Il senso del pudore e quello del potere

No Berlusconi no party

Tranquillizzatevi, perché nonostante il titolo del tutto apparentemente – oppure no – potrebbe, pur nella sua approssimativa incoerenza, adattarsi benissimo al caso, non intendo affatto alimentare la fiumana di parole sulla possibile, anzi improbabile, ascesa al colle del fu Telecavaliere, costruttore di Milano 2, fondatore della Tv generalista, già pluri presidente del Consiglio, ex padre padrone del Milan stellare, l’imprenditore operaio che si fece politico concependo Forza Italia. E ancora l’uomo di Arcore, delle ville San Martino e Bonomi a Paraggi, il barzellettiere della nipotina di Mubarak del Bunga Bunga e delle Olgettine.

Un post “divisivo”

Su quell’argomento ho già dato sul mio profilo personale con un solo post. Una foto del Nostro pronto a giurare nel probabile ruolo di presidente della Repubblica impegnandosi a difendere la… prostituzione. Foto che mi sono limitato a condividere dalla rete commentandola con un lapidario: “ DETTAGLI…. Ovvero: Dio è nei dettagli”.

I sentinelli

Condivisione che mi è subito costato l’intervento nei commenti di alcuni amici annoverabili fra i “sentinelli” del centro destra che hanno sottolineato ed esternato subito la battuta “volgarotta” o la paura della sinistra. Senza se e senza ma sull’operazione scoiattolo e su Vittorio Sgarbi centralinista. Tra “meno male che Silvio c’è” e “Silvio ci manchi”.
Senza magari riflettere più di tanto sulla possibile estensione del termine prostituzione in cui magari viene a mancare la prestazione sessuale. Resta lo scambio con carattere abituale a scopo di lucro. Il fare marchette, insomma. O la “marchetta”.
Termine ormai in voga tanto in politica quanto nel giornalismo, televisivo e non. E c’è persino, fra i consiglieri comunali, di maggioranza chi utilizza il suo sito istituzionale per lanciare corsetterie e palestre.
Insomma una auto promozione o un aiutino non si nega proprio a nessuno. Specie in questo periodo che ci avvicina, inderogabilmente, settimana dopo settimana, al momento del voto per le prossime amministrative per il rinnovo del sindaco, della sua giunta e del consiglio comunale.

Genova meravigliosa fra slogan ed ec…cessi

Capita, comunque, di incappare in una polemica saporita per quanto involontario fra le chat politiche. Polemica con tanto di battute rispedite fermamente al mittente e scuse ed excusatio non petita che poi fa rima con accusatio manifesta.
Il tutto nasce da un post che compare sul profilo personale del mio amico Facebook Giuseppe Vittorio Piccini coordinatore Macroregione Nord Ovest e segretario regionale della Liguria del Nuovo Psi. Un post che, al contrario dei proclami sulla presunta #GenovaMeravigliosa da spacciare ai turisti prende in esame una toilette a dir poco indecorosa nel visitatissimo palazzo Bianco.
Raccontava  Piccini nel suo post di qualche giorno fa: “Oggi ho scoperto che, nel grigiore dormiente di una Genova domenicale, in via Garibaldi esiste un Museo all’altezza di una Genova Meravigliosa  (l’altro è chiuso): Palazzo Bianco. La sorpresa più sconvolgente è che la domenica il Museo è gratuito per i residenti. Mi sono vergognato ad essere l’unico in Città a non esserne edotto e ad essere arrivato ultimo. Il Museo era deserto. Evidentemente tutti i genovesi lo hanno già visitato. Nei pressi del “Cannone” di Paganini le toilettes. Non sono un fatto culturale ma l’immagine della Città, suvvia. Speriamo che il PNRR ci porti tanto da mettere l’asse e sostituire lo sciacquone”.
E sin qui l’ironia tagliente di Piccini corredata dalle foto d’esterno e di interno in cui spiccano servizi indecorosi con tanto di istruzioni per l’eventuale uso vergati su fogli attaccati alla parete con nastro adesivo. In italiano e… in inglese: “Tirare la corda per scaricare l’acqua”, “Pull the string to drain the water”. Ineccepibile. Specie per una città, quella #GenovaMeravigliosa il cui sindaco non ha mai celato le sue ambizioni di rilancio turistico. Fra un maxiscivolo in via Venti Settembre e una Ocean Race.

