Hai risolto un bel problema… ma poi te ne restano mille

Visto da destra

Settimana complicata tra il week end e i tre giorni in cui Genova ha accolto il G20 delle infrastrutture con ministri, amministratori locali, esperti impegnati nelle conferenze ai magazzini del Cotone e con tanto di Governo che parla della nostra città come di un luogo simbolo. Non a caso la città del “rammendo”, almeno nelle narrazioni. E viene indicata come strategica capitale della manutenzione e delle infrastrutture. Tre giorni fra focus sui progetti e una tavola rotonda – vedi caso – sul nuovo ponte. Insomma dall’inferno al paradiso della normalità inseguita nel giro di tre anni. Dalla presa di coscienza dello stato malato delle nostre infrastrutture – dal crollo del Morandi – al modello Genova e alla costruzione del nuovo viadotto.

Con il sindaco Marco Bucci che nel discorso inaugurale, legittimamente gonfia il petto e che racconta della percezione mutata nel mondo per la nostra città. Con tanto di enunciazione di ambiziosi progetti infrastrutturali, al momento solo ispirati, ma imponenti e strategici che almeno nei sogni del nostro sindaco dovrebbero cambiare per sempre il volto della nostra città. Il tutto visibile, secondo Lui, nella  sala immersiva sul “Modello Genova”. E comunque per chi avesse qualche curiosità sulla sala immersiva e sul “Modello Genova “ Il Secolo  XIX chiarisce più o meno i contenuti . Ovviamente : “Il video della sala immersiva “Modello Genova”, realizzato per raccontare, in pochi minuti, attraverso immagini e parole chiave, agli ospiti e ai delegati del G20, gli step che hanno portato all’inaugurazione del ponte San Giorgio con uno sguardo alla città del futuro.

L’installazione, un viaggio virtuale sulla grandiosa opera infrastrutturale ideata da Renzo Piano, è stata realizzata all’interno dei Magazzini del Cotone da Comune di Genova e Webuild S.p.A., con la collaborazione di Fincantieri S.p.A., Spinelli Srl e Rina S.p.A.”. Con giusto rilievo a aziende e sponsor. Proprio come si usa nella comunicazione propagandistica.

Ma, oltre al ponte e al modello Genova, c’è naturalmente quel riferimento alla vision del sindaco Marco Bucci, quella “serie di ambiziosi, imponenti e strategici progetti infrastrutturali che cambieranno per sempre il volto della nostra città”. Con quel modello Genova di cui proprio Bucci dice: “ La cui fama ha varcato ben presto i confini della Liguria e dell’Italia per diventare un esempio internazionale di efficienza tecnologica, economica, urbanistica e ambientale”.

Alessandro Terrile

Rivisto da sinistra

Solo che poi, visto da destra o visto di sinistra, le narrazioni finiscono per divergere. E parecchio.

Scrive Alessandro Terrile, capogruppo del Pd a palazzo Tursi: “Mentre si discute della proroga del Commissario Bucci, è interessante analizzare come stanno andando le opere portuali si cui è commissario. Sono tutte in enorme ritardo, la maggior parte non partite o perfino ancora senza progetto. Nonostante la deroga ad ogni regola e procedure come eravstato previsto per il ponte Morandi”.
Poi Terrile entra nei dettagli: “Il modello Genova non funziona più”

Ammesso che sia esistito davvero un modello Genova per la realizzazione di opere diverse dalla ricostruzione del ponte sul Polcevera, quel modello non funziona più.

Lo dicono le stesse carte pubblicate sui siti internet del Commissario per la ricostruzione e dell’Autorità Portuale di Genova. In sede di conversione del Decreto Genova, il nuovo art. 9 bis incaricava il Commissario Bucci di predisporre un programma straordinario di opere portuali, da realizzarsi entro 36 mesi con le stesse deroghe previste per la ricostruzione del Morandi.

Niente gare per l’affidamento delle opere, nessuna motivazione nella scelta di questa o quell’altra impresa. Massima celerità, e pochissima burocrazia e trasparenza. La legge entra in vigore il 16 novembre 2018. Qualche settimana dopo il 15 gennaio 2019 il Commissario Bucci emana il decreto n.2 che contiene il piano delle opere portuali.

Ci finisce dentro un po’ di tutto: infrastrutture portuali, aeroportali, ferroviare, opere di collegamento con la città, riqualificazioni urbane. Il costo totale delle opere supera il miliardo di Euro. Ma gli aggiornamenti del piano lo portano a luglio 2021 fino a 2,3 miliardi di Euro.

