Dalla mossa del cavallo al cavallo di Troia

E il ringhio è registrato

Sono incappato per caso stamattina in una vecchia poesia/ballata di uno dei mie autori giovanili preferiti, Stefano Benni, da Bologna, ormai settantaquattrenne. Poesia dedicata “A D.T., vecchio militante” (Ballate, 1991, edizioni Feltrinelli) in cui istantaneamente, vuoi per trascorsi, vuoi per il DT che sono le iniziali del mio cognome, vuoi perché spesso mi firmavo p.d.t., mi sono riconosciuto, almeno un po’.

E la poesia, brevissima, fa così:
“La casa protegge/ il vecchio cane/ che ancora finge di fare il guardiano

così mi sembra, amico/ che in vecchie e calde idee/ tu sia avvolto e rassegnato/ e il ringhio è registrato”.

I franchi tiratori

E mi è venuto spontaneo, forse perché già in passato con quella sorta di allitterazione ci avevo un po’ giocato, pensare anche al PD e a tutto quel recente trambusto legato al siluramento del DDL Zan. Con tanto di manifestazioni di protesta nelle piazze, e al supposto – o forse no – tradimento degli ex Pd di Italia Viva, a quei tredici, o forse quindici, “franchi tiratori” che, nascondendosi dietro al voto segreto, hanno affossato il decreto contro la transomofobia. E conseguentemente ripensare a quella scena, dopo “la tagliola” che ha abrogato in un solo colpo la legge approvata dalla Camera meno di un anno fa, di esultanze, applausi, fischi e abbracci, e risatine, indegno per palazzo Madama.

…e poi gli “spiegoni”

Con paginate e paginate di giornali, fiumane di post, spiegazioni e “spiegoni” in cui qualcuno cercava di chiarire quanto quel decreto potesse essere da riscrivere e che il voto negativo andava inquadrato in una sorta di protesta contro chi aveva assicurato che alcuni aspetti sarebbero stati puntualizzati, mediati o perlomeno concordati, e poi si era rimangiato la promessa.

Ignazio La Russa

“Chi troppo vuole nulla stringe”

Con tanto di scambio di accuse fra Italia Viva e Movimento Cinquestelle e un Matteo Salvini raggiante che dichiara: “È stata sconfitta l’arroganza di Letta e dei grillini che hanno detto no a tutte le proposte di mediazione. Ora ripartiamo dalla proposta della Lega: combattere le discriminazioni lasciando da parte i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione”. E pietra tombale del vicepresidente di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa: “chi troppo vuole nulla stringe”.

Mentre qualcuno parla di prove generali in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica e i taccuini si riempiono di nomi e previsioni di voto che, in fin dei conti,  si sono rivelate false. Con defezioni ben al di là della componente di Italia Viva e sconfinamenti anche fra i Cinquestelle, ma non solo. E Renzi, che al momento della votazione era assente e in volo per l’Arabia Saudita – conferenziere in missione per conto di Dio – che risponde: “Chi polemizza sulle assenze faccia i conti con quaranta franchi tiratori”. E Letta parla di defezioni provenienti da più partiti e non spontanee ma orchestrate”.

Ciechi ed arroganti, sconfitta incredibile”

Fra l’altro attacca per difendersi una inviperita Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva: “L’arroganza dei Cinque Stelle ha prodotto una sconfitta incredibile, non solo per il parlamento, che ha perso l’occasione di far approvare una legge di civiltà, ma per tante donne e uomini che aspettavano di essere finalmente tutelati da aggressioni e discriminazioni. Si è verificato quanto avevamo paventato da mesi, così la cecità e l’ostinazione di pochi ha fatto affossare una legge necessaria al paese. Noi siamo quelli che hanno portato a casa la legge sulle unioni civili, loro hanno giocato sulla pelle di persone che meritavano una legge, non delle bandierine. Lo dico con amarezza perché fino alla fine ho sperato di sbagliare le previsioni. Ma purtroppo è andata come avevamo immaginato”.