L’incidente diplomatico

Accade, però che il testo per intero del post di Piccini venga fatto suo da Genova 3000 sito di informazione politica e non ruspante. Compare un articolo dal titolo: “A palazzo Bianco wc senza tavoletta e sciacquone con lo spago il reportage di Piccini” che l’autore dello scritto conclude sarcasticamente: “Candidato ma non eletto alle comunali 2017, allora si presentò con Forza Italia, Piccini, evidentemente, è già in campagna elettorale e l’ha avviata dai bagni di palazzo Bianco”.
Piccini condivide l’articolo sul suo profilo e, sarcasmo per sarcasmo, chiosa per introdurlo: “Genova 3000 scambia il gabinetto di Palazzo Bianco con il gabinetto del sindaco (anche se sono fisicamente nello stesso edificio ).
Finita lì? Ma nemmeno per sogno. Perché il post viene condiviso sulla chat politica a cui partecipano oltre al sindaco molti suoi sostenitori.
E scoppia l’incidente. Perché Piccini sottolinea ironicamente il concetto del gabinetto del sindaco che si trova fisicamente nello stesso edificio (Palazzo Bianco) e la confusione dell’articolista. E Giancarlo Vinacci ex assessore della prima giunta Bucci “fatto fuori” insieme ad Elisa Serafini ci mette del suo, magari togliendosi qualche sassolino dalle scarpe, commentando “anche il contenuto”.

Vecchie ruggini e nuove liste

E magari qualcuno avrà voluto intendere che solitamente in un cesso in cui lo sciacquone funziona così e così qualche cosa resta a galla.
E poi i rapporti dopo l’esclusione dalla giunta non sono mai ritornati alla primitiva cordialità. Tanto che il dottor Alberto Zangrillo, amico di vecchia data proprio di Vinacci, medico di Berlusconi e fresco presidente del Genoa, poco dopo il “defenestramento” se ne è persino andato dal novero dei saggi di Bucci. Pur senza sbattere la porta. E poi recentemente proprio Vinacci e il suo”think tank” hanno fatto sapere di essere pronti a scendere in campo con una lista in alternativa a Bucci, con qualche strizzatina d’occhio al centro moderato e ad Italia Viva.

E perciò la risposta è secca. Interviene lo stesso Marco Bucci stizzito: “Caro Vinacci, Le battute sono lo specchio di chi le fa… Non ti ha fatto molto onore, comunque mi sono divertito😜😂”.

Piccini comprendendo che cosa ha scatenato tenta di fare da paciere e commenta dopo gli emoticon più o meno sorridenti di Monica Magnani e Nadio Tiezzi: “Mi spiace che si siano creati malintesi è una gara di sorrisi. La battuta non appartiene a Vinacci ma a me. Era una mia risposta, e così l’ha interpretata Vinacci, agli amici di Genova 3000 che hanno ipotizzato una mia campagna elettorale a base di water contro il sindaco.

Ci siamo chiariti e l’articolo è stato da loro modificato. Il post era sul gabinetto di palazzo Bianco e  non sul gabinetto del sindaco”. Infine Vinacci interviene cercando di scegliere del tutto la tensione: “Grazie Giuseppe Vittorio Piccini. L’intento della mia battuta era esclusivamente goliardico e chi mi conosce ben sa che non è assolutamente nella mia natura offendere chicchessia. Pertanto, in via estensiva, mi scuso per tutti”.

