Concordia, a dieci anni dal naufragio rimane indelebile la frase: “Schettino è un ordine, torni a bordo, cazzo!”

“A dritta, altrimenti andiamo sugli scogli”.

Sono le 21 e 43 del 13 gennaio 2012 quando il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino sul ponte di comando, dice al timoniere Jacob Rusli Bin, mentre la nave sta andando alla velocità di 16 nodi verso la costa dell’Isola del Giglio, con lo scopo di fare “l’inchino” all’isola, “A dritta, altrimenti andiamo sugli scogli”
Alle 21:45’:07”, il transatlantico da crociera con 4229 persone a bordo tra passeggeri e membri dell’equipaggio, naufraga su uno  scoglio del gruppo Le Scole.

Schettino, da abbronzato e rampante comandante, diventa improvvisamente il simbolo di tutti i naufragi e non solo in tema nautico. Capitani d’impresa che, una volta falliti per investimenti sbagliati diventano lo “Schettino” della situazione. O Sindaci, chiamati “Schettino” perchè con decisioni scellerate portano all’affondamento, morale o materiale, di una città.

Gregorio De Falco

Senza considerare la frase del Capitano Gregorio De Falco, l’ufficiale che la sera di quel tragico 13 gennaio era al comando della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno, che fece poi  il giro del mondo: “Schettino e’ un ordine, torni a bordo, cazzo!”.  Ma lo scambio telefonico quella notte fu ancora piu’ drammatico. Quando dalla sala comando della capitaneria viene accertato che Schettino non è più a bordo, De Falco avverte: “Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io le faccio passare l’anima dei guai”.

Ma De Falco intima anche a Schettino: “Vada a bordo, è un ordine. Lei non deve fare altre valutazioni, ha dichiarato l’abbandono nave, adesso comando io, lei vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri”. Ordine disatteso da Schettino che a bordo non ritorno mai più.

L’arresto di Schettino

Poche ore dopo il disastro, il comandante Schettino viene arrestato con l’accusa di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave. La Concordia, arenata, e’ stata recuperata attraverso l’impresa titanica del rigalleggiamento. Al Giglio 500 persone di 26 nazioni hanno lavorato per mesi per il progetto “parbuckling”, che ha consentito la rotazione della Concordia di 65 gradi, al fine di poterla trasportare verso il porto di Genova per lo smantellamento. Anche questa volta con i riflettori del mondo puntati sull’Italia, il raddrizzamento del colosso di oltre 114 mila tonnellate di stazza lorda, 290 metri di lunghezza e 36 di larghezza, 70 metri di altezza, 13 ponti, e il successivo traino via mare con rimorchiatori oceanici.

Il ritrovamento di Russel Rebello

Il rientro a Genova della Concordia fu un misto tra la soddisfazione di aver compiuto un’impresa epica, e la mesta tristezza di un grande guscio di ferro trainato dai rimorchiatori nel porto di Voltri, dove la neve fu smantellata. E li, il 3 novembre 2014, nella cabina n° 8, fu anche ritrovato il corpo di   Russel Rebello, l’ultima vittima della Concordia. Il cameriere indiano nato a Mumbay che sognava di fare lo chef, è morto in divisa correndo su e giù per i ponti della nave, cercando di aiutare i passeggeri in preda al panico che non riuscivano più a salire sulle scialuppe quando la nave si è piegata su un fianco.

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