Già le unioni civili mentre il segretario del Pd Letta parla di rottura a tutto campo con Italia Viva e Forza Italia. Ma come dimenticarsi che nel maggio di cinque anni fa il clima non solo nel paese ma nel governo, di cui Matteo Renzi  era presidente – “ Enrico stai sereno” (ndr), aveva pronunciato nel 2014, prima di prendere il suo posto a palazzo Chigi  – e, soprattutto nel PD era differente.

Quelle mani del premier

Tanto che l’attuale deputata di Italia Viva, Raffaella Paita, allora come ora renziana di ferro e capogruppo del PD in Regione, aveva pubblicato sulla sua pagina Twitter l’immagine delle mani di Matteo Renzi intento a vergare, grazie ad una Montegrappa con cesello in oro, la sua autorevole firma  firma sotto alla legge sulle unioni civili. Con la Paita che cinguettava probabilmente in preda ad un malanno tipico dei regimi sovietici svilito al semplice culto della personalità: “La firma del presidente Matteo Renzi sulla legge per le unioni  civili” . Comunque altri tempi, ma soprattutto altre maggioranze. Con il centrosinistra e un presidente del consiglio, sempre il Matteo Renzi, in grado di abdicare dopo la sconfitta del Referendum e passare le consegne quasi dinasticamente al suo sostituto, più o meno naturale, Paolo Gentiloni passato dal ministero degli Esteri a palazzo Chigi. Ere geologiche, si direbbe. Eppure da allora non sono passati nemmeno cinque anni.

Con tutto quello che ne consegue, soprattutto a livello di maggioranze di governo, alleanze e fasi, più o meno sperimentali. Per questo la contrapposizione “difensiva” della Boschi mi sembra perlomeno decontestualizzata e, soprattutto poco lucida, se non addirittura strumentale. O peggio, strategica in vista delle prossime battaglie. Da quella per il Colle, all’inizio del 2022, alle prossime amministrative, in arrivo a primavera. Con un clima che si sta già facendo caldo, soprattutto a sinistra.

Gianni Pastorino

“Inutile cercare un’intesa”

Tanto che da piazza De Ferrari, luogo della manifestazione Lgbtq+, Gianni Pastorino, leader di Linea Condivisa in Regione, avverte: “Se ci sono differenze così pesanti su un tema come quello dei diritti civili, è anche inutile cercare per forza un’intesa”. Con il segretario provinciale del PD Simone D’Angelo che lascia ancora uno spiraglio: “Decidano che cosa vogliono fare, se essere alternativi a questa destra oppure no”.

Perché poi, in vista del prossimo appuntamento elettorale genovese il problema è tutto lì. E neppure del tutto effimero in tema di alleanze, visto che i renziani, insieme ad Azione, a Savona hanno dato un grosso aiuto al neo sindaco Marco Russo, candidato civico del centro sinistra che ha recentemente formato la sua giunta composta da quattro uomini e cinque donne. Un risultato quello di Savona, tornata al centro sinistra dopo cinque anni di centrodestra, che ha ridato più di una speranza alla coalizione in vista dell’appuntamento per palazzo Tursi. E soprattutto tenendo conto che i pronostici, almeno fino ad oggi, parlerebbero di una pressoché sicura conferma di Marco Bucci.

Raffaella Paita

Rognoni, Paita e quella mossa del cavallo

Già, il sindaco uscente e riconfermato commissario che continua a godere dei favori del pronostico in maniera schiacciante. Tanto che giusto qualche mese fa l’ex senatore, ex vicepresidente a palazzo Madama, ex membro del consiglio di amministrazione Rai, ex direttore di varie testate giornalistiche Carlo Rognoni, aveva lanciato l’idea di una lista civica che dialogasse con l’attuale sindaco Marco Bucci… spiazzandolo sino ad ammaliarlo. Se non puoi batterlo, alleati con lui, era la stringata sintesi del pensiero di Rognoni che vaticinava e sponsorizzava un’ampia lista civica di sinistra e riformista.

