Cortocircuito. Nel segno di Trilli, la principessa del selfie

L’horror vacui

Che settimana emblematica quella che si è appena conlclusa. Avvincente, quasi come un thriller. Anzi no, raccapricciante come un horror. Interamente, o quasi, nel segno di quell’horror vacui che rappresenta il terrore del vuoto.

Per dire: iniziata con quell’abbandono dei ministri leghisti alla riunione dell’esecutivo sulla delega fiscale che avrebbe potuto far presupporre una imminente crisi di governo. Con quel batti e ribatti tra Salvini e Draghi sulla riforma del catasto a cui il leader della Lega avrebbe voluto per forza incollare addosso l’etichetta della famigerata patrimoniale. E poi proseguita con l’atto di fede, sempre di Salvini, verso il premier Draghi: “Di lui mi fido degli altri no”.

E ancora l’Italia nel pallone, con quei campioni d’Europa/popopopopopopoporo, gli azzurri del calcio, messi sotto dalla Spagna nella semifinale di Nation league, a Milano, sul terreno del Meazza con Gigio Donnarumma, l’eroe di Wembley e fra i 30 pretendenti al pallone d’oro subissato dei fischi dei tifosi per aver tradito il Milan, tentato da un ingaggio di 7 milioni netti ma a salire dal prossimo anno.

Quei gemelli dei pandora papers

E poi, ancora, in pieno svolgimento del torneo, con il direttore tecnico Roberto Mancini e il capo delegazione azzurro e amico Gianluca Vialli – Quelli dell’abbraccio che tanto ci emoziono’ a finale vinta, per intenderci – invischiati nella vicenda dei Pandora Papers con conti hoff-shore come azionisti di due società con sede nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. Che dire? In ottima compagnia, comunque, insieme all’attrice Monica Bellucci, ma anche all’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti, al collega del City Pep Guardiola, al procuratore Mino Raiola e all’altro allenatore Walter Zenga. Vabbè, sempre di fisco si tratta. E di lotta all’evasione. Con spreco, ma neanche tanto, di post sui social e il Mancio, ex Bobbygol che in conferenza stampa stempera con una battuta “Magari non sarò in panchina con il Belgio ma a portare i soldi chissà dove”. E poi c’è quel ricorso allo scudo fiscale nel 2009 che avrebbe dovuto sanare tutto e metterlo al sicuro.

Carlo Fidanza

Finanziamenti illeciti e saluti romani

Perché poi, quando si vellica la pancia del paese gli effetti possono risultare persino incontrollabili. Si erano appena spenti i clamori del caso di Carlo Fidanza, parlamentare europeo di FdI e vecchia conoscenza genovese e del Governatore Giovanni Toti nelle vesti di direttore dell’Agenzia Regionale per il turismo. Poi parlamentare nel 2018 e eurodeputato l’anno successivo. Tanto che lo stesso Fidanza indagato dalla Procura di Milano per finanziamento illecito al partito e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta ‘lobby nera’, nata da un’inchiesta giornalistica di Fanpage si è subito dimesso. E Giorgia Meloni aveva subito parlato di uno scoop giornalistico e di una inchiesta strumentale in vista dell’imminente appuntamento elettorale.

Appuntamento i cui risultati sono stati puntualmente commentati, visti da destra e visti da sinistra. Come strumentale e legata ai deludenti risultati elettorali è stata definita dagli oppositori del centrosinistra la manovra di abbandono del consiglio dei ministri da parte degli esponenti della Lega. Una specie di braccio di ferro seguito dall’improcrastinabile calamento delle braghe allo scopo di non alzare troppo il tiro, di non deludere troppo lo zoccolo duro. E in definitiva di non perdere del tutto posizioni di potere.

Lo sgombero del centro sociale

Nella nostra città vestita a festa per il week- end dei Rolli, intanto si è proceduto allo sgombero dell’immobile del Lagaccio da anni occupato dagli attivisti del centro sociale Terra di Nessuno. L’operazione inizia all’alba, come se si trattasse di un rastrellamento con gli uomini della poliIa locale che trovano all’interno ancora insonnolito qualche ragazzo che si era adattato per la notte. Poco dopo arriva uno dei fondatori Luciano Bregoli che sale sul tetto per arringare i presenti. Per la verità, sul momento pochi, fatta eccezione degli agenti della Digos, dei poliziotti del Reparto Mobile e dei Carabinieri. Succede che la mediazione va avanti e i presenti vengono autorizzati a raccogliere e portare via le proprie cose. Intanto una manifestazione spontanea di giovani con musica e striscioni blocca il ponte don Acciai fino a sera inoltrata. Accorrono i politici. Cristina Lodi del Pd accusa: “C’era una trattativa ferma da mesi, dopo l’ingiunzione di sfratto del Comune per morosità per il mancato pagamento di alcuni canoni, con tanto di ricorso al Tar che a gennaio aveva dato ragione al Comune. Perché questa fretta visto che il progetto per utilizzare l’area non lo conosce nessuno”.

