Il mondo visto da Disco club

musica

In vena di confidenze

Caro diario. Già, caro diario. L’articolo di stasera non potrebbe che cominciare così. Una sorta di confessione intima fra me e me – fra me e voi- per raccontare – per raccontarvi – come è incominciato il mio rapporto particolare con Disco club, negozio di musica, e molto altro, di fronte alla stazione Brignole. L’ indirizzo esatto, per la precisione, è, comunque, via San Vincenzo 20.
E risale a molti anni fa, anche se di dirvi quanti in maniera precisa proprio non ne sarei in grado. Facciamo fine anni Novanta o giù di lì.
Perché poi il rapporto con Disco club – almeno allora, ed ora, era, ed è ancora oggi cosi, almeno per me – non può che essere l’incontro/conflitto con il suo simpatico/dispotico titolare Giancarlo Balduzzi. In arte e per tutti semplicemente Gian.
Beh, quelli per me erano anni di forte impegno professionale ne “Il Corriere Mercantile”, anni in cui ero alla ricerca di un qualsiasi tipo di interesse comune per ristabilire un rapporto un po’ piu profondo con il mio primogenito quattordicenne, che – pensate, pensate – suonava la chitarra e cantava. Insomma faceva il front man – o così almeno pensavo io con il tipico orgoglio paterno – in una band di ragazzetti coetanei che ogni tanto si esibiva in pubblico. Tanto che io a sera inoltrata ogni tanto capitavo/piombavo furtivamente sul luogo del concerto. A dire il vero più per controllare la compagnia che per ascoltare la loro musica.

L’onomatopea degli AC/DC

Eppero’ mi resi istantaneamente conto che per stare la passo avrei dovuto almeno rinfrescare le mie conoscenze musicali. Mi ero fermato ai cantautori genovesi, da Paoli a De Andre’, passando per Tenco. Al folck di Bob Dylan, al pop dei Beatles e di Elton John, al rock aggressivo dei Rolling Stones, all’intimismo di Neil Young. Ai Santana e ai Led Zeppelin, ai Genedis e ai Pink Floyd. E citavo a memoria i versi delle canzoni di Francesco Guccini. Lui ascoltava Jeff Buckley, strizzava l’occhio al punk rock dei Clash, stravedeva per i Nirvana, gli Oasis, i Pearl Jam e i Take That. E poi c’erano gli AC/DC che solo a pronunciarli non mi evocavano nulla di buono.
Perciò, con un certo stupore mi resi conto che nel frattempo, durante il mio sonno/amnesia si era passati dal vinile al cd. E, insomma, il dispotico Gian mi ha salvato. Anche se non so se abbia capito sin da subito che il mio imperativo per stare al passo con i tempi, e soprattutto per trovare un terreno comune su cui riaprire un dialogo con mio figlio dovevo andare a ripetizione.
Il resto è stato impegno e piacere. Ed anche un buon orecchio, non solo per la musica, ma anche per tutte le conversazioni che intercettavo in negozio. Perché in quegli anni li’ è ancora oggi, almeno in epoca pre Covid, il negozio di Gian è stato una vera fucina. Di talenti, ma anche di conoscitori profondi del mondo musicale e di coloro che ascoltano musica per necessità. Per vivere, spesso come si consuma l’aria.

Quella mitica Stratocaster

Come è andata a finire. Mio figlio ha trentacinque anni e ha deposto la chitarra. Non canta più. Fa l’avvocato. Ma ha ancora la chitarra elettrica, la prima, e una Stratocaster riposta come una reliquia nel fondo dell’armadio. Chissà che ogni tanto non la riaccordi e provi un po’ a dilettarsi strimpellando. Ogni tanto parliamo di musica. E abbiamo ancora gusti diversi. Io sono diventato un consumatore seriale. Sono curioso e Gian mi definisce un onnivoro. Ogni tanto mi piace fare le mie scoperte. Per esempio anni fa Ed Sheeran. Giusto qualche anno fa Roberta Barabino, straordinaria cantautrice genovese.
Faccio parte del mondo di Disco Club e me ne vanto.
In pratica una tribù. E questa è la mia storia. A cui voglio soltanto aggiungere che Gian, il dispotico e a modo suo amabile Gian, è il figlio di un giornalista che scriveva proprio sul Mercantile e che si firmava Millo Balduzzi.

