Comitati esclusi dal processo sul crollo del Morandi, il parere giuridico: si rischia un processo senza parti civili

L’avvocata Guarini: “Escludere il Comitato dei parenti delle vittime perchè non costituito prima dei fatti sembra cozzare con il diritto visto che agiva a tutela degli associati e non di interessi collettivi o di terzi”

Si è concluso il procedimento di ammissione delle parti civili al processo per il crollo del ponte Morandi. Su 500 richieste presentate ne sono state accolte circa un centinaio, tra cui quelle degli enti locali, Regione e Comune, e poi ministero e governo. Il giudice dell’udienza preliminare, Paola Faggioni, ha invece escluso dalle parti civili il comitato dei familiari delle vittime del ponte Morandi, saranno ammessi come parti civili solo singolarmente. Per il Gup il comitato non può essere ammesso per “carenza di legittimazione visto che è stato costituito dopo i fatti”.

Fivedabliu ha chiesto il parere su questa esclusione all’avvocata Alessandra Guarini, penalista che fa parte di un pool legale nazionale di avvocati, consulenti e investigatori esperti in incidenti ed eventi catastrofici di massa che ha seguito molti casi, fra cui il crollo della torre Piloti di Genova, il naufragio della Costa Concordia, l’incendio del traghetto Norman Atlantic, il disastro ferroviario del treno di Andria e la strage ferroviaria di Viareggio.

«La stretta sulla partecipazione delle associazioni nei processi è iniziata ormai da qualche tempo e qualcuno, in epoca non sospetta, sosteneva – profeticamente – che tale mutato clima giurisprudenziale fosse stato ispirato dalla necessità di arginare per tempo l’accesso delle parti civili proprio nel processo per le vittime del crollo del ponte Morandi. Oggi dobbiamo dare atto che quel malpensante forse non fosse del tutto un visionario. Il provvedimento di esclusione del Comitato dei parenti delle vittime del crollo del ponte Morandi desta non solo perplessità nella società civile ma sollecita riflessioni anche tra chi si occupa di diritto. Escludere il Comitato in quanto non costituito in epoca antecedente ai fatti pare cozzare prima di tutto con il buon senso, solo ove si consideri che fino a quel tragico 14 agosto nessuno aveva per così dire maturato lo status di ‘vittima’, e poi con il diritto, dal momento che il Comitato agiva a tutela dei diritti degli associati e non di interessi collettivi o di terzi. Proprio per questa semplice quanto efficace considerazione giuridica Il Tribunale di Grosseto aveva ammesso come parte civile un’associazione di soggetti danneggiati, ancorché costituita dopo il tragico naufragio della Costa Concordia, e prima ancora nel caso del crack della Parmalat avevano trovato ingresso nel processo associazioni di consumatori/vittime sorte postume rispetto alle condotte contestate. L’esclusione di un Comitato di vittime, oltreché discutibile sotto il profilo della legittimità, è per certi versi sconfortante perché fa rivivere la sensazione che vi sia una sotterranea volontà di dare corpo ad un orientamento giurisprudenziale “ostile” al ruolo della parte civile nel processo, soprattutto quando è un’associazione. Ad avvalorare il timore che associazioni e comitati finiranno per essere esuli senza patria sta l’ordinanza, recentissima, con cui l’associazione dei parenti delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio non è stata ammessa nel processo per il  disastro ferroviario di Pioltello in quanto “l’effettivo ambito di azione” dell’associazione era quello della “tutela del diritti delle vittime del disastro di Viareggio e dei loro familiari”. Il tutto per il momento, perché le associazioni escluse hanno presentato nuovamente l’atto di costituzione all’apertura del dibattimento cosa che auspicabilmente farà anche il Comitato ligure. Il rischio che si sta correndo è quello di forgiare un processo senza parti civili o meglio senza le associazioni e i comitati, che sono potenzialmente più attrezzati per affrontare il dibattito processuale e forse proprio per questo invisi secondo la logica delle dinamiche processuali».

Egle Possetti, presidente del Comitato ricordo Vittime ponte Morandi: «Ovviamente siamo molto dispiaciuti per questa decisione, speravamo nell’accettazione anche alla luce delle precedenti sentenze ma questo non rallenta la nostra azione collegiale e ovviamente agiremo nell’interesse comune anche come singoli parenti. Pensiamo che questa norma di legge nel caso della costituzione di comitati dei parenti costituiti ovviamente “post” debba essere modificata perché non ha nessuna logica perché è impossibile che uno si costituisca come comitato prima del reato».

Il Comitato Ricordo Vittime di Ponte Morandi ha organizzato, per giovedì 2 dicembre alle 17,30, un presidio davanti alla Prefettura di Genova a sostegno del disegno di legge che tutela le vittime dei disastri causati dall’incuria, come quello del 14 agosto 2018. Disegno di legge fondamentale per la memoria delle vittime per la tutela dei famigliari che viene richiesto sulla base di altre norme già esistenti per le vittime del terrorismo ed altre tragedie collettive. Questa norma di legge dovrà avere validità anche per tutte le altre future stragi che potrebbero interessare il patrimonio pubblico.

Giulia Danieli

CONDIVIDI
Giulia Danieli

Svolgo attività di collaborazione giornalistica per RSI, la Radiotelevisione Svizzera Italiana, e ho partecipato alla redazione e alla produzione dei servizi documentaristici sul crollo del ponte Morandi (“43-Il ponte spezzato”) e sulla truffa dei falsi Modigliani (“Il giallo Modigliani”), entrambi andati in onda su Falò, magazine settimanale di informazione e approfondimento di RSI. Collaboro con vari quotidiani digitali sui temi sanità, salute, ambiente e diritti civili. Ho collaborato per il quotidiano Il Secolo XIX.