Un’ incomprensione, insomma, dovuta al momento caldo pre elettorale. Mentre qualcuno fa circolare la voce di qualche richiesta di pubblicità elettorale non raccolta che ha scatenato l’eccessiva verve satirica sullo scambio di gabinetti.
Insomma il senso di certa politica, riconducibile, vedi il manifesto di “Silvio c’è, e meno male” se non alla prostituzione, almeno alle marchette.
Perché poi dalla corsetteria alle palestre, sino alla solidarietà ai malati reclusi negli ospedali in campagna elettorale tutto viene sdoganato è tutto finisce per essere concesso. E in mancanza di senso del pudore si scatena quello di potere.

Solidarietà pelosa

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere il post sconvolgente della congiunta di una malata ricoverata al San Martino per un’ischemia sul gruppo Genova contro il degrado. La donna angosciata chiedeva aiuto perché da qualche giorno non riusciva ad avere più notizie della madre. Mi ha tanto prostrato che l’ho condiviso sul mio profilo: “Lo so che forse c’entra poco con il tema del gruppo. Intitolerei il post “che ne è stato di mia madre?”

L’altro ieri viene ricoverata al p.s. San Martino per una sospetta ischemia. La mamma è cosciente e riesce pure da là dentro a scriverci con whatsapp o chiamarci con vice confusa e debole. Nessuno ci da’ notizie di lei per 25 ore. Naturalmente riceviamo una chiamata da una dottoressa (?) Molto scazzata che dice che la situazione non è niente di eclatante, di non portare cambi per non intasare le barelle, ecc. . Abbiamo fatto presente che la mamma per il problema insorto non riesce a deglutire e di idratarla. Lei risponde che lo sapranno quelli che la seguono e che si attende un letto in neurologia. Ieri, sabato verso le  18 perdiamo ogni contatto con lei. Telefono scarico o spento. In serata mio cognato si presenta al p.s. chiedendo almeno di caricare il telefono. Gli dicono di sì. Il telefono non viene mai acceso. Altra notte in bianco. Stamattina ci rechiamo di nuovo lì. Una persona gentile della reception va ad informarsi. Sparisce mezz’ora. Quando torna dice che il telefono è in carica ma che mia madre non è in grado di rispondere. Significato? Non può dirci altro. Finalmente poco fa chiama un medico.

Mia madre è Viva ma ha avuto una notte agitata e hanno dovuto legarla. Facciamo presente che non potendo deglutire si disidrata. Ha preso nota della cosa dicendo che allora le fa mettere una flebo per idratarla e che abbiamo fatto bene a dirlo. Ma lei è entrata lì due giorni fa, non si sono accorti che non beveva?

Siamo messi così. Sto solo aspettando che ci chiamino per dire che è morta. Scusate lo sfogo ma la disperazione è alle stelle. Possibile che non ci sia nessuno che si prenda cura delle persone e tolga un po’ di disperazione ai parenti?. Chiedo aiuto se c’è qualcuno che ha conoscenze e contatti. Non esistono solo i malati Covid, noi figlie siamo disperate. Se entro oggi non la trasferiscono andremo dai carabinieri a fare un esposto. Non sappiamo che altro fare”.

Quelle foto al capezzale dei malati

E poi magari capita persino che magari quella che si vorrebbe far apparire come autentica solidarietà finisca in qualche modo per sembrare solidarietà pelosa con fini speculativi. Il sindaco Marco Bucci spiega sulla sua bacheca istituzionale: “ Sono tornato al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, diretto dal professor Paolo Cremonesi – per salutare i pazienti ricoverati a causa Covid19 e per ringraziare e incoraggiare tutto il personale del reparto a proseguire con tenacia e professionalità l’importante lavoro che stanno svolgendo per la comunità genovese. Il Covid  non è un ricordo del recente passato, è un virus ancora molto presente tra noi i cui effetti possono essere sensibilmente ridotti o annullati se prenderemo tutti la decisione di vaccinarci: unica reale arma che abbiamo a disposizione per recuperare questo momento critico! Rinnovo il mio appello ai genovesi affinché si comportino con responsabilità adottando tutte le misure precauzionali che sono richieste per evitare il dilagare dei contagi”.

