A.A.A. Antagonista, disperatamente cercasi

L’insofferenza dell’uomo solo al comando

Scalpita. Scalpita e… provoca. Attaccando, come di costume. Insofferente alle ragioni, per lui troppo raffinate e articolate, della politica. Da manager, da soggetto del fare, da uomo solo al comando. Rimescolando, stravolgendo, reinterpretando, accusando, ancora una volta, eventuali detrattori e i loro ragionamenti – quelli dell’opposizione e quelli più cauti e al coperto del “fuoco amico” – di voler strumentalizzare, finendo per apparire  lui stesso strumentale a sua volta. Trito e ritrito, ribadendo le ragioni dell’ovvio e quanto detto, magari più succintamente in consiglio comunale o durante i vari pellegrinaggi – elettorali e non – con il suo presenzialismo minuzioso e nel corso di eventuali interviste ai giornali. Carta stampata, tv locali, siti o testate on line. Interviste lunghe, lunghissime, a tutto campo. In cui spesso si fa il bilancio, preventivo e consuntivo di questo ciclo amministrativo che dovrebbe volgere al termine. Eppure finiscono per lasciare, almeno un po’, l’impressione fastidiosa che la domanda successiva, quella che magari metterebbe alle corde e all’angolo l’uomo del fare e delle semplificazioni, l’uomo/ sindaco/ commissario del ponte, quell’uomo solo al comando che va per  le spicce e gode, per reputazione, di essere particolarmente insofferente a chi va troppo per le lunghe e  della nomea di avere un pessimo carattere, non voglia – o addirittura non debba – essere fatta. Destinata a rimanere per sempre in canna.

E l’intervista, pur articolata, finisce per dare l’impressione, quasi di una excusatio non petita, o peggio di una serie di domande e risposte preparate. E calibrate ad arte. In cui il sindaco, che comunque ha ben presente di essere in scadenza, e pur godendo largamente di tutti i vantaggi del pronostico, si dedica in maniera certosina a controbattere e cercare di smantellare tutte le ultime accuse lanciate alla sua giunta dall’opposizione. In sintesi quelle di essere un cementificatore e un “markettaro” – inteso come uomo che crede nei consumi e nei supermercati ma non solo – insieme al rilievo di essere debole contro i poteri forti degli imprenditori che potrebbero aver sostenuto in qualche modo, in maniera trasparente oppure no, la sua campagna elettorale. Rilanciando, contraccusando , ed attaccando.

Opposizione sotto casa

All’opposizione manca una idea di città”, spiega in estrema sintesi, riproponendo la vecchia storia del suo ufficio sempre aperto e della mancata collaborazione, in fatto di proposte ed idee, degli avversari. Insomma il sindaco di tutti, tradito dal settarismo, di chi non accetterebbe il confronto e il contraddittorio. Di più un sindaco  soprannominato demolition  man e accusato di essere un cementificatore, con la sua vision che privilegia privati e  costruttori, che ribatte con cifre architettoniche suggerite, non a caso, da professionisti più o meno amici. Ed ancora quella teoria basata sulla vivibilità e sul benessere della cittadinanza basata sulla capacità di consumo e sulla potenziale offerta della grande distribuzione.

“Modello Gotham city”

Concetti semplici e soprattutto tangibili. Con successiva e tempestiva e furiosa risposta dei gruppi dell’opposizione, dal Pd al gruppo di Gianni Crivello ai pentastellati, che marchiano il modello Genova della vision del sindaco Marco Bucci come il “modello Gotham city”. Tanto che è plausibile che, dopo il “Draghi al pesto”, possa magari spuntare anche un “Pinguino”, alias Oswald Chesterfield Cobblepot, della fortunata serie televisiva giunta alla quinta stagione, basata su personaggi di contorno della comics di Batman. Ed eventuale seguito con il  capogruppo del Pd Alessandro Terrile nei panni di Batman, la collega Cristina Lodi in quelli di Wonder Woman, il Cinquestelle Luca Pirondini  alias Flash e, ovviamente, Gianni Crivello, il capo dell’opposizione con il costume alato di Superman.

Fibrillazione a Ghotam City

Il tutto sintomo di grande fibrillazione sotto al cielo plumbeo di Gotham City. In una città che anche al di fuori dalla politica mostra qualche urgente segnale di declino, tra nuovi proprietari e presidenti nei guai delle due massime squadre di calcio cittadine.