Il riconoscimento di Nick Hornby

E che grazie a Gian ho avuto l’avventura di conoscere, sempre nel suo negozio, e toccare con mano – noi fans siamo fatti così – lo scrittore Nick Hornby, l’autore di “Alta fedeltà” venuto a Genova nel 2002 e capitato da Disco club per rendersi conto personalmente se il film tratto dal suo libro avrebbe veramente potuto essere ambientato nel negozio di dischi genovese. E mio figlio non ha resistito. Ha una foto con lui, affissa, in camera sua. E Gian c’è l’ha fissa sulle pareti del negozio.
Insomma sono/siamo una bella tribù. Magari afflitti da una sorta di perversione e talvolta “fissati” come solo chi ama svisceratamente la musica sa esserlo. E naturalmente, Gian, nella sua infinita bontà ha affibbiato un soprannome ai personaggi. C’è il pluriespulso, u megu, Pio, l’uomo del Monte, il puzzone, Billy, il Biondo, Devid, il vigile Botto, Gigio, il cacciatore di autografi, il bambino degli Iron e tanti altri ancora.
Per molti anni, praticamente quasi fino alla chiusura del quotidiano Gian e molti suoi collaboratori hanno scritto settimanalmente, il giovedi’ una rubrica musicale, per il corriere Mercantile che conteneva le ultime novità in uscita ed aveva trovato molti affezionati lettori. 

Nel 2013 l prima edizione del Diario

E poi nel 2013 c’è stata la prima edizione del suo Diario che, come si racconta: “È cominciato quasi per scherzo il 13 febbraio 2013; in seguito pubblicato ogni sera sulla pagina Facebook del negozio. È diventato un appuntamento fisso e ha costretto Giancarlo ogni sera dopo cena alla tastiera del computer per i successivi 365 giorni”.
E così da Facebook al libro cartaceo il passo è stato breve. E siamo alla seconda edizione, riveduta corretta ed ampliata. Con tanto di foto dei clienti abituali. Ah, siccome siamo una bella combriccola, fra le foto ci sono anche io. E chissà se acquistando il libro “ Il mondo visto da Disco club” , un diario comunitario, pazientemente raccolto da Giancarlo Balduzzi, costo 22 euro, riuscirete a riconoscermi. Comunque vi do’ un indizio: sono quello camuffato. Un po’ uomo ragno un po’ uomo mascherato.
La mia storia non c’era e per questo ve l’ho riassunta poco sopra. Ma tanto dovevo a Gian che mi ha certo aiutato, lui è la sua musica, nel ristabilire un rapporto con il mio figliolo adolescente. Che di sa’ quanto sua delicato il passaggio alla pubertà.
E poi volevo suggerire quanto siano importanti i collaboratori di Gian. Fra tutti fondamentale – nessuno me ne voglia – Dario a cui l’autore ha dedicato un capitolo. E poi Danilo Di Termini, Marco Sideri, Antonio Vivaldi, Alberto Terrile e Alberto Diaspro.
Per concludere l’incipit: “ Una ragazzina, la vedo aggirarsi per il negoIo come un pesce fuor d’acqua. Allora le chiedo, “ Dimmi, cerchi qualcosa?”. Lei, sollevata: “Sì, l’ultimo in studio dei Pink Floyd”.
“È uscito 19 anni fa”.
“No, quello dell’anno scorso, Wish You Were Here”.
“Per quello devi raddoppiare trentotto anni fa”
“Ah, boh che ne so io, c’è l’hai?”
“E vuoi che non abbia l’ultimo dei Pink?Tieni”
Le faccio anche lo sconto, un po’ per la simpatia e un po’ perché spero che continui a prendere l’ultimo uscito l’anno scorso di… cesso’ Beatles, Led Zeppelin, Doors e così via”.
Poi una nota di merito: Durante il lockdown pur a negozio chiuso le  luci della vetrina sono state mantenute accese, un simbolo in qualche modo di resistenza.

Quei ragazzi giusti con i libri nella busta di Disco club

Infine la recensione speciale di Luca De Gennaro, disc jockey, critico musicale e conduttore radiofonico: “In questo negozio ho comprato i dischi fondamentali della mia gioventù. Era il punto di ritrovo degli amici a Genova ed è ancora uno dei migliori negozi d’Italia. Adesso come allora dietro alla cassa c’è Gainacarlo Balduzzi che ha raccontato il mondo visto da Disco Club Genova in un bel libro in forma di diario. Bravo Gian”.
E il commento di Luca Bizzarri: “Quando andavo a scuola quelli giusti i libri non li portavano nello zaino, ma nel sacchetto quadrato di Disco Club”.
….E una telefonata che la dice lunga sul tipo di clientela: “ Discooocluuuub”, “Ciao, senti volevo sapere se nel periodo della quarantena avete venduto qualcuno dei dischi che vi ho lasciato in conto vendita”, io, perplesso, “No, appunto, eravamo chiusi”, lui” Eh si’, immaginavo che non li avreste venduti. Ciao”, “???”.
Siamo così. Ma assicuro… non siamo cattivi, noi, tribù di Disco Club.
E ultima ma non ultima…. un’avvertenza… ai posteri. Non dite mai, non ditegli mai, a quell’amabile dispotico di Gian, che per caso in vetrina, fra un Cd ed un vinile, c’è un buco. Lo fareste veramente adirare. Anche quel falso dispotico di Gian.

Paolo De Totero

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Trentadue anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.