Il commissariamento delle opere portuali prevede tempi celeri per opere da realizzare o almeno iniziare entro ottobre 2021. Il provvedimento di Bucci del gennaio 2019 indica un cronoprogramma con tempi certi per l’avvio dei lavori. Praticamente nessuno di quei tempi è stato rispettato. Ad agosto 2021 l’Autorità portuale ha pubblicato un report con l’aggiornamento delle tempestiche. E il confronto è imbarazzante”

Nove opere in ritardo

Con tanto di accluso lungo elenco, sempre del capogruppo del Pd in consiglio comunale.
Tanto che il post continua: “Qualche esempio:

Nuova Diga Foranea, slittata dal 2019 a gennaio 2022

Ribaltamento a mare Fincantieri, slittato dal 2021 a gennaio 2022

Torre Piloti, slittata dal 2019 a ottobre 2021

Hennebique, slittato dal 2019 a ottobre 2021

Interventi stradali a Sampierdarene, slittati dal 2019 a settembre 2021

Consolidamento Ponte dei Mille, slittato dal 2019 a ottobre 2021

Nuovo ponte del Papa, slittato dal 2019 a settembre 2021

Infrastrutture Calata Bettolo, slittate dal 2020 a gennaio 2022

Ammodernamento Parco Fuori Muro, slittato dal 2021 a gennaio 2022”.

E conclude, sempre Terrile, suggerendo di utilizzare il beneficio del dubbio, utile, a mio modesto parere, anche a fronte della recente “ubriacatura” per il riconoscimento come città ospite del G20: “Mentre Bucci invoca la riconferma a Commissario per altri tre anni, il Governo dovrebbe domandarsi cosa non ha funzionato a Genova. Quale è la ragione dei ritardi pluriennali, nonostante le deroghe ad ogni norma sugli appalti? Siamo sicuri che abolire ogni forma di concorrenza e di trasparenza nelle gare sia di per sé risolutiva per accelerare la realizzazione delle opere?Il caso Genova dice di no”.

Genova  un vero e proprio “hub” di innovazione e sostenibilità

Già, come dicevo, questione di punti di vista e di narrazioni. Mentre lo stesso sindaco e commissario parla, senza mezzi termini, sempre nel suo intervento di apertura, di un Modello Genova e “ di un piano di interventi coordinati fra loro che andrà a colmare il gap di infrastrutture fisiche digitali accumulate negli anni con il resto d’Italia e d’Europa, facendo di Genova  un vero e proprio “hub” di innovazione e sostenibilità che potrà vedere la luce con il contributo decisivo dell’Europa”.

La doppia faccia della sostenibilità

E poi c’è ancora quel riferimento a quelle grandi sfide globali, come ancora dice Bucci “nel solco delle tre “P”, People, Planet, Prosperity su cui si incardina il programma della presidenza italiana del G20…con risposte efficaci ed eque in grado di porre le basi per un futuro migliore e sostenibile”.  Già, la sostenibilità, parola utilizzata ed abusata in questi anni, con l’esigenza di un differente rapporto con l’ambiente.

Poi esistono i fatti, appena qualche giorno prima dell’inizio dei lavori del G20, con quel futurista proclama di apertura del nostro Sindaco. Venerdì per essere precisi, come accade ormai con cadenza quasi settimanale, studenti, giovani e Ambientalisti manifestano in piazza Matteotti, davanti al Ducale. Si raccolgono per ricordare i danni sull’ambiente e per dar vita ad una manifestazione per lo sciopero globale contro il clima.

Una manifestazione come tante altre, da quelle dei sindacati a quella dei “no vax” e “no green pass”. Che di questi ultimi tempi hanno invaso il centro. I manifestanti utilizzano un amplificatore che diffonde slogan e musica ad alto volume.

Ora il fato, o la sfiga che ci vede benissimo, vuole che tutto questo accada, vedi la fatalità del caso, mentre a palazzo Ducale, nella sala del Maggior Consiglio il nostro primo cittadino sta partecipando – unico fra tutti i presenti, a quanto riferiscono, senza mascherina d’ordinanza – al passaggio di consegne fra il colonnello Gianfranco Francescon e il colonnello Edmondo Dotoli al vertice del comando militare esercito Liguria. E musica e urla giungano sino a la’. L’inquinamento acustico, ma non solo quello, come si sa tende a propagarsi salendo. E a questo punto le testimonianze, di presenti e non, divergono. Perché c’è chi assicura che il sindaco con un diavolo per capello… qualcuno parla addirittura di lesa maestà, metta mano al cellulare e suggerisca ai suoi vigili di intervenire per mettere fine a quella protesta che, vedi caso, coincide proprio con la cerimonia a cui stava partecipando. I vigili solerti intervengono. E qui ancora le testimonianze divergono, perché prendono le generalità degli organizzatori. Alcuni dicono a scopo intimidatorio, altri per future sanzioni, altri ancora solo per sollecitarli a un comportamento più urbano.