Prendete ancora la politica, con un presidente della Regione per anni portavoce  di Silvio Berlusconi, che, confermato, strizza l’occhio a Salvini e alla Meloni, abbandona l’antica casa fonda “Cambiamo” e si mette in proprio, partecipa alle elezioni con risultati risibili, torna a più miti consigli, si rimette nuovamente in proprio confonda “Coraggio Italia”, medita di assorbire l’aria moderata degli antichi alleati di Lega e Fratelli d’Italia e flirta apertamente con Matteo Renzi di Italia Viva.

Che confusione, direbbe qualche antico osservatore. Insomma quanta fluidità nel momento in cui le vecchie ideologie dei partiti, probabilmente uccise dal populismo imperante, non esistono più in una infinita smartevolezza asservita dall’esigenza di semplificazione.

E probabilmente proprio questo clima di fibrillazione, che a mio modesto parere traspare anche nell’ultima intervista del Sindaco, potrebbe essere causata da quell’attesa infinita a cui è stato sottoposto, da questi tempi in avanti, del nome del possibile, probabile papabile antagonista.

Perché, paradossalmente, qualora la figura dell’avversario venisse palesata, l’uomo solo al comando potrebbe finalmente contare su un riferimento in carne e ossa e non un semplice ologramma, o peggio un identikit. Perché il rischio di confrontarsi con un ologramma, o peggio…. con un identikit, volenti o nolenti, risulta quello di idealizzarlo. Se non in positivo in negativo. Riducendolo quasi ad una macchietta.

Del tutto comprensibile quindi questa fibrillazione sotto ai cieli plumbei.

Dai funghi alla chat

Sino a che da quel mortorio dell’altra parte della barricata in cui si dibatte di nomi e personaggi sacrificati e bruciati man mano che vengono resi pubblici e di eventuali primarie. Nella cosiddetta sinistra in cui le eventuali primarie vengono subito messe al bando e il giorno dopo recuperate. In una opposizione divisa se far quadrato con i CinqueStelle come per le precedenti sfortunate elezioni regionali in cui vennero pagati a caro prezzo veti, esitazioni e temporeggiamenti sul nome di Ferruccio Sansa, spunta un lampo di luce.

E, dopo la pioggia e il sereno, ecco far capolino un prelibato porcino, anzi un ovolo…. sempre che non si tratti di un’amanita muscaria. Particolarmente tossica.

Tutto sotto forma di una chat whatsapp che risponde al nome di “vasta Liguria”, il cui ideatore spiega (con riferimento alla celebre frase di De Gaulle sul “ vaste programme”: eliminare tutti i cretini, dalla, Francia”. Insomma, Francia o Liguria, una mission veramente tosta. Anche se l’ideatore risponde al nome di Claudio Burlando, ex vicesindaco, ex sindaco, ex ministro ai trasporti ex governatore in Regione per due mandati, prima dell’avvento del Toti e del Totibis. Renziano e scopritore di talenti come Raffaella Paita, che, almeno nelle intenzioni avrebbe dovuto succedergli in via Fieschi. Ma poi, andò come tutti sappiamo.

E comunque in un’area naturalmente depressa come quella della locale sinistra la nuova performance dell’ex governatore, dopo essere stato tirato qualche settimana fa per la giacca dagli imprenditori portuali ha creato tante voci e qualche risicata o rosicata speranza. Anche se c’è stato chi, come Marco Preve, autorevole giornalista de “La Repubblica”, amico e collega di Ferruccio Sansa – con lui autore di un libro sulle cementificazioni favorite da Burlando in Liguria – è subito salito sulle barricate con un post sulla sua pagina social: “Porto, candidato sindaco, pranzi su yacht con mozzo al seguito, strategie regionali: nel vuoto di leadership generazionale oggi è chiaro chi comanda nel Pd ligure”. Con tanto di foto, pensate un po’, dell’articolo comparso sul giornale concorrente “Il Secolo XIX “ con il titolo: “Dalla mega chat all’assemblea dei “Vasti”. Il ritorno di Burlando che agita la politica”.

Se ci fosse stato ancora lui, caro lei

Con tanto di replica dell’ex assessore della giunta di Adriano Sansa, Roberta Morgano, poi renziana di ferro: “ È talmente fuori pista nelle sue considerazioni che non riesce neppure ad intravvedere la realtà: se a comandare nel Pd ligure fosse la persona a cui Lei allude, certo non si sarebbe optato per Sansa candidato presidente della Regione”. E pietra tombale del collega Marcello Zinola alla polemica incandescente fra Preve e la Morgano: “Burlando, piaccia o no, rimane l’ultimo politico che ha avuto pcidspdspd. Altro non è stato prodotto. Insomma scorie della politica che fu, anche se, come si diceva… a volte ritornano.