E vabbè di fronte al diffondersi nuovamente della pandemia ci sta persino l’accorato appello del sindaco. Del resto ci sta anche che inauguri la domenica portando un po’ di solidarietà agli operatori del Galliera e ai malati Covi dell’ospedale che si trova a due passi da casa sua. E passi ancora la foto di gruppo con gli operatori sanitari .Quello che lascia perplessi, almeno un po’ gli osservatori, di parte e non, sono quelle foto che condivide sul suo post, barda di tutto punto con cappuccio, mascherina e tuta antivirale con tanto di scritta a pennarello “Marco Bucci” sul petto, tendendo la mano a un paziente Covid, al bordo del suo letto. Praticamente l’unico con quella scritta.

Campagna elettorale in corsia

Tanto che Edoardo Marangoni, segretario del Pd della Foce e consigliere dell’ ottavo municipio, quello del Medio Levante lo attacca in un post sul suo profilo

“Manca solo il simbolo del partito Sindaco!
“Che faccia Gigia, diceva Govi”

Tuta bianca anti-contagio, mascherina e visiera, “Marco Bucci” scritto a pennarello sul petto: il sindaco è pronto per farsi qualche selfie ed essere ritratto in reparto con i pazienti del Galliera.

A causa dell’emergenza sanitaria, per interminabili mesi i parenti non hanno potuto visitare i propri cari in ospedale, affidandosi a notizie telefoniche, guardando la nascita di un figlio dall’iPad, apprendendo della scomparsa di un familiare attraverso la telefonata di un medico.

Ma al Sindaco-Doge tutto è concesso, per lui e il codazzo di fotografi le porte dell’ospedale si spalancano e può trascorrere ore girovagando per il Galliera e facendosi immortalare insieme ai pazienti.

È una vergogna conforme con l’arroganza a cui Bucci ci ha abituati.

Il Sindaco dovrebbe chiedere scusa subito per questo atteggiamento in sprezzo alle regole cui ogni cittadino è soggetto e che hanno tenuto lontane intere famiglie, costrette ad affrontare la degenza in ospedale a distanza, spesso senza avere notizie o informazioni sullo stato di salute di chi era ricoverato.

Il ruolo del Sindaco non può essere ricoperto da una persona che agisce sopra le regole, ma da chi per primo le rispetta ed è buon esempio per i concittadini”.

Dall’ospedale fanno sapere che pur in favore di obiettivo il sindaco che forse poteva portare la propria solidarietà in forma privata sia a pazienti che operatori, non aveva portato con se ne’ codazzi di fotografi ne il nutrito staff della comunicazione. Anche se qualcuno si deve essere pur prestato agli scatti di rito.

Epperò lo stesso concetto dell’apparenza più importante della sostanza viene ripreso e ampliato dalla combattiva Antonella Marras con un suo post: “La visita ai pazienti Covid con tuta e nome in favore di telecamere è figlia di un modello per cui apparire è più importante di essere, degna di chi vogliono proporre come uno specchietto per le allodole al Quirinale. Questa è la differenza tra chi si impegna per il bene comune e chi invece favorisce interessi e profitti di pochi, tra individualismo e collettivismo, tra chi riduce tutto a spettacolo e chi lotta per i diritti civili ambientali”.

E tutto torna, come per incanto. Dal titolo giocato fra senso del pudore e senso del potere alla corsa per il Quirinale a quel post in cui Berlusconi giura di difendere la…. prostituzione”, alle marchette, più o meno elettorali, ai cessi e agli eccessi, con tanto di galleggiamenti.
Proprio come chiosavo. Proprio così: dettagli. Ovvero: Dio è proprio nei dettagli.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.