E qui chioso, in favore di quei bravi ragazzi che si adombrano, però abbassano il volume. Ma ve le ricordate voi le manifestazioni studentesche anni Settanta-Ottanta? Beh definirle chiassose era davvero un gentile eufemismo.

Stefano Giordano

Una polemica gridata

E tutto, come succede sempre più spesso in questo periodo, accade via social, con Stefano Giordano consigliere comunale Cinque Stelle che critica l’eccessivo autoritarismo di Bucci e della Polizia Locale. Segue un comunicato ufficiale del Comando che spiega come i fatti siano andati diversamente e che i giovani non sono stati affatto sanzionati. E così l’assessore alla sicurezza Viale arriva persino a definirli bugiardi. E i sostenitori  del Sindaco si scatenano. Sino a quando gli studenti, i giovani, gli ambientalisti di Friday for Future stilano un comunicato dal titolo “Giovani si’ , bugiardi no”, in cui dicono che la cosa che li ferisce di più è passare in qualche modo per bugiardi.

Eddai, perché vi stupite? Loro credono nel cambiamento climatico e vogliono salvare il mondo. Quegli altri, anni Settanta/Ottanta con tanto di Br annesse, sproloquiavano, forse, che… “la rivoluzione si fa sulla canna del fucile”. Vabbè, tempi di social, quelli attuali. Solo che – dico io – se già i giovani nascono pompieri, beh…. dove andremo a finire ?

Comunque chiariti i termini della faccenda, con richiesta dei quattro agenti di mostrare i permessi per l’impianto audio e compilazione sul posto delle modulistica necessaria. E poi la minaccia di sanzioni l’identificazione e l’ammissione del fatto che a chiamarli sarebbe stato il Sindaco stesso.

Insomma avrebbero seguito alla lettera tutta la prassi, complesse, norme anti covid comprese, e sarebbero caduti proprio sui permessi dell’impianto audio. Una quisquilia. Poi c’ è il finale che vale la pena: “Adesso, caro Sindaco, assessore, e chiunque altro, sarebbe molto più onesto chiedere scusa, provare a costruire un dialogo con i giovani della vostra città e ammettere di aver sbagliato piuttosto che usare potere e canali preferenziali per far passare noi da bugiardi”.

Parole sante, anche perché a parte la polemica già al Ducale qualcuno suggeriva che forse il nostro Sindaco avrebbe fatto meglio a scendere in piazza Matteotti, chiedere la parola e pregare di persona i presenti, pur riconoscendo la loro battaglia, di abbassare i toni. Ma, sono sicuro, riuscirà a tornare sui suoi passi e chiederà scusa… qualche rara volta, sempre che la memoria non mi inganni, è già accaduto.

Pochi metri più giù l’inferno

Anche perché, almeno a giudicare dalle testimonianze degli abitanti, pochi metri più in giù, in un’altra piazza storica, non è che la situazione sia migliore, anzi.

Scrive il mio amico social Giovanni Petrelli appena a ventiquattr’ore di distanza:

“Cronache pomeridiane in via San Lorenzo: alle 14 è arrivato il “pittore con le bombolette” munito di un potente amplificatore che diffondeva musica vomitevole, poco oltre si è posizionato un suonatore di flauto, verso le 15 ad essi si è aggiunto un suonatore di bongo. Il concerto è andato avanti fino a quando sono passati gli “Hare Krishna” ( se si scrive così’). Che hanno avuto il merito di dissuadere i primi tre dal continuare il concertino. Passati anche gli arancioni sono arrivati gli “Anonymous” con il grosso pregio che manifestano in silenzio. Poco dopo le 18 si è piazzato sotto le mie finestre il mio nemico personale: il “cantante di Mauritius” ( con decreto di espulsione) che da qualche settimana ha una chitarra elettrica con amplificatore. Una mezz’ora dopo è arrivato il corteo dei “No Gren pass”: qualche centinaia di persone con tamburi e fischietti che scandiscono slogan a gran voce. Ovviamente il luogo preferito per la loro propaganda hanno scoperto essere piazza San Lorenzo, dove hanno stazionato a lungo…. Sono impaziente di sapere cosa mi aspetta per l’ora di cena  (e della partita)… Quando hanno pedonalizzato la zona ci avevano detto che avremmo vissuto in pace e tranquillità”.