Segno evidente di un rinnovato appeal verso la politica e della politica verso gli imprenditori, portuali e dell’edilizia. Perché dal ponte in avanti c’è il progetto Genova portato ad esempio da Matteo Salvini, ma non soltanto… e non soltanto per il ponte ricostruito. E ci sono capitali in arrivo, non solo europei e il completamento o l’inizio dei lavori per porto e infrastrutture.

E poi, Italia Viva o no, centrodestra o centrodestra/destra, centrosinistra/destra, c’è tutto un nuovo interesse verso l’ala moderata, che in fondo dei conti, alle prossime elezioni amministrative sarà quella che andrà a votare, anche in vista delle prossime politiche dell’anno dopo.

E Burlando, stanco di andare per funghi…. ( e comunque non è più la stagione ora esce allo scoperto con la sua chat. “per carità -assicura- non sarà come “Il Maestrale””, fondazione per dragare fondi degli imprenditori per sovvenzionare le campagne  elettorali passate e a venire) torna a manifestarsi con una riunione dei suoi duecento accoliti di chat ma non solo, una giornata di condivisione e analisi politica che si terrà sabato nella sala CAP – luogo storico per la sinistra cittadina – . Il programma sembra quello di una conventino anche se Burlando assicura che non vuole essere una riunione di una nuova corrente del Pd. E qualcuno malignamente obietta sul nome della chat…. “più che vasta Liguria…. De vasta Liguria, o ancora meglio De vasta Italia Viva”.

E comunque, tanto per restare in tema Pd dei rappresentanti del partito democratico partecipanti alla chat c’è ne è per tutti i gusti. Dal capogruppo regionale Pippo Rossetti, all’ex assessore della giunta Burlando, allora uomo della sinistra Enrico Vesco, Giovanni Lunardon, Armando Sanna e il giovane Federico Romeo. Solo per fare alcuni nomi di politici. E ancora l’architetto, autore dei testi di Maurizio Crozza, Vittorio Grattarola e il collega Gian Poggi da sempre fedelissimi di Burlando.

Sia chiaro che non è una corrente. Anche se , come si dice…excusatio non petita, con tutto quello che segue.

Il drugo di Ghotam City

E insomma è logico e naturale che una simile ipotetica discesa in campo almeno un qualche tipo di fibrillazione nella controparte abbia finito per crearla, nonostante il sindaco uscente, dopo qualche episodio in cui ha denunciato una certa stanchezza, con la riappacificazione con l’antico sodale Giovanni Toti e, soprattutto, dopo l’ascesa sul palco della Leopolda ed abbraccio con Matteo Renzi parrebbe essersi rinfrancato.

Legittimamente scalpita per conoscere il nome dell’avversario e al contrario, pur godendo di tutti i favori del pronostico la lunga attesa potrebbe finire per logorarlo. Anche perché i rumors, sempre più incalzanti, riferiscono di un piano b. Magari pura fantapolitica, però è giusto renderne partecipi i lettori. Insomma dopo aver portato avanti la campagna elettorale ancora per qualche mese Marco Bucci potrebbe farsi da parte a favore del suo principale assessore di riferimento, Pietro Piciocchi. Adducendo problemi di salute o di logoramento e pensando al ruolo di commissario o alle successive politiche. Troppo faticoso è rischioso il ruolo di sindaco. Ancora di più, magari per problemi di ricordi e di incompatibilità quello doppio di sindaco e commissario. Meglio lasciare ad un collega più giovane, magari meno inviso a qualche frangia del centrodestra per non aver flirtato con il Renzi di Italia Viva sul palco della Leopolda, e concentrarsi sulle prossime politiche.

Tanto poi in qualche modo gli uomini locali di Italia Viva decideranno il modo in cui partecipare autonomamente, magari rinunciando al simbolo per correre con il centro destra all’interno di una lista civica, trattando qualche futuro assessorato. O magari recuperati dal piano b del centrosinistradidestra che si rivolgerà ancora una volta a moderato di centro e imprenditori.

È la politica, signori, l’arte del compromesso. Più che un Draghi al pesto, un altro “Drugo” al pesto. Con tanti saluti a tutti quelli, politici inclusi, che blaterano contro bullismo e hater da social.

Paolo De Totero

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