La Lega esulta per l’illegalita sanata mentre la sinistra parla di un’operazione elettorale in vista dei ballottaggi. Mentre l’attenzione devia automaticamente sulla dozzina di piante di marijuana sequestrate all’interno e su un cartellone con i volti dei politici del centrodestra, da Toti a Rixi, da Salvini alla Meloni, utilizzati come bersagli per le freccette. Con fiumana di post sui social fra il divertito e lo scandalizzato.

Sabato di passione, la marcia sulla CGIL

Intanto il giorno successivo nella Capitale accade quello che non t’aspetti durante la solita manifestazione contro il green-pass con l’assalto e la devastazione alla sede della Cgil di corso Italia. Chiara provocazione con marchio neofascista, tanto che fra la dozzina di fermati c’è gente come Stefano Fiore, esule e poi rientrato in Italia, o come Giuliano Castellino altro leader di Forza Nuova. Poi c’è Biagio Passaro altro leader ma di IoApro che si filma mentre sfonda i portoni e poi posta il video sui social.

E allora mentre iniziano le proteste, i sit-in, la mobilitazione nelle piazze a sostegno dei sindacati, mentre fioccano i comunicati e rullano a tambur battente le dichiarazioni di solidarietà e gli “altolà-chivala’”, ti capita di pensare come il più delle volte, in democrazia o no, all’eversione capiti di servirsi di una sorta di qualunquismo di ritorno e che quando la maggioranza silenziosa, o i quarantamila, scendono in piazza occorre stare attenti che le provocazioni non inizino per prendere la mano.

Perché se qualcuno spiegava ironicamente che il qualunquismo poteva essere addirittura inteso come un’arte (Facciamola finita, venite tutti avanti/ Nuovi protagonisti, politici rampanti/ Venite portaborse, ruffiani e mezze calze/ Feroci conduttori di trasmissioni false/ Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte/ Coraggio liberisti, buttate giù le carte/ Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto/ Assurdo bel paese. Cit. Cyrano, Francesco Guccini) forse, anzi probabilmente il populismo esercitato fortemente da alcuni partiti è diventato addirittura un male peggiore. In questo benedetto, assurdo bel paese.

L’eversione non esiste

Che poi sentire Giorgia Meloni che finora qualche ora prima diceva di voler visionare tutto il “girato” di Fanpage prima di prendere ufficialmente le distanze da Carlo Fidanza compiere carpiati vari e passi di danza camminando su una fune sospesa sul vuoto per assumere una posizione contraria a Forza Nuova, insieme a Salvini che solidarizza con il sindacato e mette sotto scacco il modo in cui viene/ è stato diretto l’ordine pubblico, un po’ di orticaria finisce per crearla. Al pari del richiamo dei molti partiti da sinistra a destra e da destra a sinistra che chiedono lo scioglimento dei gruppi parafascisti. Accade ormai troppo spesso e solitamente in occasione di fatti come questi. Si cita a memoria la Costituzione e poi, magari ci si dimentica addirittura di vedere come è andata a finire. Eppure potrei citare a memoria parecchi casi di strabismo istituzionale dalle fasce tricolori per la commemorazione dei caduti della Rsi, ai reiterati escamotage con l’anti-anti del primo cittadino di Genova chiamato direttamente a rispondere e in coscienza della sua convinzione e della sua fedeltà alla carta costituzionale.

Ma così è se vi pare. Con la Meloni che fa finta di non conoscere tutta quella destra eversiva che spesso e volentieri ha gravitato intorno al suo partito. Quella stessa destra degli incidenti di qualche anno fa in piazza Manin.

Poi ci sono le campagne stampa e l’odio fomentato a bella posta proprio sui social. Non è un caso che Fiore e colleghi abbiano diretto la rabbia su una componente sindacale in un momento in cui i sindacati sono stati messi sotto accusa per la gestione della difesa delle categorie dirantebla pandemia e poi per i vaccini e il green pass. “L’Italia si cura con il lavoro” era lo slogan della Cgil dell’ultimo primo maggio. “traditori – traditori” gridavano gli avanguardisti assaltatori cercando di farsi seguire dalla folla.

Appare chiaro che la pandemia ha inciso pesantemente nei rapporti fra il politico e il personale, contribuendo a creare contrasti e contraddizioni non solo tra il pubblico e lo stato, ma anche fra gli elettori e gli organismi intermedi di rappresentanza delle categorie. E la riprova non potrebbe che essere la pericolosa disaffezione alle urne delle ultime amministrative. O le continue manifestazioni debitamente suddivise fra no-vax e anti greenpass.

Ho ballato una sola estate

Eppure si sembra avviato al graduale ritorno alla normalità, fra l’annuncio della terza dose anche per over 60 e fragili, i teatri e i cinema che riaprono, l’ avviata normalizzazione con quel distanziamento “Il metro del nostro scontento”  che da oggi decade. E poi le discoteche messe alla gogna per la ripresa della pandemia dell’estate 2020 che riaprono a metà. Però con obbligo di green pass e mascherina di cui fare a meno soltanto in pista per potersi scatenare nel ballo. Graduale anche il ritorno dei tifosi negli stadi.