Non è tutto oro quel che luccica

Anche perché dalla #GenovaMeravigliosa al “Modello Genova” non sempre è tutto oro quel che luccica. Basterebbe fare un giro per le strade della città’, tra spazzatura di ogni tipo disseminata dai genovesi, tra buche di ogni tipo e tombini che saltano diventando trappole, tra interruzioni più o meno lunghe dell’illuminazione pubblica e lavori che bloccano il transito di ogni tipo. Poi accade, però che se c’è un supermercato all’orizzonte con tanto di pedonalizzazione, come a Nervi, i tempi diventino strettissimi.

Difficile fare il sindaco. Arduo ricandidarsi anche disponendo di schiaccianti favori del pronostico

Perché al di là della bella favola del “Modello Genova” e della “#GenovaMeravigliosa” all’orizzonte ci sono le schermaglie di qualche bega politica di cui il Sindaco, in qualità di manager e non di politico, avrebbe con infinito piacere fatto a meno. Tirato per la giacca, come attestano le ultime interviste, tanto da Giovanni Toti quanto da Edoardo Rixi, con tanto di avvertimenti anti-Paita di Fratelli d’Italia. Per finire con l’ultimo beneplacito del leader della lega Matteo Salvini. Anche se la Lega in questo momento ha diverse anime, sia a livello locale che nazionale. Questioni di lealtà al governo ma non solo. Questione di potere personale politico e finanziario.

E poi te ne restano mille

Toti lo avrebbe voluto con se, con Coraggio Italia per dar peso alla sua avventura verso le politiche. Rixi e confratelli temono che un suo significativo successo, suo e del suo partito del sindaco, possa minacciare la leadership nella coalizione. Fratelli d’Italia chiede solo che non abbocchi agli occhieggiamenti della Paita e di Italia Viva.

Morale, dopo un po’ di spinte, controspinte e messaggi incrociati, tutti hanno finito per concordare che il partito del sindaco sarà, in fondo, il male minore.

Perciò fiato alle trombe Turchetti ( cit. Mike Bongiorno) e libero spazio ai vari leader e leaderini che incoronano di già Bucci come l’invincibile.

Di più. Visto che dalla casa di fronte il Pd fa sapere che (in mancanza di candidature plausibili e immaginabili – ma questa è solo una mia deduzione- ) si procederà attraverso le primarie. Gia le primarie. Ricordate l’ultima infausta occasione in cui dal cilindro del prestigiatore venne fuori il marchesino Marco Doria a scapito delle oltremodo battagliere Marta Vincenzi (l’uscente) e Roberta Pinotti? Comunque le ultime in ordine di tempo furono quelle che incoronarono Raffaella Paita. Poi andò come doveva andare con Giovanni Toti Governatore in Regione che prima vinse, e poi, a distanza di cinque anni stravinse. Con una coalizione di centro destra, probabilmente più unita, nonostante la prima avventura scissionista del Presidente/Governatore, che adesso a qualche mese di distanza, patisce il fiato sul collo della Lega.

Ecco perché può essere comprensibile anche quella eccessiva ruvidezza di Marco Bucci, causata da ansia ed evidente fibrillazione, oltreché da incomprensione per tutti quei giochetti politici fatti di segnali, avvertimenti, ammiccamenti in cui tutto cambia da un momento all’altro nell’esatto contrario.

Lui si sente manager e soprattutto commissario che ha risolto da par suo il problema del ponte che ormai utilizza come emblema della sua supposta capacità e invincibilità. Ha risolto un bel problema, come dice nel refrain della canzone diventata tormentone dell’estate l’immarcescibile Orietta Berti in compagnia di Fedez e Achille Lauro…ma, avverte lo stesso refrain,..poi glie ne restano mille.

Già Orietta Berti, cantante settantottenne, che già negli anni Settanta, proprio nel 1970 al  disco per l’estate presentò un’altra canzone epocale. E utilizzatissima almeno per il titolo, “Sin che la barca va”, per descrivere il trascorrere e i passaggi della politica italiana e non. Quando in politica, ancora imprenditori e manager proprio non esistevano: Sin che la barca va… lasciala andare.

Paolo De Totero

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