro di sinistra. Non si sa mai. Tanto per evitare che l’attuale opposizione, costretta a guardare, lo impallini con gioia.

La politica, tanto esecrata da Marco Bucci, in fondo è anche questa cosa qui. Tanto per vincere, seppur con una punta di opportuna ritrosia, quella sua solitudine del manager.

Paolo De Totero 

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