E nella scorso week end sono ritornate anche le fiere, sconsigliate a suo tempo per la probabilità di assembramenti pericolosi e la difficoltà di opportuni controlli, con quella spada di Damocle del metro di distanza.

Per quella di Sant’Agata che avrebbe dovuto svolgersi a San Fruttuoso nei primi giorni di febbraio ed è saltata a causa del Covid si è deciso di accelerare i tempi con misure preventive in qualche modo discutibili. Con un solo cartello ai varchi a ricordare l’obbligo di green pass ma controlli molto labili. Come labile non poteva che essere l’obbligo di mascherine in caso di assembramenti ai banchi. Pero’ l’assessore competente Paolo Bordilli ha preferito cercare di mantenere il suo impegno con i lavoratori del commercio ambulante Mentre molti altri comuni, al contrario, erano stati costretti a annullare le manifestazioni dopo averle a suo tempo sospese a causa delle difficoltà di controllo.

Riecco Trilli, principessa dei selfie

Già la Bordilli, presente sino al limite del presenzialismo, di mercato in marcato di manifestazione in manifestazione, con il polpastrello prontissimo all’attesato fotografico, da Facebook ad Instagram, sino a Tik Tok della sua attiva partecipazione, siano esse bancarelle o inaugurazioni di negozi, cerimonie oppure semplici comparsate. Con il suo cane al seguito, minuscolo esemplare quattro zampe che di nome fa Tabù. Probabilmente a significare che la padrona in fatto di presenzialismo non ne ha alcuno. Solitamente teneramente in braccio e coprotagonista dei selfie, oppure tenuto a qualche metro di distanza, amorevolmente al guinzaglio da parte di una collaboratrice.

Bionda, minuta sorridente, l’assessore,  tanto da ricordare almeno un po’ Trilli, personaggio di Disney, la piccola fata alata, compagna di Peter Pan per il quale nutre un amore ed una gelosia notevoli. Nella versione Disney Trilli possiede abilità magiche. Può volare con le sue ali da fata che la rendono leggerissima quando è in aria. È capace di lanciare energia fatata e di rilasciare quando vola, scagliare e spargere polvere di fata. La sua “polvere di fata” rende le persone molto leggere e in grado di volare. Usando i suoi poteri ha delle abilità telecinetiche e un lieve controllo mentale e capacità di rimpicciolimento Proverbiale la sua gelosia nei confronti di Wendy. Insomma gelosa, possessiva, irresistibile e manipolatrice, Trilly ha dato il suo nome a un insieme di atteggiamenti descritti dalla psicanalista Sylvie Tenembaum ne “La syndrome de la fée Clochette” (La sindrome di Campanellino).

Crisi d’astinenza

Insomma non saprei se immaginarla in preda a qualche crisi di gelosia nei confronti di qualche suo mentore, oppure intristita e in crisi d’astinenza per via del progressivo diminuire di quei selfie/autoritratto che è solita postare sul suo sito istituzionale, naturalmente da un po’ di tempo a questa parte sempre con Tabu’ al seguito. Poi ho capito che, probabilmente, era tutto legato alla sospensione delle fiere. E ho pensato… accidenti, proprio nel periodo pre elettorale. Che disdetta per lei che conta molto sulla propagazione all’infinito dell’immagine del suo bel volto. Come quella volta che mi accadde di notare che fra le foto comparse sul sito del comune e quelle sul suo personale aveva lavorato sullo sfondo, annullando la figura di un turista o forse di un semplice astante di colore seduto sul bordo della fontana di De Ferrari. E ho pensato proprio a Trilli, possessiva e manipolatrice.

Solo che poi mi è anche capitato di osservare una sua fotografia domenicale in cui compariva sola e raminga sul divano di casa in compagnia esclusiva del suo Tabù. E fra me e me ho pensato: che strano cambiamento della personalità. Appena qualche settimana prima ne avevo constatato onnipresenza durante lo svolgimento delle manifestazioni Genova Jeans. La si vedeva ovunque, come il prezzemolo. Poi, però, ho capito questa sospensione delle fiere la angustiava. E non per fini personali, c’è da giurarlo. Quanto per la categoria dei lavoratori forzatamente a riposo. Poi ieri l’ho vista in foto e intervistata. E ho capito tutto.

L’indomita Trilli…. si era sbarazzata ancora una volta di Wendy

In un vero e proprio cortocircuito tra proteste e green pass. Tanto per finire in gloria la settimana. Già un cortocircuito di informazioni, con tanto di ansia imminente.  Con uno studio che già dieci anni fa svelava la causa del disturbo. Tutto dipende da un difetto di comunicazione delle aree cerebrali che controllano lo stress e le emozioni negative: quando due parti dell’emisfero non “parlano” tra loro allora inizia il panico.

In attesa di quanto accadrà nei prossimi tre week end. A cui seguiranno i Santi e i morti.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.