Ipotesi rigettata con forza dal PD locale, nonostante sia in piena conformità sul piano nazionale. Tanto più che all’epoca si era nel pieno delle consultazioni per la segreteria provinciale con le varie fazioni l’un contro l’altra armate.

Strategia, comunque tutt’altro che peregrina, quella di Rognoni, viste le varie componenti delle forze progressiste. E con la chiara adesione di Italia Viva, tanto che proprio la renzianissima Raffaella Paita a suo tempo aveva addirittura compiaciuto il sindaco uscente Marco Bucci riconoscendo che stava facendo un buon lavoro. Apertura, quella della Paita, subito contrastata dalla contromossa del PD: “Da Paita solo opportunismo, noi siamo l’alternativa a Bucci”.

Con qualche apertura dei due consiglieri comunali di Italia Viva: Mauro Avvenente e Pietro Salemi. E la netta presa di posizione in piena contrapposizione della loro collega, in un primo tempo fuoriuscita dal gruppo Crivello insieme a Salemi, Maria Jose Bruccoleri.

Maria Jose Bruccoleri, andata e ritorno

Spiegava la Bruccoleri prima di far ritorno, non più tardi di un mese fa, al gruppo di origine, quello di Gianni Crivello : “Apprendo da organi di stampa che alcuni esponenti locali di Italia Viva starebbero mandando segnali a sostegno del Sindaco Bucci. Il mio giudizio politico sull’attuale Sindaco è stato e resta coerente ai quasi cinque anni di opposizione in consiglio comunale, nei quali ho combattuto battaglie che evidentemente non mi permettono di condividere linee politiche che ho fino ad oggi criticato. Personalmente ho ben presente in quale area sono stata eletta, ovvero quella di centro sinistra, e sento forte la responsabilità di mantenere una posizione coerente rispetto alle molte persone che mi hanno sostenuta continuando a fare una opposizione ferma ed onesta nei confronti di questo Sindaco e di questa Giunta dai quali mi separano sia la visione del futuro della città, sia i principi e i valori nei quali non potrò mai riconoscermi”.

Tanto più che già in quell’occasione le divergenze che avevano spinto strumentalmente sia l’ex Pd Mauro Avvenente che Salemi a schiacciare l’occhio a Bucci riconoscendone il suo buon operato sono state riproposte proprio da Gianni Pastorino leader di Linea Condivisa in Regione: “Se ci sono differenze così pesanti su un tema come quello dei diritti civili, è anche inutile cercare per forza un’intesa”.

“Non basterà dire che il Sindaco è brutto e cattivo”

A suo tempo ci tennero a chiarire sia Avvenente che Salemi: “Se le premesse sono: “per accettarvi all’interno della “gloriosa macchina da guerra” che spazzerà via il Centro Destra dal Comune bisogna fare le analisi del sangue e le prove di compatibilità genetica…, beh le premesse per una alleanza non sono certo delle migliori. La pari dignità tra soggetti che stanno assieme diventa elemento discriminante per poter avviare ogni confronto. Se qualcuno pensa di essere autosufficiente e di poter fare a meno della parte riformista moderata dello schieramento…buona fortuna…”.

Per poi entrare nel merito del loro riconoscimento – meglio della Paita – all’operato di Bucci: “Qualcuno può pensare che sia sufficiente gridare che l’attuale Sindaco è “brutto e cattivo?. Che in tale modo si possa riconquistare il consenso dei cittadini elettori?. Tale modalità appare davvero molto limitativa. Inoltre non riconoscere le cose buone che sono state fatte in questi ultimi 4 anni, certo pure in presenza di errori che vanno altrettanto valutati, non rappresenta di per sé elemento sufficiente per sperare in un cambiamento di rotta dell’elettorato genovese”.

Sky tram

E qualche mese dopo, dopo qualche sparuta e occasionale convergenza in consiglio comunale ecco la prima iniziativa congiunta in Valbisagno e sul trasporto locale con l’abbraccio fra il sindaco Marco Bucci e Raffaella Paita per ora sulla mobilità cittadina. Neanche a farlo appposta un nuovo progetto, quello dello Skytram proprio in Valbisagno. Un incontro pubblico dal titolo “Il futuro del trasporto pubblico in Valbisagno”, previsto per il 5 novembre alle 17,30 alla Sala conferenze Gau di piazza Suppini 4, a Struppa, al quale parteciperanno l,Onorevole Raffaella Paita in qualità di Presidente 9^ Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il sindaco Marco Bucci e Matteo Campora Assessore ai Trasporti, Mobilità Integrata, Ambiente, Rifiuti, Animali, Energia del Comune di Genova.

La mossa del cavallo come cavallo di Troia

Qualcuno ha voluto vederci le prove generali per la famigerata mossa del Cavallo suggerita dal senatore Carlo Rognoni con tanto di appoggio, alterno, esterno o interno alla coalizione del sindaco Marco Bucci. Tanto che i rumors di palazzo narrano degli uscenti di Italia Viva, Mauro Avvenente e Pietro Salemi, attenti a considerare una lista civica, ma senza simbolo di Italia Viva, in cui riproporsi come candidati di qualche peso per palazzo Tursi alleandosi con il centro destra che dovrebbe sostenere unito Marco Bucci.

Lista riformista o lista trasformista?

Lista riformista e senza simbolo, più un cavallo di Troia che una mossa del cavallo, per consentire a Marco Bucci di mantenere fra gli alleati anche gli amici di Fratelli d’Italia, il cui commissario Matteo Rosso, ha più volte avvertito il sindaco della non disponibilità del suo partito ad alleanze con Italia Viva.

Uno stratagemma per salvare anche ufficialmente la forma e impinguare in qualche modo i voti del sindaco uscente. Con il risultato, non secondario di consentire ad Avvenente e Salemi la possibilità di calcare anche per la prossima legislatura gli scranni della sala rossa di Palazzo Tursi. Il minimo, a meno di sempre possibili, nei confronti di alleati di prestigio, arrivo di deleghe. Dall’assessore al consigliere con delega. In modo da incrementare nuove alleanze e non disperdere i pezzi di un centro destra che a livello nazionale sta facendo registrare qualche incrinatura.

Possibili alternative

Mentre il centrosinistra continua a sfogliare la margherita dei possibili candidati civici, per giunta appartenenti al gentil sesso, lanciando qualche nome qua e là,  ricevendone, sempre e comunque gentili dinieghi. Con Toti che dopo aver cercato di arruolare sotto alla sua targa “ Coraggio Italia” l’amico Marco Bucci e ricevendone un altro gentile diniego pensa seriamente ad un possibile candidato alternativo esplorando il mondo dell’editoria.

Con altri rumors di corridoio che danno l’inossidabile Bucci nervosissimo e provato fra il doppio ruolo di Sindaco e Commissario in attesa della sua nuova barca a vela per salpare verso altri lidi, mantenendo esclusivamente  il ruolo di Commissario. Rumors che potrebbero trovare conferma solo dopo la pubblica discesa in campo dell’avversario – vittima o forse no – di turno. Al momento Bucci sarebbe la classica lepre a cui magari potrebbe subentrare il suo ex vicesindaco, l’avvocato Pietro Piciocchi, impegnatissimo in una sorta di campagna elettorale sulle grandi opere. E probabilmente non inviso alla Lega come possibile, probabile antagonista in grado di dragare voti nello zoccolo duro è troppo autonomo.

Perché alla fine come spiegavo all’inizio, da sinistra a destra e da destra a sinistra, mai come ora… come ebbe a scrivere il poeta: “così mi sembra, amico/ che in vecchie e calde idee/ tu sia avvolto e rassegnato/ e il ringhio è registrato”.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.